Elogio della meta-mediocrità – Editoriale

Alla stregua di una comparsa il cui momento di entrare in scena non giunge mai, da dietro le quinte ho osservato con curiosità l’arrivo di Outriders (metascore 75/PC), il looter shooter degli stessi autori di Bulletstorm (82/PC), lo studio People Can Fly. Non posso negare che a guidare il mio sguardo ci fosse anche un pizzico di avidità, la stessa con cui mi sono approcciato alla demo pubblica.

mediocrità editoriale

D’altro canto le ore passate ad amoreggiare con Destiny 2 (83/PC) sono l’inconfutabile testimonianza di quanto sia sensibile alle avances del genere e, a ben vedere, il sentimento ha radici assai profonde in me: c’è stato più di un semplice flirt con i primi due Borderlands (rispettivamente 81 e 89/PC), ho sfiorato voluttuosamente l’ubisoftiano The Division 2 (84/PC) e ho permesso ad Anthem (59/PC) di spezzarmi il cuore quando ancora non lo regalavano con le patatine. Al di là della mia naturale inclinazione, tuttavia, c’era dell’altro mischiato alla curiosità e all’avidità, ma non mi riferisco alla dabbenaggine che m’ha fatto buttare 30€ sul defunto flop del duo BioWare/EA pensando di aver fatto un affare.

NON POSSO NÉ SCENDERE NÉ SALIRE!

Durante la prova del segmento dimostrativo di Outriders sono stato combattuto fino alla fine sul giudizio da affibbiargli: ogni sessione di gioco mi lasciava convinto e perplesso allo stesso tempo, a metà dell’imperscrutabile guado fra il sì e il no, immoto sulle mie congetture come Aldo sulla scogliera in Tre uomini e una gamba. Per uscire dall’impasse mi sono messo nei panni di chi si sarebbe occupato della recensione e ho tentato di figurarmi a più riprese cosa avrei scritto al suo posto. Per quanti tentativi facessi, il risultato era sempre contrastante: a ogni pro saltava fuori un contro, a un pregio corrispondeva puntuale un difetto. E così, in bilico sul confine fra il bianco e il nero, ho passato svariate ore a cercare il bandolo della matassa fra una moltitudine di cadaveri, senza però cavarne un ragno dal buco.

Il giorno in cui il nostro Marco ha partorito la recensione ammetto di aver tirato un sospiro di sollievo. Leggendola, ho compreso la verità che era nell’aria e che non volevo vedere: non sono io quello troppo spocchioso e troppo snob, è proprio Outriders a essere né capolavoro né ciofeca ma “solamente” un’onesta via di mezzo. Nessuna velleità di perfezione, niente false promesse di rivoluzione: spari, usi le abilità, ti diverti, gameplay loop, fine delle menate. E i ghirigori ludici? I fronzoli di design? Gli ammennicoli? Manco un orpello piccolino? Nada de nada. Circolare, forza.

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