Una tasca piena di lanugine

Una tasca piena di lanugine Editoriale 01

Avete capito bene: lanugine, e mai avrei pensato di usare siffatta parola in un articolo. La colpa, se così possiamo dire, è di The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy (Guida Galattica per gli Autostoppisti): giocato in clamoroso ritardo, il capolavoro di Douglas Adams regala, come tutte le avventure Infocom, gustosissimi feelies, orpelli squisiti appartenenti ad un’epoca del VG che potremmo definire “tattile”, e fra le altre cose ci omaggia di un bel batuffolo candido posto in una busta di plastica serrata nello scrigno della confezione originale.

Orbene, quella medesima, sofficissima sostanza si è rivelata, con fare decisamente profetico, apripista di tutta la fuffa che avremmo accumulato nelle nostre scarselle virtuali in anni di GDR e avventure grafiche, in sparatutto “spuri”, frenetici hack ‘n’ slash e action-adventure con la mania dei collezionabili. La lanugine in questione, dunque, può essere vista come sinonimo dell’accessorio inutile, della bardatura ricercata a fini puramente estetici, dei thermos di caffè sparsi per i livelli di Alan Wake, e di tutte le posate di peltro che abbiamo involato dalle tavole imbandite di Tamriel (sì, anche a costo di incorrere in un severissimo: “Stop right there, criminal scum!”). E, naturalmente, del pollo di gomma, quello con la carrucola nel mezzo.

Una tasca piena di lanugine Editoriale 02

il giocatore è destinato a raccattare la “sporcizia” e a sottoporla ad una minuziosissima raccolta differenziata

Ci ho fatto caso solo recentemente osservando un let’s play di Fallout 3, ma il tempo passato ad analizzare, organizzare ed epurare l’inventario occupa un quantitativo di ore considerevole, soprattutto se rapportato alla durata media dell’esperienza ludica, un lasso che tende a diventare addirittura preponderante quando abbiamo a che fare con lunghe “liste della spesa”, fortunatamente divise in etichette per genere (armi, armature, pendagli, commestibili,…), ma pur sempre tediosissime da scorrere. E nemmeno sono un fan dell’inventario a caselle/quadretti, se questo viene invaso da pozioni quasi tutte identiche nell’aspetto (Morrowind); vari erbaggi, corolle di fiori e organi di mostri (The Witcher), oppure “ciuffi” di frecce e proietti per fionda (Baldur’s Gate).

Che dire, poi, della “fatica” necessaria per disfarci del superfluo? Sì, perché il tipico mercante dei giochi di ruolo – ma non solo – non può limitarsi a fare da semplice “cassonetto”, sentendosi immancabilmente in dovere di raccontarci la storia di una vita e di affidarci missioni insulse… per non parlare dei prezzi infimi che ci fa! In testa, a cavalcare questa filosofia, troviamo BioWare, che con Dragon Age II ha creato un’apposita tab denominata “junk”, così, senza pudore. Abbiamo a che fare con spazzatura, dunque, e giocare, per lunghi tratti, non diventa altro che il lavoro di un operoso netturbino, un operatore ecologico certificato dai developer destinato a raccattare la sporcizia lasciata in giro e a sottoporla ad una minuziosissima raccolta differenziata!

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