I videogiochi dell'influenza

I videogiochi dell'influenza spec ops the line

Capita, un paio di volte all’anno per lo più, di stare male. Le influenze di stagione colpiscono impietose, ma anche il corpo che invecchia e che si “rompe” contribuisce talvolta allo stop delle normali attività. Niente lavoro, niente sport, niente figli da portare a scuola: solo dolore e fatica, da smaltire sotto le coperte a botte di Tachipirina o, nei casi peggiori (almeno per me), di antibiotici e fermenti lattici. L’unico aspetto positivo di queste situazioni emerge al momento in cui i sintomi spariscono e c’è ancora qualche giorno di limbo a disposizione, prima che l’onda della quotidianità torni nuovamente a sommergerci con impeto: è lì che il backlog può essere preso per i capelli, almeno parzialmente, e si può eliminare almeno un nome dalla lista, con una run da percorrere senza tirare il fiato.

Personalmente, le esperienze più strane (oniriche, oserei dire) della mia carriera di videogiocatore le ho vissute proprio quando fisicamente non stavo al meglio. Ad esempio, il mio cuore porta ancora addosso i segni della campagna di Spec Ops The Line: quello di Yager Development è un ottimo titolo già di base, ma le sue particolari proprietà narrative (chi l’ha giocato sa di cosa io stia parlando) sono state ulteriormente amplificate dallo stato di parziale rincoglionimento dovuto alla malattia e agli effetti secondari dei medicinali. Ancor peggio, dal punto di vista dello sballottolamento mentale, è andata con Every Extend Extra Extreme: a posteriori mi rendo conto non sia stata una grande idea passare dieci ore filate a far esplodere forme colorate con addosso ancora residui importanti di febbre (non vi dico gli incubi la notte successiva!); tuttavia, quella vissuta col titolo di Q Entertaiment non si sarebbe tramutata in un’esperienza da ricordare se l’avessi masticata a spizzichi e bocconi, nei ritagli di tempo e con la testa ben salda al suo posto.

I videogiochi dell'influenza spec ops the line every extended extra extreme

Il mio cuore porta ancora addosso i segni dell’esperienza con Spec Ops The Line

La full immersion più clamorosa, tuttavia, risale a qualche anno fa, quando dopo un’operazione all’inguine ho avuto tre settimane di nulla cosmico in cui sono dovuto restare forzatamente a riposo: poltrona davanti alla televisione, ho percorso tutta la storia di Final Fantasy XIII – un gioco che in situazioni normali non avrei provato per più di qualche ora – fermandomi solo per mangiare, dormire e risolvere le inevitabili esigenze fisiologiche. Andando ancora più indietro nel tempo, ricordo distintamente mia moglie all’ultimo mese di gravidanza: a casa dal lavoro per ovvie ragioni, la signora Conte si è dedicata a Paper Mario: Il Portale Millenario, bevendosi letteralmente le ultime ore di gioco a ridosso della data presunta di nascita della primogenita, con tanto di pad del GameCube appoggiato sul panzone.

E per quanto riguarda voi? Vi è mai capitato di avere un’infilata di giorni di malattia nei quali avete giocato cose che altrimenti avreste lasciato lì nel backlog, o che avreste vissuto in maniera totalmente diversa da una run percorsa rotolando a scavezzacollo giù per la collina?

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