Tutti i futuri di Anthem

Anthem editoriale

Che strano destino quello a cui è andato contro l’ultimo lavoro di BioWare: annunciato in pompa magna e tacitamente venduto come il titolo che avrebbe messo definitivamente nella tomba Destiny 2, tutto si è presto tramutato in un incubo. Il nostro. Alla sua uscita Anthem non è riuscito ad avere mai quei cinque minuti di gloria senza essere bersagliato da tante e diverse critiche. Insomma, ci abbiamo giocato, ne abbiamo discusso e letto tante recensioni – compresa la nostra – e, per quanto mi riguarda, non posso nascondere quanto questo titolo mi abbia deluso ben oltre ogni aspettativa, pur usufruendo di titoli del genere (Destiny, The Division, Monster Hunter World) in gran quantità, giustificando e glorificando la continua reiterazione di missioni, eventi o raid, ma era parso chiaro sin dai primi momenti di gioco che Anthem fosse un titolo messo sul mercato palesemente incompleto.

Sorvolando sui tanti problemi del lancio, in particolare quelli di connessione o – più gravi – quelli su console che portavano alcume macchine a spegnersi automaticamente, la strada costruita da patch e fix ha peggiorato sempre più la situazione, prima rovinando il loot del gioco per quanto riguardava il drop di fine missione, poi promettendo aggiunte – pezzi personalizzabili di armatura – smentite a poche ore dal lancio della patch. Ultima notizia a dimostrazione che qualcosa in BioWare si è definitivamente e irrimediabilmente rotto è stato il famoso reportage pubblicato da Kotaku riguardo tutti i retroscena di Anthem. Basandosi su uno scheletro costruito in più di sei anni, con finalità e titolo differenti da ciò che abbiamo oggi (avrebbe dovuto chiamarsi Beyond e avere forti componenti survival), il gioco ha visto un vero e proprio inizio dei lavori solo nel 2017. Il reportage parla chiaro su tutti i vari problemi di lavorazione: EA che ha costretto BioWare a lavorare sul titolo con il Frostbite, con annessi problemi che già si erano palesati su Mass Effect Andromeda, per non parlare della totale mancanza di una figura di riferimento nella gestione e supervisione di tutto il progetto, con tante squadre al lavoro su diversi aspetti, senza mai dialogare tra loro così da capire che tipo di progetto dovesse essere questo Anthem. A contorno, la classica storiaccia di turni di lavoro massacranti per cercare di arrivare con un prodotto almeno decente alla data di consegna prefissata, discorso che sarebbe da esplorare in seconda battuta in quanto puntualmente, ogniqualvolta escono fuori discorsi del genere, si alza il dissenso del web per una pratica che viene usata ovunque nell’industria dei videogiochi, provocando sdegno solo quando fuoriescono accuse o, appunto, dossier del genere. Un segreto di Pulcinella, insomma, eppure molte volte volgiamo lo sguardo altrove pur di non pensarci, ma i lunghi titoli di coda alla fine di un videogioco, con tutti quei nomi, sono lì a significare che molte persone hanno perso il sonno per settimane, mesi, anni solo per confezionare un prodotto al meglio delle loro possibilità.
Anthem Loot box

il gioco avrebbe dovuto chiamarsi Beyond e avere forti componenti survival

Dunque proprio da questo ultimo punto, tolta la lunga didascalia degli ultimi eventi che riservano ancora un ultimo risvolto, si potrebbe partire per una presa di posizione personale e ben motivata: Anthem è un lavoro discreto, ma per il bene di BioWare spero possa essere abbandonato il più presto possibile dagli stessi sviluppatori per concentrarsi su altro. Inutile girarci attorno, basta per esempio fare un giro veloce su Twitch, tanto per fare un esempio blando: Anthem è nella parte più bassa dei titoli giocati, addirittura superato da Half Life o Max Payne. Nel momento in cui scrivo queste parole, la community non ha ancora perdonato l’imbarazzante lancio del gioco, afflitto da criticità di varia natura, per non parlare dei problemi contenutistici, con un endgame praticamente inesistente. Purtroppo la mia speranza di lasciar morire Anthem non sembra essere nei piani di BioWare che invece ha rincarato la dose togliendo gran parte del team che stava lavorando a Dragon Age 4 per cercare di aggiustare e migliorare Anthem, lasciando i lavori sul GdR fantasy a una squadra minore, che dovrà basare il proprio lavoro sugli asset pre-esistenti.
The Division 2 Recensione PC PS4 Xbox One Apertura

Massive e Ubisoft sono stati gli unici ad aver imparato dai loro errori

La domanda dunque sorge spontanea: ha senso salvare un progetto come Anthem? Non si esclude in questo quadro quello zoccolo duro di giocatori che hanno trovato nel titolo un ottimo prodotto di forte intrattenimento, e questo non vuole certo togliere valore ai nuovi fan che credono con tutto il cuore che il titolo possa migliorare vistosamente nei prossimi mesi, eppure è praticamente impossibile pensare che le cose possano migliorare senza stravolgere totalmente il gioco. Se davvero BioWare dovesse trovare tempo e risorse per ripensare da zero un intero gioco, sarò il primo a ritornare di gran gusto sul titolo per capire cosa e come è stato cambiato, ma a oggi la realtà è incredibilmente diversa, con gran parte dei videogiocatori che subita la delusione sono tornati di corsa su Destiny 2 in vista della Stagione del Ramingo, o meglio su The Division 2, una serie che partendo male e recuperando molti punti nel giro dei tre anni di vita del primo capitolo è tornata alla ribalta con un sequel ottimo, laddove Massive e Ubisoft sono stati gli unici ad aver imparato dai loro errori, ad aver ascoltato la community per ripensare e riplasmare il gioco al fine di renderlo incredibilmente più fruibile. E pensare che molti avevano già definito anticipatamente Anthem come l’anti-Destiny, mentre The Division 2 era stato dato per spacciato così come il suo predecessore. In tutto questo, ciò che mi sembrerebbe più logico attualmente per BioWare sarebbe l’abbandono definitivo Anthem, lasciarlo morire sperando che possa essere facilmente fagocitato dalla Rete e dimenticato il prima possibile, magari concentrando davvero più energia possibile su Dragon Age 4 e lavorare con calma.

Altrimenti, la via del supporto infinito atto a rivoluzionare tutto il gioco è sempre dietro l’angolo ed è molto più probabile. Hello Games con No Man’s Sky è riuscita in un’impresa incredibile, cambiando drasticamente un intero gioco nel giro di tre aggiornamenti ben mirati con meno risorse di BioWare, quindi magari lasciando il gioco per qualche mese sabbatico al proprio destino, per poi ritornare in pompa magna con modifiche drastiche, aggiungendo tutti quei contenuti che mancano e ottimizzando un pelo l’endgame, allora sì, potrebbe valere la pena salvare un titolo come Anthem. Ma in capo a tutto questo c’è un’unica, grande verità: BioWare è palesemente allo sbando, e mai ci saremmo aspettati il verificarsi di una situazione del genere da una casa che ha dato i natali a titoli che al solo pensiero ci fanno venire gli occhi lucidi. Capcom è risorta dalle ceneri – fare qualcosa di peggiore di Umbrella Corps era davvero difficile – e nonostante la situazione sia più tragica del previsto, voglio pensare positivo e cercare di vedere la luce in fondo al tunnel, sia per Anthem che per BioWare.

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