Sony: se non puoi copiarli, comprali

Avevo questo editoriale in mente da diverso tempo, maturato nel corso dei mesi e che ha avuto origine quando, non molto tempo fa, Sony PlayStation ha acquisito Bungie, storico studio che ha dato i natali a titoli quali Marathon, Halo e Destiny.Destiny 2 Festival delle Anime Perdute 2021Girovagando nella mia bolla social, mi sono trovato a chiacchierare con gente che era lì a chiedersi perché Sony, come mossa di risposta alla mega acquisizione di Blizzard Activision da parte di Microsoft, avesse preso uno studio con all’attivo solo un gioco, Destiny 2. Da una parte è stato assai difficile spiegare che questa mossa era tutto fuorché una risposta a Microsoft, dato che il lasso di tempo tra i due eventi (circa un mese) era relativamente breve e acquisizioni da miliardi di dollari di solito vengono precedute da mesi – se non anni – di tacite trattative. Dunque, tolto il dubbio sul primo punto, il secondo è giustamente l’argomento più appetibile sul mero tavolo delle disquisizioni: perché acquisire Bungie?

tolto il dubbio sulla risposta a Microsoft, l’argomento centrale sul tavolo delle disquisizioni è… perché acquisire Bungie?

Potrebbe essere che Sony sappia qualcosa che noi non sappiamo, oppure che stia cercando di giocare le sue carte su un terreno che vede ancora pochi contendenti, una zona di lavoro dove poter optare manovre di mercato interessanti. In qualche modo, alcune produzioni, il successo di altri titoli e Sony che investe su Bungie ci fanno ben intendere che l’obiettivo futuro saranno proprio i games as a service, gli unici titoli che, affiancando le solite megaproduzioni single player targate Sony, possono concretamente creare un fandom e una community da cibare e sfruttare per anni.

Ricordate quando Microsoft anni fa venne spernacchiata perché intenzionata a puntare anche sul mercato PC? Oggi ci ritroviamo con la stessa Sony che si sta aprendo a quel mercato, portando attenzione e numerose esclusive sulle macchine di tutto il mondo, PC e console.

a distanza di mesi proviamo a dare una risposta alla domanda: perché Sony Playstation ha acquisito Bungie?

Dunque, perché puntare su quel mercato e perché prendere Bungie? Una risposta pratica è arrivata – involontariamente – con il destino di alcuni titoli: Halo Infinite, Babylon’s Fall o, perché no, anche Marvel’s Avengers in qualche modo rappresentano una direzione sostanzialmente fallimentare.

343 Industries, dopo l’ottimo lancio di Halo Infinite, si è letteralmente persa: con la voglia e necessità di rendere il gioco, tramite l’ottimo multiplayer, un piccolo live service, si è ritrovata in un’organizzazione confusa, stagioni annunciate e poi spostate, il giusto malcontento tra i giocatori di Halo Infinite che si chiedono il perché di questo trattamento inglorioso a un simile storico franchise.

Halo Infinite multiplayer

Proprio pochi giorni fa, Square ha annunciato la chiusura dei server di Babylon’s Fall per il febbraio 2023. Un titolo live service che mai è decollato, afflitto da problemi tecnici incredibili, addirittura insanabili, che hanno mostrato nel tempo come la natura del progetto di Platinum Games sia stata mutata, con la specifica richiesta da parte di Square di trasformarlo in un live service. Lavori stravolti, malcontento generale, impossibilità di gestire il carico di pressione e innumerevoli contenuti da sfornare hanno fatto sì che Babylon’s Fall durasse meno di uno starnuto. Non sto ad approfondire il caso il fallimentare Anthem, dato che ho avuto modo di scriverne in più di un’occasione (qui, qui e qui, tre articoli per un progetto morto, poi dite che la passione non è di casa TGM), altra situazione dove la natura iniziale di un progetto cambia a favore di una svolta da live service, ma il problema comincia a farsi sempre più chiaro: per fare game as a service, serve gente che li sappia fare.

Marvel’s Avengers è stato forse il primo caso di gioco ibrido, gustoso nella parte single player, ma terribile in quella online, con quest’ultima che risulta con ogni probabilità un’aggiunta decisa in un secondo momento, per giustificare il supporto e la vendita nel lungo periodo. Il risultato è stato un flop economico che ha dell’incredibile considerata la potenza del marchio Avengers pensato oggi nel 2022.

Sony, quindi, sembra essersi mossa in una zona tanto inedita quanto potenzialmente funzionale: se voglio fare un live service e investire in quel mercato, perché rischiare di fallire con un progetto nuovo? Ecco che arriva l’assegno dalle parti di Bungie per il supporto (senza esclusiva, chiaramente, giacché non ha senso comprare un centro commerciale per poi decidere di farci entrare solo le persone con gli occhi azzurri) a lungo periodo su Destiny 2, per poi finanziare i due giochi inediti di Bungie già annunciati, anch’essi altri live service.

Che piaccia o meno, a quasi dieci anni dal debutto e tra alti e bassi, Destiny è sempre stato lì, un titolo che ha tenuto sempre alta l’attenzione della community e dell’industria videoludica, con la stessa Bungie che nel corso del tempo si è vista prima indipendente, poi sotto Activision, “divorziata” da quest’ultima e ora al soldo di Sony, coi lavori su Destiny che non hanno mai visto un giorno di arresto.

Destiny 2

Dunque, a ripresa del titolo di questo articolo, se non riesci a copiare un modello produttivo e di sviluppo nel tempo, allora è meglio comprare chi è riuscito ad avere successo.

Scelta criticabile e priva di coraggio? Probabilmente, ma nel corso di questo 2022 sono tanti  i giochi – come anche gli studi di sviluppo – che stanno mettendo in cantiere games as a service senza la certezza di una successo immediato. Forse Bungie ci riuscirà, ma anche qui siamo nel campo delle ipotesi. Eppure, mosse del genere potrebbero evitare spiacevoli capitomboli come quelli capitati ad Halo Infinite e Babylon’s Fall.

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