Odio le escort mission | Editoriale

escort mission editoriale

C’è una cosa che non concepisco: le escort mission. Non hanno senso. Non lo hanno perché smorzano il ritmo di gioco, spesso aggiungendo la frustrazione a situazioni ludiche già di per sé dimenticabili. Scortare un personaggio da un punto A a un punto B è agghiacciante, e lo è non perché l’idea di proteggere un PNG sia di per sé sbagliata, ma perché gli sviluppatori non sono (ancora) in grado di programmare un’intelligenza artificiale capace di adattarsi a tali situazioni. Quante volte avete dovuto ripetere una escort mission perché il PNG di turno si è frapposto tra voi e i nemici? Quante volte non siete riusciti a rianimarlo (in caso il gioco preveda questa possibilità)? Quante volte il poveretto ha deciso di farla finita lanciandosi nel bel mezzo della pioggia di proiettili diretta proprio verso di lui?

non credo possa esistere al mondo qualcuno che ami fare da balia a una scheggia impazzita

A me è capitato per l’ennesima volta proprio lo scorso weekend, mentre affrontavo la campagna di Gears 5. Durante il secondo atto veniamo incaricati di acquisire un cilindro pieno di materiale esplosivo trasportato da Jack, il simpatico drone volante che accompagna il gruppo. Ora si presuppone che in un cover shooter come il quinto Gears of War non manchino le coperture dietro le quali nascondersi mentre tutto intorno si scatena l’inferno, e in effetti è così: peccato che Jack non stia mai fermo in un punto, bensì debba per forza lanciarsi nella mischia nonostante non possa nemmeno utilizzare le sue capacità offensive, impegnato com’è a badare a quella che di fatto è una vera e propria bomba.

Se a pochi mesi dal 2020 non siamo ancora in grado di programmare un’IA capace di non suicidarsi ogni due per tre, allora forse sarebbe il caso di evitare di inserire queste missioni nei videogiochi moderni, non credete? Alla fine il sentimento nei confronti di queste sezioni di gioco è comune: c’è davvero qualcuno a cui piacciono? Onestamente non credo possa esistere al mondo qualcuno che ami fare da balia a una scheggia impazzita, col rischio di dover ripetere più e più volte una parte di un determinato livello. In tali frangenti arrivo a provare un odio viscerale per il personaggio da scortare, o addirittura ad augurare una bella colite a chiunque abbia avuto la geniale idea di inserire una escort mission in un titolo che fino a quel momento mi stava piacendo parecchio.
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non tutte le missioni di scorta sono il male assoluto

Devo però fare una precisazione: non tutte le missioni di scorta sono il male assoluto. Ci sono giochi che riescono a valorizzarle al meglio eliminando dall’equazione la variabile dell’intelligenza artificiale. Penso ad esempio ad alcuni strategici e tattici – sia a turni che in tempo reale – in cui gli spostamenti dell’oggetto o del personaggio da proteggere sono interamente sotto il controllo dell’utente. Per non parlare di titoli che fanno della escort mission la loro unica ragion d’essere, come Ico o il più recente Fall of Light, ispirato proprio al capolavoro di Fumito Ueda. In questi casi il controllo degli spostamenti dei comprimari è almeno in parte demandato al giocatore visto che basta prendere per mano il PNG per farlo muovere assieme al personaggio principale. Appare dunque chiaro che il problema di queste missioni sia da ricondurre quasi esclusivamente ai progressi nel campo dell’intelligenza artificiale, o per meglio dire all’assenza di passi avanti in questo ambito. Detto questo, sono dell’idea che sarebbe meglio evitare di inserire tali incarichi nei videogiochi, perlomeno finché non sarà possibile dar vita a compagni dotati di un minimo di spirito di autoconservazione.

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