Qualcuno gioca ancora a orari normali?

Qualcuno gioca ancora a orari normali

Quando ero un giovanotto ignaro e ingenuo, non vedevo l’ora di diventare un adulto. Con la maturità e un lavoro tutto mio avrei raggiunto l’indipendenza economica e avrei avuto un sacco di soldi da dedicare al mio hobby preferito: i videogiochi. Questo si sarebbe tradotto nel fatto che non avrei dovuto più fare salti mortali per accaparrarmi le ultime uscite; niente più compravendite spietate di usati, piani machiavellici per assicurarsi le novità a due spicci e, soprattutto, niente più senso di colpa post acquisto compulsivo. Tutto vero. Quello che non avevo considerato, invece, era come sarebbe cambiata la percezione del tempo dedicato al videogioco.

Adesso sono più grandicello, ho un lavoro tutto mio, la mentalità è ancora quella un po’ micragnosa di andare al risparmio, ove possibile. Spesso, però, mi lascio trasportare dal mio bimbo interiore intrappolato nel corpo di un trentenne, desideroso di avere più distrazioni di quanto non ne abbisogni davvero. Metto mano al portafogli e acquisto, in modo compulsivo, impilando roba su roba che con un po’ di fortuna giocherò l’anno del credici. A questi titoli comprati mea sponte si aggiungono quelli che mi arrivano da recensire, quelli che mi vengono regalati e, ovviamente, quel famoso backlog che, come il cucchiaio di Matrix, ormai non esiste più. È solo nella mia mente.

Tornando a quando ero giovane e ignaro, non avevo minimamente considerato che per arrivare a un tale livello di stabilità economica da non dovermi preoccupare di acquistare un gioco nuovo al Day One, avrei dovuto lavorare sodo tutto il giorno. Tutto. Il. Giorno. Questo avrebbe pesantemente influito sulla quantità di ore da dedicare al tempo libero perché, come per magia, il tempo libero sarebbe scomparso. No, nel mio massimo momento di ignoranza, questo non lo immaginavo nemmeno.

Qualcuno gioca ancora a orari normali

Rinuncio disperatamente a ore di sonno preziose che mi ridurranno in stato semi catatonico il giorno successivo

In questo presente in cui, tra l’altro, la varietà e l’offerta sono aumentate esponenzialmente, mi ritrovo ad accendere le console o a lanciare Steam alle ore più improbabili, pena non riuscire a mettermi nemmeno per cinque minuti davanti a uno schermo. Parlo praticamente di tutte quelle ore in cui non giocavo da ragazzino, quando la fetta perfetta della mia giornata da dedicare al mio passatempo preferito erano i lunghissimi pomeriggi a casa, intervallati da una merendina sana e nutriente per permettermi di stropicciarmi ancora un pochino gli occhi davanti al TV. In pratica, mi trovo a giocare di mattina presto, prima di uscire per andare al lavoro, con gli occhi stanchi e il sapore forte del dentifricio ancora in bocca. Oppure la sera, prima di cena, allungando i tempi di attesa per il tanto agognato cibo, mentre lo stomaco brontola. E che dire della notte? Rinuncio disperatamente a ore di sonno preziose che mi ridurranno in stato semi catatonico il giorno successivo, quando invece dovrei impegnarmi per rendere bene e assicurarmi quella condizione socio-economica di cui sopra.

L’aspetto divertente di tutto questo (se ce n’è uno, a me deprime profondamente) è che i miei amici, i miei conoscenti, i miei contatti nelle varie community, sono cresciuti insieme a me e hanno esperienze di vita grossomodo simili. Questo significa che accendere Switch per passare una mezz’oretta nella Hyrule di Zelda alle 8:00 del mattino pensando di essere l’unico sfigato con la console in mano a quell’ora, si traduce in una bella sorpresa: tre contatti online. Quando la notte sono lì con i dilatatori sulle palpebre che tengono gli occhi aperti, incrocio sempre una mezza dozzina di contatti che so per certo alzarsi perfino più presto di quanto non faccia io al mattino. Gente che sacrifica benessere fisico sull’altare passione. Spiriti affini. Eccoci: animali notturni o mattinieri, che spendiamo il poco tempo (non) libero in onore di un misero hobby, di un passatempo, di qualcosa di incredibilmente frivolo. Se non è amore questo, cos’altro lo è?

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