Film basati sui videogiochi? No, grazie!

film basati sui videogiochi

Ieri, complice il biglietto d’ingresso a due spicci e una miracolosa giornata libera da impegni lavorativi, mi sono recato dopo mesi di astinenza al cinema. Le cose da vedere erano tante, forse troppe, eppure di comune accordo con la Signora Astro abbiamo optato per Assassin’s Creed. Io ero dannatamente curioso di vedere se la maledizione dei videogiochi trasformati in lungometraggi avesse trovato tregua. Serena, non avendo mai sfiorato nemmeno con un dito la serie targata Ubisoft, voleva invece vedere dei tizi incappucciati che accoltellavano gente, saltando da un palazzo e l’altro. Indovinate chi dei due è uscito deluso dalla sala?

Una doverosa premessa prima di continuare a scrivere: sono un pessimo spettatore. Non di quelli che parla, fa casino con le patatine e spinge con le ginocchia sullo schienale davanti, sia ben chiaro, ma quando guardo un film pretendo davvero troppo: ho bisogno di impegnarmi nel seguire i vari plot twist, magari con trame complesse, paradossi spazio-temporali, battute di gran classe, una colonna sonora in grado di farmi venire la pelle d’oca e – perché no – provare anche quella sensazione di vuoto nella bocca dello stomaco una volta giunto ai titoli di coda. Assassin’s Creed, almeno per me, ha fallito in quasi ogni ambito, dato che si è rivelato un film leggero e semplice da seguire, con qualche furbo richiamo alla saga videoludica e un mega riassuntone del background. Ciò che però mi ha davvero urtato – e chiedo scusa al buon Kikko che invece ha apprezzato particolarmente l’opera – sono stati i dialoghi sin troppo sciatti e impostati. A volte mi sembravamo talmente esagerati e “finti” che mi sarei persino aspettato di sentire il sottofondo musicale di Occhi del Cuore 2, mentre il buon Ferretti gridava il suo benestare verso la ripresa appena effettuata.

Assassin's Creed: il film dedicato alla serie ha avuto un incasso da record

Il cinema non può essere un media in grado di soddisfare un appassionato videogiocatore

Comunque, non sono qui a parlare di cinema, né tanto meno dell’ultimo lungometraggio la cui trama ruota attorno alla lotta tra Assassini e Templari che, povero lui, mi ha “solamente” tirato fuori un discutibilissimo pensiero dal cilindro magico che, con somma gioia, mi appresto a condividere con voi: il cinema non può essere un media in grado di soddisfare un appassionato videogiocatore. Ovviamente, mi riferisco ai film tratti dai videogiochi: non sono talmente pazzo da andare a smuovere registi storici e mostri sacri della cinematografia.

Cerco di spiegare al meglio il mio pensiero: il lungometraggio che ho visto è stato identico per tutti, e sia un pignolo come me, sia il ragazzo euforico seduto alle mie spalle, abbiamo assistito alla stessa trama, alle stesse battute e alle stesse scene d’azione. In un videogioco questo accade molto raramente: a seconda dei gusti personali, il videogiocatore può “addentrarsi” molto a fondo in un’opera, scoprendo intere trame secondarie, piccole chicche e interessanti curiosità. Come esempio perfetto per il mio delirio prendo in esame Dark Souls: se l’anno prossimo uscisse un lungometraggio basato sull’opera di Miyazaki potremo tranquillamente aspettarci un fantasy cupo e misterioso in cui un cavaliere, scambiando al massimo tre frasi contate con qualcuno, prende a spadate in faccia centinaia di nemici e continua a morire in modi ignobili. Coloro che hanno giocato “superficialmente” al titolo From Software, ma che comunque lo adorano per svariati motivi, potrebbero rimanerne estasiati in tutto e per tutto, mentre i giocatori che hanno analizzato ogni singolo oggetto e che hanno interpretato il famoso “lore” perdendo ore su scritti, video e discussioni su YouTube, rischierebbero di rimanerne tremendamente delusi.

film basati sui videogiochi

Davanti allo stesso prodotto due giocatori possono davvero vedere cose totalmente diverse tra loro

Lo stesso discorso può essere fatto con altre tantissime opere, a partire da qualche avventura grafica del passato sino ad arrivare a uno Skyrim a caso, che permette di perdere ore e ore dentro biblioteche a studiare testi storici, leggende, usi e costumi di Tamriel. Forse è proprio per questo che speravo in qualcosa di più dal film di Assassin’s Creed: avrei volentieri assistito a una bella spiegazione sul Credo dell’Assassino, sui motivi per cui si sacrificava l’anulare prima di indossare la lama celata e su tanti altri argomenti, ma per motivi di tempo ciò è stato impossibile.

Infine mi dilungo in un’ultima precisazione: a mio avviso il discorso che il cinema non può essere un media soddisfacente è valido solo per i videogiocatori, perché un libro, per quanto più completo e dettagliato possa essere rispetto a un’opera cinematografica, rimane comunque uguale per tutti. Possono esistere lettori più attenti, è vero, ma attualmente credo che solo il videogioco riesca a offrire la piena libertà di affrontare un’esperienza nel modo più personale possibile, dando modo di scegliere quanto “sapere” sul mondo che ci circonda. Risulta quasi assurdo, ma davanti allo stesso prodotto due videogiocatori possono davvero vedere cose totalmente diverse tra loro, e ora più che mai reputo questa caratteristica il tratto che rende il nostro passatempo preferito così magico e “inarrivabile”.

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