Secondo me vale almeno 78, massimo 79

voti recensioni editoriale

Ah, i voti delle recensioni, croce e delizia del nostro meraviglioso mondo. Ogni anno rispunta una discussione inerente alla loro utilità, sul fatto che sia impossibile riassumere un’intera opera videoludica utilizzando una semplice cifra e sull’importanza di Metacritic nel duro mercato dei videogiochi. Proprio in questi giorni, dopo aver sfornato le recensioni di Final Fantasy XV e The Last Guardian, sia la critica che l’utenza si sono spaccate in due fazioni, in una specie di guerra civile a colpi di numeri e pareri in cui, senza risparmiare insulti, si cercava di fornire il proprio giudizio. Così, puntualmente, mi ritrovo a meditare su quanto siamo legati a quel dannato valore numerico. Nel nostro ambiente come in qualsiasi altro, sia ben chiaro.

Per quanto se ne dicano di peste e corna, sono fermamente convinto che un voto sia necessario. Non perché con esso si riesca a spiegare meglio quanto sia divertente o meno un videogioco, ma perché inconsapevolmente ne siamo dipendenti: a tutto ormai schiaffiamo in faccia un’etichetta, che esso sia un libro, un film o addirittura una persona sui Social Network, come ci insegna Black Mirror ma che già accadeva in tempi non sospetti su vari siti in cui era possibile votare ragazze e ragazzi (ricordi delle scuole superiori, non chiedete). Per intenderci, ogni lunedì troviamo addirittura i voti che hanno preso i giocatori di calcio nelle partite del giorno precedente, e non venitemi a dire che questa pratica non faccia sorridere. Per questo motivo, per quanto io sia dannatamente curioso di levare quel valore numerico dal testo di un articolo, temo che a conti fatti cambierebbe ben poco, e scommetto che qualcuno, morendo dalla curiosità, continuerebbe a domandarlo comunque su Facebook o su qualche altro canale privato, sotto forma di “confessione segreta”.

Il voto è sì parte fondamentale di una recensione, ma non è di certo l’elemento più importante

C’è però un fatto su cui io non transigo: il voto è sì parte fondamentale di una recensione, ma non è di certo l’elemento più importante. Tale valore deve essere sempre, sempre e ripeto sempre accompagnato da un testo che argomenti il giudizio del recensore, che non può e non deve essere ignorato. È proprio grazie a quei lunghi testi (per cui, diciamocelo, a volte tiriamo testate sulla scrivania) se possiamo esprimere le nostre personalissime idee su un videogioco, mettendo nero su bianco eventuali dubbi, pareri e perplessità e, solo alla fine, soppesare pro e contro cercando di trasformare il tutto in un valore numerico.

Qual è il mistero dietro a un voto? Come può un povero disperato seduto davanti a uno schermo puntare il dito e affermare quale videogioco risulti appena sufficiente e quale rasenti il massimo dei voti? Tutto ciò, come potete ben immaginare, non può essere oggettivo, ed è fondamentale ricordarlo il più spesso possibile: il recensore scrive un articolo basandosi sulla propria esperienza, sul legame che ha con i titoli del passato e su come una nuova opera possa entrare a far parte del suo “bagaglio videoludico”. Cosa implica questo? Anno dopo anno è sempre più difficile “stupire” il giocatore, e di certo non basta la solita “pappa riscaldata” a strappare una sufficienza. Siamo alla ricerca di idee innovative, di meccaniche originali, di storie capaci di tenerci con il naso incollato allo schermo e, perché no, di metodi alternativi per presentare un genere che rischia di puzzare di vecchio.

voti recensioni editorialeVolete farvi una risata? Questa metodologia di valutazione vale soltanto per me. Credo sia impossibile far andare d’accordo più teste (e più penne) su come si debba valutare un’opera, ma scendendo a compromessi con questo antico retaggio, quello del voto, continuiamo ad accettare di buon cuore (e a pretendere) l’utilizzo di quel fastidioso numeretto. L’unica cosa che accomuna bene o male tutti i redattori, invece, è ciò che si trova scritto nel corpo della recensione, quel lunghissimo testo che fin troppo spesso si salta per passare direttamente al punteggio finale. Senza scherzare, pur scrivendo le stesse identiche frasi, due recensori potrebbero affibbiare a un titolo valori incredibilmente diversi. Chi dei due ha sbagliato? Chi dei due ha ragione? Nessuno, ovviamente.

Credo che continueremo ad avere a che fare con i voti ancora per molto, moltissimo tempo

Come sopravvivere alla giungla dei voti, quindi? È necessario trovare qualcuno che sia particolarmente affine ai nostri gusti, con cui magari condividiamo i titoli preferiti e lo stesso entusiasmo per un genere: in questo modo è difficile subire delusioni, e sia il nostro tempo sia i nostri soldini saranno relativamente al sicuro. Se in questo momento state leggendo queste righe è perché, con tutta probabilità, avete cominciato a giocare con il Commodore 64 o con l’Amiga e vi sentite particolarmente vicini ai gusti di un mucchio di vecchi babbioni che, nonostante la senilità, continuano a “scrivere di giochini”. Oppure siete semplicemente dei buongustai, e in tal caso come darvi torto?

Comunque sia, credo che continueremo ad avere a che fare con i voti ancora per molto, moltissimo tempo, e ciò che ritengo fondamentale è che NON esiste la verità assoluta: nessuno ha torto o ha ragione innanzi a un parere diverso dal nostro. Gusti diversi. Esperienze diverse. Aspettative diverse. Tutte variabili che vanno a modificare quel numeretto così importante e che rendono le recensioni così tanto soggettive. L’importante è sapere che non può esistere un parere “oggettivo”, in modo tale da poter comprendere al meglio il significato di un articolo e riuscire così a interpretarlo al meglio. Una volta capito questo piccolo segreto di Pulcinella ci faremo molto meno sangue acido e, magari, accetteremo più volentieri idee discordanti dalle nostre.

Ah, e secondo me questo editoriale è da 68/100: è tardi, ho sonno, temo di avere un po’ di febbre e l’argomento non è dei più comodi. Si poteva fare di meglio, ma si apprezza comunque lo sforzo.

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