Humble Bundle Mumble

humble bundle editoriale

Probabilmente sono io, ma ultimamente ho qualche problema con le offerte dei vari Humble Bundle. Dal punto di vista del consumatore sono indubbiamente una figata, e questo è un fatto che non può essere messo in discussione: un sacco di giochi, ultimamente anche di fascia “alta”, venduti per un tozzo di pane, con la possibilità di donare l’intero importo messo sul piatto al proprio ente di beneficenza preferito. Videogiocare + coscienza pulita = Win-win! Intendiamoci: un’operazione di questo genere ha assolutamente senso per tutte le parti direttamente coinvolte. Di certo ce l’ha per gli enti benefici, che più soldi mettono in cascina, meglio è per tutti, e su questo non ci piove; funziona per la Humble Bundle, Inc., che si fa i suoi onesti soldi, e che male c’è?

L’operazione Humble Bundle ha perfettamente senso, per le parti coinvolte

Ha perfettamente senso per sviluppatori e publisher, indipendenti o meno: gli studi più piccoli guadagnano e possono continuare a lavorare, e quelli più grandi, beh, magari non mettono monetine sonanti in cassa, ma si portano a casa pubblicità e clienti. Penso a Electronic Arts e Origin, per esempio: c’è parecchia gente che si picca di non aver mollato un centesimo al publisher americano quando organizza qualche operazione del genere, ma si è dovuta suo malgrado registrare al sistema di digital delivery per riscattare i titoli del bundle, e chissà che non ne comperi altri… Insomma, per i grossi publisher queste operazioni hanno sicuramente senso in termini di puro marketing, tant’è che negli ultimi anni i nomi coinvolti si sono fatti sempre più importanti.

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XCOM 2 svenduto a 12 dollari, quanto bene fa al capolavoro di Firaxis?

Dal punto di vista del videogioco, però, ammesso che ne possa esistere uno (o abbia senso che esista), ci sono un po’ di problemi che secondo me ha senso quantomeno evidenziare: il più rilevante è la “svalutazione” del prodotto ludico in quanto tale. XCOM 2 a 12 dollari, a qualche mese dalla sua uscita, che bene fa al mercato e alla dignità del videogioco? Nel momento in cui diventa noto a tutti che basta aspettare un numero sufficientemente congruo di tempo per giocare a un AAA, e pagarlo pochi dollari invece che i cinquanta/sessanta iniziali, quali risultati si prospettano per il mercato, e per chi in questo mercato investe e lavora? In parte, lo sappiamo già: i titoli che vanno male nelle prime settimane di disponibilità finiscono nei cestoni (appunto), e gli sviluppatori mandati a casa senza troppi complimenti. Più in generale, si va lentamente a perdere il concetto che un gioco sia bello in quanto tale, per i suoi meriti, per quanto riesce a divertire e coinvolgere, e finisce per diventare solo uno dei tanti che si affastellano nel nostro backlog, senza una sua identità, destinato a essere provato per qualche ora quando va bene, a far polvere (virtuale) sulla nostra libreria (virtuale) quando va male.

Insomma, spendere poco, pochissimo è di base una figata, specialmente se i nomi dei vari bundle sono di quelli importanti, per cui il conto della carta di credito sarebbe sicuramente stato molto, molto più alto. Non riesco però a non chiedermi se il vantaggio sia solo a breve, brevissimo termine, e se le conseguenze a lungo termine di simili politiche dei prezzi (in cui finiscono anche i saldi di Steam e GOG, ovviamente) non rischiano di essere più nocive che vantaggiose. Non ho una risposta, ovviamente, ma solo il desiderio di condividere con voi questa riflessione.

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