Dante vs Shakespeare

Ogniqualvolta si prospetta la mancata traduzione di un videogioco di spicco, immancabilmente, si scatenano su forum e social due fazioni antipodiche , ad esempio col recente caso di Baldur’s Gate III.traduzione videogiochi italianoDa un lato abbiamo i portabandiera dell’italico idioma, che vorrebbero tutto tradotto sempre e comunque, perché «L’italiano è la lingua più bella del mondo»; dall’altra parte della barricata, abbiamo i propugnatori della lingua di albione la cui filosofia, in genere, si può riassumere così: «È inconcepibile, nel 2250 (!), non conoscere la lingua di Shakespeare. L’inglese è la favella del futuro». Ecco, a costo di dimostrare un anacronistico campanilismo, personalmente, spero che quel futuro non arrivi mai, né vorrei che la lingua del domani diventasse un idioma ibrido come quello cui si accenna in Blade Runner (l’originale del 1982). Perché? Perché l’italiano è la lingua più bella del mondo!

Parliamo di una lingua estremamente ricca che “ogni giorno” mi vede scoprire “nuovi” vocaboli, e che ogni dì si arricchisce di nuovi lemmi, anche se tenderei a escludere “petaloso”! Cantanti lirici di tutto il mondo recitano le bellissime opere e arie italiane, e poi abbiamo Benigni che legge Dante. L’inglese, di contro, è più “semplice”, basta confrontare l’indicativo presente per un esempio davvero elementare: due “sono” a fronte di quattro “are”. L’inglese, inoltre, è una lingua che manifesta uno scollamento – anche fastidioso, se vogliamo – tra scritto e parlato, tanto che mi è sempre sfuggito perché si dica “scul” in vece di “school”, “pul” a fronte di “pool”, mentre “door” venga pronunciato “dor”. Perché non “dur”, insomma?traduzione videogiochi italiano

l’inglese è una lingua “semplice”

Goliardia a parte, in inglese i verbi irregolari sono meno frequenti e meno ostici da gestire, cionondimeno li “conosciamo” tanto quanto sappiamo padroneggiare i nostri. Ricordo ancora, al tempo ormai perduto degli acquisti “fisici”, di essermi recato presso un negozio in cerca di Risen di Piranha Bytes, pronunciato così come è vergato. E rammento anche il commesso che – con molta indulgenza, va detto – mi corresse dicendo: «Ah, cerchi Raisen». Peccato che “risen” (sorto, innalzato) sia il participio passato di “to rise” (to rise, rose, risen) e che si pronunci proprio come è scritto, con la “s” che profuma di “z”, se vogliamo essere pignoli.

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