La rivincita dei panchinari

Remnant from the ashes video laboratorio di leto

Dopo una prima stesura mi sono accorto che, invece dell’editoriale settimanale, mi ero imbarcato in una seconda recensione di Remnant: From the Ashes, con una pletora di caratteri atti a lodare senza filtri l’ultima creazione dei ragazzi di Gunfire Games. Però su queste pagine virtuali è già presente l’ottima analisi di Daniele, quindi ho raddrizzato il tiro, concentrandomi sulle mie ultime avventure videoludiche.
Bene, che abbia passato poco più di 60 ore su Remnant penso sia chiaro. In realtà 60 ore non più verificabili dato che il recente aggiornamento gratuito che andava ad aggiungere un nuovo dungeon sulla Terra ha corrotto irrimediabilmente il mio salvataggio, costringendomi a ricominciare tutto dall’inizio, ma non è questo che voglio sottolineare. Remnant è stato una sorpresa folgorante: un palese doppia A che si è dimostrato, nelle meccaniche quanto nell’offerta di gioco proposta, un titolo che non ha nulla da invidiare a giochi più blasonati. Certo, il lancio in sordina è stato un po’ un suicidio, ma una volta ogni tanto il passaparola del web sta tenendo l’attenzione sempre alta e vigile e di questo ne sono ben contento.
Altro giro, altro regalo: GreedFall. Chi lo avrebbe mai detto che anche questo mi sarebbe piaciuto da morire? I ragazzi di Spiders erano al pari passo di quelli di Piranha Bytes, studi di sviluppo con forti radici, che difficilmente riuscivano ad approcciarsi agli standard qualitativi odierni – l’ultimo The Technomancher di Spiders non l’ho proprio mandato giù, e sono così affezionato alla saga di Gothic che a vedere i Piranha Bytes ridursi con titoli quali ELEX mi piange il cuore e spero che l’entrata nella scuderia di THQ Nordic possa fare bene al team tedesco.
In tutto questo mi preme sottolineare quanto non sia un grande fruitori di titoli che abbiano come background storie dal sapore fantasy e, tralasciando alcune esempi clamorosi come il già citato Gothic o The Witcher 3, anche GreedFall entra di gloria nel Pantheon di videogiochi che riescono a farmi piacere ambientazioni a me così ostiche.bigben interactive spiders greedfall uscita

piccola rivincita di tutti quei titoli sicuramente meritevoli che vengono quotidianamente messi in ombra dall’ego gigantesco di altrettanti lavori

Questa particolare situazione fa il paio con la tacita morte di Anthem. Avrete sicuramente seguito gli ultimi aggiornamenti del titolo BioWare: con un comunicato ufficiale e dopo che diversi membri del team hanno abbandonato la nave, gli sviluppatori non staccano la spina al progetto ma dedicheranno meno tempo ad aggiornarlo, ammettendo che il gioco ha bisogno di una rifondazione da zero, impraticabile allo stato attuale, assicurando però di metterci più toppe possibili, con piccoli aggiornamenti stagionali. In questi casi leggere tra le righe è d’obbligo e tutto ciò non fa altro che confermare una situazione disastrosa per quello che sarebbe dovuto essere il titolo che avrebbe salvato BioWare dal baratro. Dei tanti reclami pubblicitari, articoli, stream e video confezionati a dovere, è rimasta una promessa non mantenuta, che ha allargato ancor di più la delusione.
Poi, a colmare questi piccoli vuoti, arrivano titoli insperati quali Remnant e GreedFall che, se messi a confronti con il panorama odierno delle grandi produzioni, sono la rappresentazione tangibile di una piccola rivincita di tutti quei titoli sicuramente meritevoli che vengono quotidianamente messi in ombra dall’ego gigantesco di altrettanti lavori che decidono di gonfiarsi il petto di buone parole ancor prima di gettarsi sul mercato. Sono giorni dunque che sto provando un piacevole senso di appagamento nel giocare queste perle, riuscendone ad apprezzare in toto il lavoro svolto dagli sviluppatori, nei loro limiti produttivi e di budget, capaci di mettere tanta passione da riuscire ad essere contagiosa, mouse, tastiera e pad alla mano.
Stessa cosa tocca anche il genere sportivo dove, tra un NBA, un FIFA e un PES e in attesa del nuovo Football Manager, ho passato l’ultima settimana dietro un titolo indie delizioso tutto italiano che non vedo l’ora di affrontare su queste pagine nei prossimi giorni. Con tutta questa scelta nella mia libreria, appena tornato a casa, sto andando sempre a finire su giochi a cui mai avrei pensato di dedicare così tante ore.
Credo sia un effetto naturale, di riciclo, quando c’è il momento di buio dove tutto sembra allo sbando ci si aggrappa con forza alle idee genuine e ben realizzate e stessa cosa sta accadendo in questo periodo, con decine e decine di titoli che si fanno guerra aperta, tra lootbox e missioni intrinseche con intenzione di furto di fanbase, sto trovando rifugio nel mondo indie e nei titoli meno blasonati, uscendone più appagato di prima.

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