Il nome dell'avatar

Allorché l’esperienza ludica aveva inizio esaminando gli itinerari su di una mappa tangibile, si ampliava studiando il manuale di gioco – rigorosamente cartaceo – e si arricchiva pianificando background e professione per il proprio alter ego, scegliere un nome risultava impresa particolarmente impegnativa, poiché sapevamo che le azioni dell’avatar sarebbero restate come una traccia indelebile nelle pagine di una storia fantastica. E una volta compiuta l’ardua scelta, i personaggi del party e quelli non giocanti si sarebbero rapportati a noi col nostro bel nome: altisonante e nobile, oppure maledetto e in grado di incutere timore. Scegliere un nome appropriato era dunque IL passo fondamentale per dimostrare di essersi calati nella parte, di aver assorbito il lore di un mondo immaginario.

Forse vi sembrerò eccessivo se dico che il sottile gusto di giocar di ruolo mi pare invero passato di moda, ma in rete mi capita di assistere alle scorribande di tale “pippo98” (nome di pura fantasia, ovviamente), che si aggira per le rovine depredate di una Washington post-apocalittica; sgomento sono testimone delle gesta di imperiali dai nomi squisitamente anglosassoni e di argoniani che si chiamano “Mario”, un nome che persino il manuale del primo Fallout “sconsiglia” di affibbiare al personaggio giocante (scusami, Boss, ma è davvero così!)(sereno, sono già abbastanza di bar con il mio nome, ndMario); esterrefatto, osservo YouTuber battezzare il proprio avatar con l’“orribile” – e decisamente poco appropriato – nome del canale!

nome avatar

Nell’era del doppiaggio stellareTM, inoltre, i giochi impongono sovente protagonisti con un nome o cognome predefinito (Geralt, Hawke, Shepard,…), o peggio eroi senza nome e senza passato, colpiti da “contagiose” amnesie. Ed è orrendo, in Mass Effect, sentirsi chiamare Shepard dai compagni d’avventura, soprattutto da quelli più intimi (quelli con cui è possibile andare a letto, per essere espliciti).

laddove molti ci assegnano forzatamente un nome, Fallout 4 ci concede una piccola gioia

Fallout 4, in questo senso, ci concede una piccola, vacua gioia: la possibilità di sentire pronunciato il nome proprio (scelto ad inizio avventura) da un potenziale companion; e questo grazie ad un database che contiene svariate possibilità. Inutile, dite? Eppure io ho percepito un incremento del fattore immedesimazione non del tutto trascurabile, perché il nome non è solo un insieme eufonico di lettere, è anche e soprattutto una dichiarazione di intenti, un compendio delle azioni passate, presenti e future.

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