La lezione di Kojima

La lezione di Kojima

Stamattina guardavo il video in cui Kojima presenta i suoi nuovi uffici a Tokyo e, al di là del fatto che, chiaramente, oramai è entrato nel gotha delle personalità che se pure fanno mezzo passo ricevono un’attenzione mediatica incredibile, mi sono trovato ad ammettere che il buon Hideo, nonostante oramai inizi a mostrare i segni di un’età che fino a poco tempo fa non sembrava scalfirlo minimamente, ha davvero capito tutto. Nel senso che la sua capacità visionaria non è legata soltanto all’incredibile forza comunicativa dei suoi giochi, la stratificazione del messaggio e l’abilità nel pensare cose fuori dal comune, ma è profondamente collegata a una lucidità di tipo pratico, che gli ha permesso di analizzare in maniera quasi chirurgica il mercato per capire cosa fosse necessario fare per catalizzare l’attenzione. Kojima è uno dei pochi game director che è riuscito a spostare l’ossessiva e compulsiva curiosità del settore dai videogiochi alla persona, e adesso al nuovo studio. Siamo abituati ai teaser, ai trailer e tantissimi altri modi di promuovere in qualunque forma i titoli in uscita, ma è raro che i riflettori siano puntati sugli studi. Certo, Kojima Productions, dopo quello che è successo in Konami, è chiaramente uno studio particolare, ed è chiaro che ci sia una certa curiosità per il dove e il come nascerà Death Stranding, di cui ancora si sa molto poco (ma su cui abbiamo provato già a dedurre cose più o meno ambiziosamente).

Hideo Kojima news 01

Arrivati al punto in cui il medium può parlare davvero a tutti, non c’è motivo alcuno per nascondersi dietro uno schermo

Sia chiaro, ho aperto questa riflessione dicendo che Kojima ha capito tutto e sono fermamente convinto che sia così, nel senso che il suo sfruttare l’attenzione mediatica per mostrare cosa c’è alla base delle sue produzioni è una cosa intelligente, e ci ricorda anche di come, spesso, ci focalizziamo tutti più sul prodotto che sui creatori, mentre a volte, soprattutto in fase di sviluppo, raccontare le storie di chi è dietro le quinte potrebbe essere un modo più interessante e sano di vivere l’attesa. Il punto è che non tutti hanno la lungimiranza di Kojima, ed è proprio sotto questo punto di vista che spero che in molti guardino all’esempio del game designer nipponico. Quando parlo di esempio non mi riferisco alla sua produzione in termini stretti di qualità o all’aura da santone dal tocco magico che gli è stata attribuita, ma al percorso compiuto e al modo in cui ha gestito la sua storia personale. La sua carriera, infatti, insegna qualcosa di molto preciso, ovvero che il mondo dei videogiochi deve aprire le porte all’ibridazione, alla commistione con altri settori e deve affrontare le sfide del futuro con una maturità diversa, mettendoci la faccia, senza rifugiarsi necessariamente in schemi precostituiti. È ovvio, ci vuole carisma e ci vogliono le idee, ma arrivati al punto in cui il medium può parlare davvero a tutti, non c’è motivo alcuno per nascondersi dietro uno schermo, o meglio, per non fare un passo avanti e mettere le persone prima dei giochi.

Articolo precedente
the italian job torment tides of numenera

The italian job

Articolo successivo
Multiplayer competitivo VS multiplayer co-op halo

Multiplayer competitivo VS multiplayer co-op

Condividi con gli amici










Inviare

Password dimenticata