Tutte le emozioni dei videogiochi

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Ho pianto. Più volte. Ho pianto, da genitore, di fronte all’incipit di The Last of Us, al dramma iniziale di Heavy Rain e – più recentemente – al composto dolore di Kratos nei primi minuti di God of War. Ho versato lacrime sincere alla morte di Aeris, quando ancora sui pixel ci dovevi mettere tutta la tua fantasia per immaginarti la forma della disperazione sui visi dei protagonisti. Mi sono commosso quando Clementine, nella seconda stagione di The Walking Dead in salsa Telltale, ha dovuto affrontare la versione zombesca di Lee. Ho provato una stretta al cuore sul finale di Shadow of the Colossus e di ICO, mentre scorrevano i titoli di coda. Ho persino percepito tristezza per un’Intelligenza Artificiale, quando Cortana sacrifica se stessa pur di salvare Master Chief, in una delle più struggenti amicizie tra un uomo e un computer che qualsiasi medium sia stato capace di dipingere.

Ho pensato. Più volte. Ho ragionato sulla caducità della vita quando ho falcidiato frotte di passeggeri innocenti nella scena dell’aeroporto di Call of Duty: Modern Warfare 2. Ho riflettuto sull’egoismo e sulla spinta utopica dell’animo umano, percorrendo i silenti ambienti di Rapture nei panni di Jack. Ho percepito lo smarrimento di un soldato di fronte all’assurdità della guerra, tra le sabbie impetuose di Spec Ops: The Line. Ho imparato da Alan Wake che l’amore va oltre l’oscurità, e da Jodie di Beyond: Due Anime che si tratta di un sentimento capace di cancellare le differenze. Attraversando gli onirici mondi di Journey in compagnia di uno sconosciuto ho appreso che, quando c’è la condivisione dell’esperienza, non serve un linguaggio comune per entrare in empatia con gli altri.

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Coi videogiochi ho pianto, ho pensato, mi sono esaltato, ho riso

Mi sono esaltato. Più volte. Ho urlato di soddisfazione dopo aver abbattuto Queelag nella mia prima run di Dark Souls, quasi come se avesse segnato la mia squadra del cuore in una finale di Champions League. Ho gridato di gioia per aver battuto il mio primo avversario online in un vecchio NBA 2K, con un tiro di Ginobili sulla sirena, scagliato poco fuori dalla linea da tre. Ho esultato quando, nel Crogiolo di Destiny, sono stato preso dal sacro fuoco del furore e ho portato alla vittoria il Team Crimine con un ultimo minuto da antologia. Ho fischettato col cuore pieno di gioia Still Alive, mentre scorrevano i titoli di coda di Portal e io gioivo come un bambino per essermi liberato – una volta per tutte – della vocina fastidiosa di GlaDOS.

Ho riso. Più volte. Mi sono scassato alle lacrime vestendo i panni di Guybrush Threepwood e vincendo un duello a colpi di insulti. Ho impersonato un cane poliziotto di nome Sam e ho lanciato – prendendolo per le orecchie, dopo averlo pucciato in acqua – il mio partner-coniglio Max dentro un quadro elettrico, al fine di causare un corto circuito. Sono rotolato a terra dalle risate ogni volta che Jimmy tentava di prendere la parola in South Park: Il Bastone della Verità. Ho sinceramente sorriso in The Last of Us (ancora!) di fronte all’imbarazzo di Joel, mentre Ellie gli chiedeva lumi su un giornaletto pornografico trovato a casa di Bill. Ho passato tutta l’esperienza di Saint Row IV con le lacrime agli occhi, abbattendo nemici a colpi di dildo e scalando un missile in volo, mentre ero accompagnato dalle note di I Don’t Want to Miss a Thing.

Ho pianto, ho pensato, mi sono esaltato, ho riso. Al pari di certi film, opere musicali e libri (che sono riusciti a fare altrettanto), i videogiochi sono instillatori di emozioni, di vibrazioni, di scossoni alle sinapsi. Qualsiasi sia la sensazione che ci provocano, solo il fatto che questa esista li rende parte integrante di noi, del nostro essere e del nostro interfacciarci col mondo. Se è vero che lo scopo primario dell’arte è comunicare un’emozione, ditemi cos’altro ci si avvicina di più di un videogioco: un medium che l’emozione ce la sbatte nel cuore e nel cervello, e l’unico capace di renderci contemporaneamente protagonisti e fruitori di un sentimento. Fate un po’ voi se non è magia questa!

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