L'importanza delle dimensioni (del monitor)

dimensioni monitor

Le dimensioni di un monitor o di uno schermo contano, oppure no? E quanto? Ho passato il fine settimana impegnato a prenderle di santa ragione sui server di Fortnite in versione iOS sul mio telefono, che pure vanta un generoso schermo da 5.5″. Eppure, complice anche il fatto che “saltavo” dalla versione mobile a quella PC facendo il gioco del “Trova le differenze”, la mia difficoltà nell’affrontare le battle royale in mobilità di Epic aumentava con il passare del tempo. La colpa? Lo schermo troppo piccolo.

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Sullo schermo del telefonino non riesco a rilassarmi come vorrei

Per quanto mi sforzi, per quanto la definizione e la qualità dei display sia aumentata in maniera esponenziale nel corso degli anni, giocare su schermi così piccoli mi riesce sempre difficile. Contro-intuitivo, direi. Tutto l’opposto del buon Marco Tassani, che invece ha fatto del cellulare la sua (seconda) casa dei giochi.

Da un lato, c’è una idiosincrasia tutta mia per l’uso “ludico” del telefonino, che va benissimo per chiamare (e meno male!), scambiarsi messaggi, sfogliare i social e usare tutte le app che bene o male ormai facilitano la nostra vita, da Pyng per il parcheggio a Just Eat per una cena con gli amici. Lo svago, però, inteso come tempo da dedicare a me stesso, sta da un’altra parte, che si tratti di guardare serie su Netflix/Amazon Prime Video o, appunto, videogiocare. Non so neanche io spiegare come mai, ma sullo schermo del telefono il relax rilassa di meno, non ha lo stesso effetto. Mi sento quasi “abusivo”, un po’ in colpa, come quando sfogli una rivista in edicola senza averla comprata. Un retaggio del fatto che la mia generazione ha cominciato a usare i telefonini solo quando si limitavano a effettuare chiamate e mandare SMS? Può essere.

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non mi capacito di come fosse possibile divertirsi, quindici anni fa, con Duke Nukem a 640×480 su un 15″

Devo però ammettere che la difficoltà nell’affrontare un gioco su smartphone è legata anche alla dimensione dello schermo. In questi giorni sto riguardandomi a tempo perso la mitologica serie The Office, e osservo divertito i monitor da 15″ (o 17″, se ti trovavi nella posizione di Michael Scott) che dominavano le scrivanie dei primi anni Duemila, e mi rendo conto che scrivo (e gioco) davanti a due monitor da 24 e 27 pollici rispettivamente, e non mi capacito di come fosse possibile essere produttivi, o divertirsi, quindici anni or sono. All’epoca Duke Nukem 3D o Tomb Raider giravano su un 15″ CRT a 320×200, o 640×480 quando andava bene (e giocavo felicissimo anche sullo schermo minuscolo del Game Boy), mentre oggi son qui a lamentarmi del Full HD sul telefonino.

I videogame, per essere apprezzati fino in fondo, richiedono uno schermo adeguato. È un pensiero del tutto illogico e irrazionale, che non so spiegare ma da cui non riesco a sganciarmi. Un pensiero davvero legato – forse – agli anni in cui c’era la corsa al monitor più grande, quando il balzo dal 17″ al 19″ era un evento da celebrare in pompa magna, in cui i primi giochi a 1024 x 768 erano quasi la concretizzazione di un sogno. E per questo, senza davvero alcun fondamento razionale, fatico ad apprezzare titoli belli su schermi piccoli, come se le dimensioni fossero davvero in qualche modo importanti.

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In questi ultimi anni ho avuto modo di provare display di ogni forma e dimensione, scoprendo che quello da 9,7 pollici dell’iPad è fin troppo grande per essere tenuto in mano comodamente, quello di Switch da 6,2 un po’ troppo piccolo, e il compromesso più riuscito è quello dei quasi 8″ dell’iPad mini, che rappresenta per me la piattaforma di svago (multimediale e ludica) perfetta. Salvo quando c’è da giocare sul serio, e in quel caso esistono solo monitor o televisione. Vi prego, ditemi che non sono solo io.

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