Quell’irresistibile nostalgia di Bank Panic

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Quando ero poco più di un pischellino, nelle sale giochi di Milano, così come nei peggiori bar di Cologno Monzese, sostavano cabinati arcade che ospitavano videogiochi di ogni tipo. Non si sprecavano le monetine da 200 lire (faticosamente guadagnate a colpi di paghetta) che infilavo a rotazione continua negli appositi slot, facendomi le ossa agli albori della storia di un medium che, da allora, di strada ne ha fatta parecchia. Tra un Donkey Kong, un Lady Bug e un Out Run, giusto per citare tre celebrità dell’epoca, personalmente preferivo sguazzare felice su altri titoli meno famosi, ma che mi regalavano un gusto unico. Ancora oggi, se ripenso ad alcuni di essi, posso tornare a quei momenti della vita, arrivando persino a sentire nelle narici il profumo di torta di mele che mia nonna mi preparava al ritorno dalla scuola, così come a rimembrare distintamente il viso di quella compagna della scuola che, per la prima volta, mi aveva creato stravolgenti pulsioni emotive.

pengoDi base, quindi, quelle poche volte che mi capita di lanciare il MAME, nonostante l’ampia scelta finisco sempre a giocare quei due o tre titoli che mi catapultano con la mente a quell’epoca lontana. Il primo della lista è sicuramente Bank Panic, probabilmente il miglior test per i riflessi che abbia mai provato, ancor più di quegli aggeggi da luna park dove occorre schiacciare impuniti marmotte di gomma a colpi di martello. Provate a dedicarci una mezz’ora, se mai l’avete fatto nella vita, e scoprirete com’è difficile nascondere tra le pieghe del cervello quel maledetto motivetto chiamato Dixie che fa da sottofondo ai nostri colpi di pistola. Il secondo videogioco del lotto è Pooyan: i maialini coraggiosi di Konami hanno da sempre suscitato in me un fascino magnetico, e ancora oggi non passa mese che non dedichi qualche minuto a sparare frecce per difendere i piccoli porcellini dalle grinfie dei lupi cattivi. Terzo, ma non ultimo in termini di importanza per gli stimoli che dona alla mia memoria, è Pengo, un videogioco dalle dinamiche semplicissime (si utilizzava un joystick e un pulsante solo) ma che nascondeva una profondità tattica del tutto ineguagliata, almeno per certi versi e considerando il periodo in cui ha fatto capolino nelle sale giochi.

Ancora oggi, se ripenso ad alcuni videogiochi, posso tornare a quei momenti della vita

Certo, la mia “carriera” di videogiocatore della prima ora è passata attraverso tanti altri titoli, sui quali al tempo ho probabilmente speso più ore rispetto ai tre sopracitati. È indubbio, però, che all’alba dei 45 anni siano proprio Bank Panic, Pooyan e Pengo, più di tutti, a rituffarmi nel brutto mare della nostalgia canaglia e a riaccendere, attraverso la più evidente delle sinestesie, la memoria sulle sensazioni che provava un piccolo ragazzino degli anni 80, alle prese con le piccole sfide che la vita cominciava beffardamente a porgli di fronte. E voi, che siete “vecchiotti” come me, ce l’avete un videogioco che riprendete in mano di tanto in tanto non per puro divertimento unicamente, ma anche per il gusto di tornare, fosse solo per qualche minuto, a riassaporare i profumi della vostra giovinezza?

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