L'evanescente leggerezza delle battle royale

Call of Duty Black Ops 4 blackout

Tanto per chiarirsi, non troppo tempo fa ho voluto sottolineare la mia passione per il film Battle Royale di Kinji Fukasaku, utilizzato da Brendan Greene come ispirazione delle sue varie creature, dalla mod per Arma 3 fino al titolo che reca il suo nickname da giocatore, Playerunknown’s Battlegrounds. Non è un problema se un concept così secco ha conquistato un simile successo, capace di cambiare la faccia anche a titoli inizialmente molto differenti come Fortnite e, oggi, dibattuto per la sua funzione nel nuovo Call of Duty.

La cosa buffa (un po’ amaramente, almeno per me) è che proprio uno dei titoli di Treyarch è stato il mio preferito in assoluto nella saga di Activision: la modalità storia di Black Ops 2 è tutt’ora un canto single player addirittura inatteso per dove si trova, con tanto di diramazioni non lineari della trama a far da contrappunto a due timeline e alla solita, spettacolare rete di scripting in prima persona.black ops 4

Proprio uno dei titoli di Treyarch, Black Ops II, è stato il mio preferito in assoluto nella saga di Activision

Altra doverosa precisazione: per chi scrive, il fatto di mettere al top delle proprie preferenze nell’ultimo lustro giochi come Alien Isolation, Prey, Nier Automata, Dark Souls 3 o God of War, non è in conflitto con la lunga passione provata per le lande esclusivamente online di DayZ, sorbendomi per quasi due anni il lunghissimo periodo di incompletezza tecnica e formale toccato anche alla versione stand alone. In seguito mi sono dedicato anche alle “mod della mod” partite dalla stessa opera di Dean “rocket” Hall, proprio nella direzione delle battle royale, finendo per giocare piacevolmente anche alla realese commerciale di Playerunknown.

Allo stesso tempo, non ho mai dimenticato le ragioni per cui DayZ mi aveva particolarmente acchiappato: l’atmosfera di drammatica desolazione, la struttura simulativa figlia di S.T.A.L.K.E.R. e la lunga durata delle partite davano spesso vita a una sorta di una “narrazione spontanea”, la stessa che ho voluto fissare in un racconto-reportage sulle pagine di TGM (finito misteriosamente qui, se a qualcuno dovesse interessare di leggerlo online).black ops 4

Gli annunci di Black Ops 4 e S.T.A.L.K.E.R. 2 mi hanno portato a riflettere sulle battle royle a confronto con gli storymode

A ben vedere, proprio la stretta successione degli annunci di Call of Duty: Black Ops 4 e del secondo capitolo della serie radioattiva di GSC hanno riaperto nel mio cervello una serie di riflessioni, simili a quelle avute guardando a una selva di ragazzini intenti a giocare a Fortnite, nello spazio dedicato agli esport di una fiera dei VG. La sostanza è questa: similmente ai survival online più generici, ma in una forma quasi “virale”, lo sviluppo di una battle royale non può essere lontanamente paragonato alla progettazione di un titolo single player con la sua trama e la sua ambientazione, entrambe al servizio della storia, e a ben vedere nemmeno a una mappa e ai dettagli più curati dei titoli competitivi più tradizionali. Il concept non ha nulla di male di per sé, ma il fatto di concedere l’ingresso alla mappa da qualsiasi posizione, unito alle brutali regole di gioco, finisce spesso per appiattire il disegno degli scenari e rendere tremendamente casuali molte situazioni di combattimento, a maggior ragione se le regole survival spariscono per aprire alle dinamiche di un banale action shooter, magari arricchito da un accessibilissimo crafting. E non è detto che debba essere così, nemmeno nella scontatezza dei generi maggiormente di massa.black ops 4

‘amore per Alien: Isolation, Prey o anche il diverso Nier Automata non impedisce di appassionarsi a titoli competitivi online, ma solo a fronte delle giuste qualità

A fronte di tutto questo, Il mio invito non è solo quello di giocare, soprattutto per i giovinastri che non l’avessero fatto, a uno dei suddetti titoli a singolo giocatore, o anche meglio di ripercorrere una strada ragionata dagli anni ’90 ad oggi (in questo senso, ad esempio, il remake/reboot di System Shock potrebbe avere una funzione molto positiva), ma anche quello di provare il gusto diverso di titoli come Escape From Tarkov, per intendere come la crudezza delle regole possa sposarsi alla simulazione balistica, a un realistico sistema dei danni e a meccaniche che vanno oltre la singola partita, facendoci amare la vita del nostro personaggio anche in un ambiente multigiocatore. Qualcuno potrebbe voler precisare che, a conti fatti, si potrebbero dire cose simili anche per la struttura moderna di molti mmorpg, così ripetitivi e lontani da quello che avrebbe dovuto rappresentare il vero faro del genere dal 1997 in poi, e che risponde al nome di Ultima Online.

In tal caso, tuttavia, tracciare una linea di congiunzione con il tema primario di questo articolo sarebbe impossibile: le battle royale hanno una loro storia moderna, addirittura gloriosa in alcuni punti, ma si stanno avviando a una stanca proliferazione a una velocità addirittura pazzesca. Auguri a Black Ops 4, nel caso abbia qualcosa di nuovo da dire,  il prossimo Natale sarei felice di essere stupito. La vedo molto difficile.

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