Voglio un nuovo gioco de La Cosa, e lo voglio adesso

Voglio un nuovo gioco de La Cosa, e lo voglio adesso

Alcuni tra voi, spero tanti, potrebbero aver giocato al notevole action adventure ispirato a La Cosa del 2002 – con titolo omonimo, a vent’anni esatti dal film – perfettamente in grado di cogliere il senso di paranoia insito nella pellicola e unirlo, peraltro in una forma piacevolmente sui generis, agli stilemi dei survival horror. Ricordo, per i più giovani e/o poco cinefili, che la celebre opera di John Carpenter era a sua volta il remake di una buona pellicola del 1951, della quale fu quasi in grado di cancellare il ricordo o, per gli appassionati di cinema che non dimenticano una virgola, di apparire come qualcosa di completamente diverso, imparagonabile per stile e significato.

Proprio in questi giorni La Cosa di Carpenter è disponibile su Netflix; l’impatto su di me è stato così potente da rendere quasi “urgenti” queste righe, nonostante le innumerevoli visioni del film.La Cosa

La Cosa, nonostante le sue indiscutibili ingenuità, fa parte dei film che rivedrei innumerevoli volte

Tra le altre cose, oggi risultano ancora più palesi alcune semplificazioni e ingenuità, come il biologo dell’avamposto scientifico capace di intuire fin troppo facilmente la natura “mimetica” della forma di vita, l’accettazione quasi fanciullesca della sua natura extraterrestre o, ancora, l’IA di un computer del 1986 che riesce a fornire una descrizione tanto dettagliata quanto cinica della minaccia (soluzione evidentemente ispirata ad Alien di Ridley Scott, uscito quattro anni prima, ma ben meno credibile per via dell’ambientazione moderatamente scagliata nel futuro). Allo stesso tempo, va ribadito come Carpenter trovò più vicina alla propria “poetica dell’orrore” una più fedele trasposizione del racconto originale di John Campbell, pubblicato nel lontano 1938, da cui sono ripresi tutti i punti chiave del film. Su quella precisa tavolozza si innestò lo stile secco del regista, le celebri note scritte da Morricone per la colonna sonora, coerentemente minimali e scandite con sadica precisione (secondo uno stile mutuato dallo stesso Carpenter), insieme a effetti speciali che entrarono di diritto nella storia del design visivo (tra i seguaci, com’è noto, troviamo Dead Space) e causarono al loro principale autore, Rob Bottin, un pesante stress con tanto di incubi trascritti su carta il mattino seguente, alla maniera di H.P. Lovecraft.

La medesima ambientazione nel gelo dell’Antartide fu ripresa dal videogioco di Computer Artworks, immaginando un’indagine militare sulla vicenda di MacReady (Kurt Russel nel film) e compagni. Il titolo fu quasi unanimemente riconosciuto da critica e giocatori come una delle più interessanti produzioni fanta-horror di quegli anni, degna di un sequel che effettivamente fu progettato e, tuttavia, terminò il suo corso di sviluppo in seguito alla liquidazione della compagnia.La Cosa

The Thing di Computer Artworks può essere considerato come lo strascico di un atteggiamento sperimentale che pian piano è andato a esaurirsi nelle medie e grandi produzioni

Un peccato a cui oggi si potrebbe rimediare, anche solo ricalcando con le dovute migliorie tecniche la magnifica struttura originale: se ricordate, il gameplay consentiva di portarsi dietro fino a tre PNG con ruoli diversi, un ardito sistema di “fiducia” nei confronti del protagonista e la possibilità che gli stessi personaggi del team fossero involucri dell’alieno, riproducendo in forma dinamica il continuo stato di dubbio e paura dei protagonisti del film; ulteriore varietà era garantita dai celebri test del sangue, dalle varie manifestazioni dell’organismo extraterrestre e, così, da una robusta dose d’azione costruita in modo preciso e coerente, con uno zoom FPS che non consentiva di muoversi e un discreto arsenale di ordigni e armi, tra cui l’immancabile lanciafiamme.

Inutile aggiungere come, oggi, sarebbe possibile riproporre le stesse dinamiche su una scala più grande e articolata, magari con ampie sortite all’esterno delle strutture, o anche sulla stessa dimensione d’ambiente impreziosita, però, dalle possibilità degli engine moderni.La Cosa

La serie Dead Space deve moltissimo alla pellicola di Carpenter, intercettandone addirittura l’ambientazione nel più debole terzo capitolo

D’altra parte, The Thing di Computer Artworks può essere considerato come lo strascico di un atteggiamento sperimentale che pian piano è andato a esaurirsi nelle medie e grandi produzioni, e che in pochissimi si prenderebbero oggi la responsabilità di sviluppare nella stessa direzione, con un livello più che piacevole per gli aspetti visivi (almeno, rispetto all’hardware console dell’epoca, considerata la natura multipiattaforma del titolo) e un enorme lavoro di concetto tra intrecci di regole, interazioni fra personaggi e rispetto della matrice originale. Per gli action adventure tridimensionali, La Cosa è quasi diventata una creatura fuori dal mondo, anche al di là della sua origine extraterrestre.

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