E se Facebook diventasse a pagamento?

facebook cambridge analytica

Credo che l’audizione di Mark Zuckerberg di fronte al Senato americano per la questione Cambridge Analytica, conclusa qualche ora fa, sia destinata in qualche modo a diventare un’immagine, un’icona della Storia di questi anni, per diversi motivi. A uno spettatore disattento come me è sembrata – in diverse occasioni – un confronto generazionale tra un nerd e un gruppo di persone decisamente più anziane (e in alcuni casi abbastanza arroganti) che si trova a dover discutere e parlare di cose che, con ogni probabilità, non capisce fino in fondo. Una situazione in cui tutti noi ci siamo trovati, credo, almeno una volta in questi anni, della serie spiegare come funziona Whatsapp alla zia che ha appena scoperto le meraviglie degli smartphone moderni. Anche solo per questo, è stato uno spettacolo antropologicamente più interessante, e con una profondità di gran lunga superiore, rispetto alle tematiche dell’audizione in sé, che pure sono assai rilevanti.

La deposizione di Zuckerberg verrà analizzata e studiata, e le sue reazioni saranno passate al microscopio per cogliere sfumature e suggestioni, così come lo saranno le parole pronunciate (e soprattutto quelle non pronunciate) di fronte alla commissione. Ammetto di non essere riuscito a vederla tutta, anche per via del numero spropositato di ore che è durata, ma ci sono stati alcuni passaggi genuinamente affascinanti e meritevoli di essere ascoltati.

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L’audizione è sembrata un confronto generazionale tra un nerd e un gruppo di persone decisamente più anziane

C’è stato un momento che ho seguito in diretta, nel quale il senatore repubblicano Orrin Hatch ha ricordato un incontro avvenuto nel 2010 tra lui e Zuckerberg, nel quale Mr. Facebook ha detto che la sua piattaforma sarebbe sempre stata gratuita. «È ancora il suo obiettivo?», ha chiesto direttamente il senatore. La risposta di Zuckerberg è stata abbastanza sibillina, ma non scontata: «Senatore, sì, ci sarà sempre una versione gratuita di Facebook. La nostra missione è mettere in contatto tra loro tutte le persone del pianeta. E per farlo, crediamo di dover fornire un servizio che tutti si possono permettere». L’ipotesi di una versione a pagamento del social network è stata suggerita qualche ora prima anche dalla COO di Facebook, Sheryl Sandberg, che in un’intervista televisiva ha ipotizzato la possibilità di una controparte in cui la piattaforma non raccolga dati dell’utente per avere pubblicità “mirata” (non necessariamente per non averla in toto).

E non so… mi sono posto spontaneamente la domanda: pagherei una cifra – presumo nell’ordine di qualche euro al mese – per godere della più diffusa piattaforma di social network senza pubblicità, o quantomeno con la serenità che nessuno mi tracci o si faccia gli affari miei, nella certezza che se per noia alle tre del mattino sfoglio Amazon sul mio iPad per vedermi qualche modellino di Gundam, poi non mi ritrovo il giorno dopo su PC la bacheca di Facebook inondata di annunci di negozi di modellismo? Per godere di un servizio che, nel bene o nel male, uso diverse volte al giorno, per un quantitativo considerevole di tempo, sicuramente maggiore di tanti altri per i quali verso mensilmente del denaro? La discussione deve vertere solo sul “su internet non voglio pagare”, o magari è il caso, nel 2018, di tirar fuori la questione del valore che diamo ai nostri dati personali?

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non scarto mai a priori l’opzione a pagamento, se presente

Non sono un grande fan della pubblicità su internet, ma capisco che sia indispensabile per garantire il sostentamento di molti siti (tra cui il nostro, per cui disattivate i vari AdBlocker quando venite a trovarci!); al tempo stesso, non scarto mai a priori l’opzione a pagamento, se presente. Ho un abbonamento premium a Spotify, per dire, perché proprio non sopporto di dover ascoltare pubblicità tra una canzone e l’altra. Nel caso di Facebook, però, è davvero lo stesso? Stiamo parlando di condividere foto e immagini con gli amici, di mettere un like a un meme che ci ha divertito o di leggere gli aggiornamenti di una pagina seguita (che di base, con ogni probabilità ha già pagato Facebook per assicurarsi che quel contenuto arrivasse sulla mia bacheca). Al tempo stesso, non dobbiamo dimenticarci di star parlando di un servizio usato da miliardi di persone, e se non serve tornare nuovamente sull’argomento del potere e della pervasività a 360° dei social network nelle nostre vite, è tuttavia importante tenerlo a mente prima di rispondere alla domanda, tanto semplice quanto complicata: paghereste per poter mettere un like senza che nessuno si faccia gli affari vostri, e senza che nessuno sfrutti quell’informazione per veicolare pubblicità mirata ai vostri interessi?

PS: per approfondire un po’ l’argomento Cambridge Analytica ci sono migliaia di analisi e commenti intelligenti. Io ho letto questo con grande interesse, ma se ne trovate di altrettanto validi, non abbiate remore a segnalarceli nei commenti!

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