Informatica fai da te

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Ho in mano un cacciavite a stella da 3 millimetri con cui sto svitando l’ultimo tassello del pannello posteriore del mio vecchio portatile da gioco: un Intel Core i5 450M dual core da 2.4 GHz, con tanto di ATI Mobility Radeon HD 5650 e 2 GB di RAM DDR3. Fa sorridere pensarlo oggi alle prese con un Far Cry 5, ma nel 2010 faceva girare Call of Duty: Modern Warfare 2 senza battere ciglio. Mentre raccolgo tutto l’hardware interno in rigoroso ordine geometrico (perché l’informatica fai da te o la eserciti con criterio, o è meglio che lasci perdere), rifletto sulla lavasciuga Ariston che ha appena finito il suo ultimo lavaggio giornaliero. Comprata nel 2015, è già stata revisionata due volte da un tecnico dell’assistenza ufficiale, a causa di piccoli difetti di fabbrica. Ricordo il frigorifero dei miei nonni che, dopo trent’anni di onorato servizio, uscì dalla loro cucina ancora sulle sue gambe, così come la Stirella di mia madre, fedele al suo lavoro per più di vent’anni e sostituita da un modello più recente perché mio padre, quel Natale, era a corto di idee. Che mi crediate o no, quella nuova ha smesso di funzionare dopo meno di un lustro, mentre quella vecchia campeggia ancora nella lavanderia della mia prozia, in perfetta forma. Quelli di un tempo erano elettrodomestici costruiti per durare, fatti da gente che sapeva quel che faceva e che ti vendeva un prodotto mettendoci la faccia.

Di mio, in dieci anni di vita coniugale, ho dovuto sostituire lo scaldabagno, il forno, due lavastoviglie, tre aspirapolvere, due ferri da stiro senza caldaia, una quantità indefinita di asciugacapelli e la macchina per impastare. Ma il portatile no: l’ho utilizzato a temperature fuori scala, maltrattato in zaini da viaggio abbandonati alla qualunque e dato in pasto ai miei figli in età prescolare con programmi di testo e disegno; eppure è ancora lì, vivo e vegeto. Merito anche della manutenzione periodica, certo, come quella che sto facendo proprio stasera. In virtù di questa constatazione, confesso di aver appreso l’arte informatica di disassemblare un laptop grazie a YouTube. Ci sono migliaia di video, in qualsivoglia lingua li si cerchi, per ogni diavolo di modello mai prodotto. Basta inserire nel motore di ricerca le parole chiave e c’è qualcuno che, più o meno gratuitamente, ti insegna passo per passo tutto quello che devi sapere. Ma la cultura dell’elettronica fai da te si ferma poco più in là: provate ad avere un problema col computerino di una lavastoviglie e diventate pure matti cercando una soluzione in rete.

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Provate ad avere un problema col computerino di una lavastoviglie e diventate pure matti cercando una soluzione in rete

La realtà dei fatti è che oggi comprare un qualsiasi supporto domestico è un rischio calcolato, dove con “calcolato” intendo lo compro sperando che si rompa nei primi due anni così ho la garanzia che mi copre. Per l’informatica è diverso… e mi domando il perché. Tutti in casa abbiamo un forno, un frigorifero, un ferro da stiro, ma nessuno di noi – o quasi – sarebbe in grado di metterci mano. Si rompesse l’HDD del laptop del nostro vicino di casa, ci fionderemmo da lui garantendo assistenza gratuita e la ricerca del componente sostitutivo col migliore rapporto qualità/prezzo su eBay. Dipende davvero dalla passione – che spingerebbe noi e ha spinto quelle migliaia di appassionati a scrivere guide e fare tutorial sul “come si aggiusta un computer” – oppure è un problema culturale legato al tipo di hardware/software differente? #discuss

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