Quando la colonna sonora fa il videogioco

colonna sonora demon's souls editoriale

È più forte di me, quando un videogioco è accompagnato da un’ottima colonna sonora sono molto più propenso a giocarci, anche se il titolo in questione dovesse rivelarsi un prodotto tutto sommato dimenticabile per molti altri aspetti. Un esempio in questo senso può essere rappresentato da Dandara, un metroidvania sulla carta davvero affascinante con qualche trovata di gameplay piuttosto intrigante (la protagonista non può camminare o muoversi in maniera tradizionale, ma può soltanto saltare da una superficie all’altra seguendo traiettorie trasversali). Ebbene, nonostante non sia davvero riuscito a farmela piacere, l’opera prima dei brasiliani di Long Hat House ha dalla sua una soundtrack mozzafiato che da sola mi ha spinto a raggiungere i titoli di coda.

il primo Dark Souls è ancora lì che mi guarda dalla mensola della libreria

È tuttavia vero anche il contrario, e cioè che un videogioco con una colonna sonora derivativa – se non proprio assente – perde tantissimi punti sulla mia personalissima scala di gradimento, perciò in molti casi arrivo controvoglia fino alle battute finali. Questa mia fissazione verso le tracce musicali è il motivo per cui non riesco a giocare a quelli che sono considerati dai più come dei veri e propri capolavori: i vari Souls targati FromSoftware. Demon’s Souls è stato uno dei primi titoli a cui ho giocato su PlayStation 3, portandolo a termine con molta difficoltà, e non solo per l’elevato livello di sfida che da lì in avanti sarebbe diventato il marchio di fabbrica di tutte le successive produzioni della software house giapponese. Come ben saprete, nei titoli della serie firmata da Miyazaki e compagni non esiste un accompagnamento musicale, se non durante gli scontri con i boss e in altre limitatissime circostanze, cosa per me davvero inaccettabile, tanto che il primo Dark Souls è ancora lì che mi guarda dalla mensola della libreria, inconsapevole del fatto che per questo motivo non verrà mai completato.

A questo punto una precisazione è d’obbligo, prima di essere messo alla gogna in pubblica piazza dai fan più accaniti delle opere FromSoftware: non metto in dubbio la bontà della formula ludica di questi giochi, mentre comprendo benissimo che la decisione di non fornire una colonna sonora continua lungo tutta l’esperienza sia una precisa scelta di game design volta ad enfatizzare l’immersione del giocatore, tuttavia nel mio caso ha sortito l’effetto diametralmente opposto, riuscendo ad allontanarmi da un franchise che altrimenti avrei amato senza alcuna riserva, ne sono certo.

è di importanza vitale che la traccia giusta si trovi esattamente nel momento giusto

Per quanto mi riguarda, un’ottima colonna sonora è essenziale per imprimere un certo videogioco nella memoria, ma da sola non basta: è di importanza vitale che la traccia giusta si trovi esattamente nel momento giusto per cementare tanto il ricordo dell’opera di turno quanto di quello del pezzo musicale correlato. Un’impresa tutt’altro che facile, dal momento che la traccia sbagliata può davvero fare la differenza nel momento topico di un determinato titolo. Pensate per esempio alla scena madre di Halo 5 (chi ci ha giocato capirà senz’altro) senza Dominion, o al climax finale di Uncharted 4 senza Brother’s Keeper, o ancora all’adrenalinica fuga dall’Albero Ginso di Ori and the Blind Forest priva di Restoring the Light, Facing the Dark ad accompagnare la folle corsa contro le acque dirompenti. Tutto questo senza scomodare i grandi classici del passato che devono la loro fortuna anche alle loro soundtrack, come i vari Final Fantasy, The Legend of Zelda, Sonic, Super Mario, Castlevania, giusto per citare i primi che mi sono balzati alla mente. Ecco, ora che li avete letti sono certo che nella vostra testa stiano volteggiando le note di almeno un paio di tracce appartenenti a queste saghe, fosse anche il motivetto del primo livello di quel Super Mario Bros. classe 1983, un pezzo che anche chi non ha mai toccato un videogioco in vita sua conosce.

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