Chi lascia la strada vecchia per la nuova... non loda il sole!

loda il sole dark souls xcom

Ieri, complice uno sconto inaspettato sul Play Store e qualche soldino sul mio conto telefonico, ho deciso che era un’ottima idea comprare Final Fantasy IX per Android, sia per rivivere quell’avventura che mi fece così tanto sognare all’inizio del nuovo millennio, sia per evitare di “bruciare” al vento i miei fondi digitali che – puntualmente – spariscono in pochi attimi appena finisco i minuti previsti dal mio piano telefonico. Ormai non è un segreto: adoro sfruttare lo smartphone anche per sessioni di gioco più o meno impegnative, e prima o poi deciderò di acquistare una tablet – sempre Android – per meglio sfruttare i titoli che ho acquistato nel corso del tempo. Il mio povero Nintendo Switch continua a prendere polvere, ma quando mi ritrovo con una mezz’oretta libera nel bel mezzo di una giornata lavorativa, o svaccato sul divano a distanze assurde (nel senso che superano, anche di poco, quella del mio braccio), la comodità di infilare la mano in tasca ed estrarre una macchina da gioco improvvisata e pronta all’uso è impagabile. Così, finite tutte le faccende quotidiane, spaparanzato sul letto, ho impugnato lo smartphone e, fiero del recente acquisto, ho avviato XCOM di Firaxis.

È una cosa che mi succede fin troppo spesso, quella di acquistare titoli e lasciarli invecchiare intoccati, mentre continuo a consumare opere che ormai conosco a menadito. I due videogiochi che più monopolizzano il mio tempo sono proprio XCOM, in ogni sua forma e incarnazione, e Dark Souls, il capolavoro di Miyazaki che tornerà a breve sui nostri schermi (e no, quelli del cellulare per fortuna non sono contemplati) nella sua versione Remastered. Il motivo principale è tanto semplice quanto scontato: il tempo che ho a disposizione per giocare diventa sempre più scarso (stendiamo un velo pietoso sull’argomento, che monopolizza fin troppo spesso i nostri editoriali), e di conseguenza preferisco di gran lunga passare un’oretta su qualcosa che so per certo di amare alla follia, piuttosto che “rischiare di perdere” tempo prezioso in un titolo che potrebbe deludermi.

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Rimanere ancorato al passato non mi fa certamente bene, ma non riesco a farne a meno

Il problema è che così facendo mi perdo davvero titoli interessantissimi e non faccio altro che alimentare quel dannato backlog che continua a tormentarmi da una vita. Perché, ovviamente, nulla frena i miei acquisti ossessivo-compulsivi: con la piena consapevolezza che non riuscirò mai a sfoltire la lunga lista di titoli, continuo a comprare qualsiasi cosa mi ispiri, nella speranza di godermeli quando avrò tempo. Cosa che puntualmente non avviene. Questo mio “problema” però, col passare degli anni, è decisamente peggiorato: complice una nostalgia canaglia irrefrenabile, rischio di installare ogni settimana qualche vecchia gloria del passato, anche solo per dare una rispolverata alla memoria. Passo qualche ora su Shroud of the Avatar (che vedrete recensito su questi lidi, appena farò pace con il mio cervello)? Installo immediatamente Ultima VII e tengo stretto in mano il CD di Ultima IX – Ascension, rischiando di fare la follia. Guardo un video di Phoenix Point, l’ultima opera di Julian Gollop? Mi fiondo su Steam a scaricare quel pezzo di cuore che è X-COM: Apocalypse. Oggi c’è il sole? Avvio Dark Souls.

Rimanere così ancorato al passato non mi fa certamente bene, ma non riesco a farne a meno. E non è certamente colpa dei titoli più recenti, anzi: come ho ripetuto più volte, sono fiero di vivere appieno questa epoca d’oro, dove mese dopo mese giungono sui nostri schermi opere davvero uniche e che riescono ancora a stupirmi, nonostante il mio cuore da brontolone. Eppure, sono sempre titubante nell’abbandonare, anche momentaneamente, i videogiochi a cui sono più legato: anche in un lontano futuro, con giornate sempre più corte tra un impegno lavorativo e uno familiare, il tempo di combattere le forza aliene – o di lodare il sole – non mancherà mai, a discapito di qualche novità che continuerà a prendere polvere digitale nelle mie librerie. Dopotutto, come mi fece notare in tempi non sospetti qualcuno molto più saggio di me, “sono abitudinario”.

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