Tutto il dramma della dipendenza da smartphone

dipendenza da smartphone

È venerdì notte. Di nuovo. Il letto ti attende con le sue morbide coperte e l’orario che compare sull’orologio accanto al PC ti suggerisce di andartene a letto. La giornata lavorativa è stata decisamente troppo lunga, di quelle che fortunatamente capitano solo una volta ogni tanto ma che, nonostante la fatica accumulata, ti permettono di rientrare a casa con il sorriso sulle labbra (e con due occhiaie da far invidia allo Zio Fester). Vorresti dormire, davvero, ma hai bisogno di qualcosa da infilare tra le scariche di adrenalina e la visita a Morfeo, così fai la cosa più sbagliata dell’universo: ti infili sotto le lenzuola, trovi una posizione comoda, allunghi la mano sul comodino e, in pochi attimi, vieni avvolto da una luce accecante che ti perfora entrambe le retine. Ti sei nuovamente dimenticato di abbassare la luminosità dello smartphone! Con l’espressione di un orientale sofferente, passi automaticamente il dito sul bordo superiore dello schermo, cercando di riacquistare la vista.

Quel briciolo di sonno è ormai andato a farsi benedire, ma tanto – nonostante il crollo fisico imminente – sai che ti meriti un po’ di tranquillità. E tu, furbescamente, apri Facebook. Poche scrollate cariche di buongiornissimi, notizie farlocche, foto con Rey Mysterio che (a quanto pare) cita Platone e tantissima indignazione ti innervosiscono quel tanto che basta per rovinarti il resto della nottata. Fortunatamente si tratta di pochi minuti, ma sono più che sufficienti per convincerti che è giunto il momento di fare una bella pulizia contatti. Sì, l’hai pensato veramente. E sì, ciò ti rende vecchio.

dipendenza da smartphoneCon la desolazione nel cuore torni nel menù principale dello smartphone e premi su quella freccetta bianca su sfondo rosso che sicuramente riuscirà a offrirti qualche attimo di tranquillità. Dati i tuoi interessi ti spuntano decine di video che riguardano i videogiochi. Ne apri uno. Un tizio comincia a urlare e a parlare talmente veloce che non capisci cosa stia accadendo al Continuum Spazio Temporale. Poi comprendi che, semplicemente, dal video sono state tagliate tutte le pause tra una frase e l’altra. Anche quelle di un quarto di secondo in cui, solitamente, si respira. Inizi a comprendere i motivi per cui la punteggiatura stia diventando qualcosa di così oscuro nel mondo, e al contempo cerchi di capire cosa spinge qualcuno ad effettuare un lavoro di taglia e cuci così mastodontico. Il ragazzo urla di nuovo. Veloce come il vento premi il bottone virtuale per tornare nel menù principale di YouTube, ma la tecnologia questa volta di ha fregato: il video non si chiude, ma viene ridotto in finestra in un angolo. Il tizio grida. Premi qualsiasi cosa pur di cessare la sofferenza. Ora sono due i tizi a gridare.

È giunto il momento di fare una bella pulizia contatti. Sì, l’hai pensato veramente. E sì, ciò ti rende vecchio.

Il menù principale dello smartphone è la tua ancora di salvezza. Apri la lista della applicazioni in cerca della risposta alle tue domande, pur non avendone nessuna nella testa. Cerchi di capire che cosa stia a significare quella buffa icona che rappresenta un Petauro dello Zucchero armato di AK-47 ma, dubitante delle tue attuali facoltà mentali, preferisci rimandare a data da destinare la pulizia delle app precedentemente scaricate. Ti accorgi, però, di avere un nuovo gioco installato. Qualcosa che probabilmente hai messo in download in quei diciotto secondi di fila alla cassa del supermercato e lasciato lì, nella memoria del tuo telefono, a prendere polvere. Premi quarantasei volte lo schermo mentre la scritta Loading si muove in maniera anarchica, poi appaiono due righe di testo con un veloce tutorial su come sopravvivere all’esperienza. C’è da leggere. Torni rattristato alla dashboard dello smartphone.

Il pollice si fionda nuovamente sull’icona blu di Facebook più velocemente del tuo pensiero, e mentre i pochi neuroni attivi cercando di ricordarti che non dovresti avventurarti nei social network a quest’ora di notte, leggi che il tuo videogioco preferito «fa schifo perché fa schifo». La carotide interna di sinistra si sta per tappare, ma tu – con l’autocontrollo del Baffo durante una televendita – ti appresti a rispondere in maniera esaustiva al novello critico videoludico che, improvvisamente, ti rendi conto di non conoscere. Rinunci alla violenza verbale e tiri un paio di scrollate in cerca di qualsiasi cosa. Un tizio urla. La tecnologia ti vuole talmente tanto bene che ora, a quanto pare, i video su Facebook partono in automatico. Con tanto di audio.

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Come ogni mattina maledici quell’aggeggio che si chiama smartphone e che ti segue per tutta la giornata

Consapevole di non poter sopravvivere a qualsiasi cosa presente su Netflix, ti accontenti di impostare la sveglia. Cerchi di ignorare il risicato tempo rimasto a disposizione per dormire e fai una capatina su WhatsApp per controllare se non ti sei perso per strada qualche importante messaggio e, in cerca di un dolce accompagnamento verso la prima fase del sonno, apri Spotify. I prossimi trenta minuti sono senza pubblicità, grazie al nostro sponsor. Una voce ti ricorda che ti piacciono i videogiochi e che ne sta uscendo uno che desideri e che devi assolutamente comprare. Parte una traccia rilassante di venti secondi composta da pianoforte e violini. Appoggi il telefono sul comodino. La traccia finisce. Aspetti con ansia un altro pezzo. Un tizio urla. Riprendi il telefono al volo. La retina si buca un’altra volta. La traccia è sponsorizzata. Non puoi skippare il tizio che urla (e tirali fuori ‘sti soldi per un account Premium, sant’iddio! ndKikko). Decidi così di spegnere tutto e, finalmente, di perdere i sensi fino alla mattina seguente.

Un Petauro dello Zucchero urla mentre spara con un mitra. Mentre il tuo miocardio rischia una rottura per lo spavento, cerchi di capire chi sta cercando di ucciderti. Il telefono dice che sono le sette in punto e che l’applicazione Screaming Petauro sta facendo il suo duro lavoro da sveglia. Con la morte nell’anima butti i piedi giù dal letto, giusto in tempo per notare che, in tutto ciò, ti sei dimenticato di collegare il telefono al caricabatterie. Lo farai durante la mattinata. Ti riprometti che disinstallerai anche l’applicazione-sveglia, ma dopo tre minuti ti sei già dimenticato. Come ogni mattina maledici quell’aggeggio che si chiama smartphone e che ti segue per tutta la giornata, ma sei consapevole che senza di esso non staresti tranquillo. Giuri di non guardarlo più prima di addormentarti. Giuramento che ripeti ogni mattina, del resto. Noti che qualcuno ti ha mandato una nota vocale su WhatsApp. Mentre ti dirigi verso il bagno la apri. Un tizio urla.

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