La potenza aliena di Elite Dangerous

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Ci sono molti modi di introdurre contenuti in un videogioco, ma quello di Elite Dangerous inerente gli alieni è sicuramente uno dei più intriganti e sperimentali mai proposti. Certo, qualsiasi moderna space-sim orientata a un’impavida verosimiglianza – come, appunto, il gioco di Frontier Developments – non può che inchinarsi alla lunga e affascinante evoluzione di EVE Online, con il suo universo vivo e mutevole puntualmente citato da Braben e Roberts; tuttavia, la meticolosa introduzione di relitti e rovine aliene lungo i mesi, “incidentalmente” scoperti dai Commander su remoti corpi celesti, ha a che fare con una simulazione visiva e formale che attualmente non ha eguali nel panorama dei giochi di fantascienza, non per ragioni di perfezione dei contenuti (anzi, i margini di miglioramento sono ancora tanti) ma per la caparbietà nell’inseguire un disegno incredibilmente ambizioso, peraltro senza perdersi in promesse sovradimensionate.

Quello dell’ultimo anno è stato un percorso di “scoperta e conoscenza”, culminato con un primo contatto nell’avvolgente e rigorosa soggettiva di una nave spaziale. In Elite Dangerous tutto è vissuto attraverso i nostri occhi, con pochi e plausibili filtri grafici, e anche questo è un manifesto del tipo di esperienza che Braben ha sempre perseguito. Il lavoro di una vita, letteralmente, senza mai perdere la rotta galattica.

SECONDA A DESTRA, FINO ALLA REGIONE OSCURA DI ARIES

Personalmente ho appreso la scoperta quasi come una news, con l’annuncio di un comandante (l’utente DP Sayre, nella versione Xbox One) che si è trovato finalmente di fronte a un’enorme nave aliena in attività, spettacolo invero superbo anche sotto il profilo meramente estetico.

Un percorso di scoperta e conoscenza, culminato nel primo incontro ravvicinato con gli alieni

Il senso stesso di Elite: Dangerous ha bisogno di tempo e dedizione, e solo a tratti sono riuscito a trovarli in mezzo ai mille impegni della vita e ad altrettanti giochi da vedere, alcuni dei quali “inevitabili” (piacevolmente, spesso, ma non sempre) per via della mia professione. Adesso, però, sono pronto a ripartire con lo stesso spirito, immerso nella messa in scena anche quando non sono al comando della mia ASP e, per questo, convinto dalle lusinghe di un metodo geniale. Ho affrontato una ristrutturazione, un trasloco e sono di nuovo in viaggio per la Via Lattea. Cose vere e fittizie si mischiano e continueranno a mischiarsi, fino a dove Elite: Dangerous avrà cuore di portarci.

È ancora difficile dire esattamente come e quando le interazioni fra giocatori e alieni, presumibilmente Thargoids, inizieranno ad avere un senso preciso. Sarebbe bello se, nell’anno di Arrival (forse l’incontro alieno più intrigante della storia del cinema, nonostante gli illustri predecessori), alcuni Commander cercassero di approcciare le navi con una qualche forma di comunicazione condivisa, e che Braben avesse predisposto qualcosa di sorprendente anche per l’evenienza. È ancora più probabile che una squadriglia prema il grilletto, naturalmente, ma anche questo fa paradossalmente parte della simulazione: a lato dello scenario dei poteri e delle fazioni, a creare le timeline future di Elite Dangerous ci sono i giocatori “veri” del 2017, ed è molto difficile che i Thargoids possano servirsi della quarta dimensione per dare un senso alla nostra sopravvivenza. Con ogni probabilità, tenteranno di sbriciolarci alla prima mossa.

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Elite Dangerous continua a sperimentare nelle direzioni, nei modi e nei tempi voluti dal suo autore

Nel prossimo futuro ci sarà modo di parlare anche di Star Citizen, e in cuor nostro speriamo ancora di potervi raccontare di una grande e sorprendente space-sim, e non di uno dei più clamorosi disastri in materia di crowdfunding. I buggatissimi contenuti che ho provato restano comunque clamorosi per complessità, ambizioni e orizzonti possibili, e ancor più interessanti si sono rivelati gli stralci di esplorazione planetaria mostrati negli scorsi mesi; alla fine, però, dopo tanto chiacchierare e una serie di build lungamente traballanti, è anche diventato difficile sbilanciarsi a cuor leggero, almeno fino a quando non sarà disponibile per tutti lo storymode di Squadron 42 e, magari, l’atteso aggiornamento 4.0 con (alla buon ora) i balzi iperluce verso un più vasta rete di sistemi. In teoria è tutta roba del 2017, ma soprattutto nel secondo caso non ci scommetterei un euro in più oltre a quelli già spesi.

Per il momento è giusto godere dei risultati di un gioco – quello di Braben e dei suoi prodi – che non ha mai mancato un appuntamento con i giocatori e, ancor meglio, continua a sperimentare nelle direzioni e nei modi voluti dal suo autore. Elite Dangerous usa la virtuale infinitezza dei suoi contenuti non per risvegliare i peggiori istinti collezionistico-competitivi della “smartphone generation”, ma per introdurre un attesissimo contenuto di gioco come se ci si trovasse nella vera Via Lattea del 3303, con i suoi cantori ed eroi dello spazio – ovvero, i giocatori – impegnati in una lunga e meticolosa ricerca. Magari non riuscirò a partecipare nei tempi e con l’impegno che vorrei, ma sono già felice di rimettermi il visore (in senso stretto, dato che gioco in VR) e partire verso i Settori delle Pleiadi. Porterò i vostri saluti.

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