Il cugino Roman

il cugino roman

Matrimonio a caso. Potrebbe essere qualsiasi altro ricevimento, a dire il vero, ché tanto cambiando l’ordine degli eventi il disagio è costante. Tavola imbandita. Spuntano parenti. Non i soliti. Non quelli con cui sei cresciuto sin da bimbo e che bene o male conosci da sempre. Spunta gente vista l’ultima volta quando cadde il muro di Berlino, che a quanto pare condivide qualche ramo dell’albero genealogico con te. Sono poche ore. Pochissime. Il vino in tavola non manca, e ciò è sufficiente per attenuare parte della tua misantropia. Ti guardi attorno e noti la salvezza: ti avvicini verso un posto tattico, tra una coppia di vecchi amici. Saluti con un affettuoso abbraccio, poggi la mano sullo schienale della sedia e, a un passo dalla vittoria, la Zia Bicocca con voce stridula ti avverte che ci sono i segnaposto, e che con tutta probabilità tu sei accanto al cugino di secondo grado del ragazzo di tua sorella. L’ultima volta che avevi controllato, beh… non avevi nemmeno una sorella, ma capisci immediatamente che elencare le tue parentele di primo grado non risolverà la faccenda.

Ciao a tutti!”, pronunci accomodandoti in mezzo ad apparenti estranei. I commensali si conoscono bene tra loro, e tu in quel momento sei un forestiero in terra amica. Sfoggi il miglior sorriso del tuo repertorio, mentre sguardi curiosi al limite dell’accusatorio cominciano a scrutarti anche l’anima. “Di chi sei il figlio te?”, chiede quello che apparentemente è il leader del tavolo. Elenchi nuovamente l’albero genealogico, e a quanto pare questa volta non sei uno sconosciuto. Ormai sei immune a questo tipo di esperienze, e dopo esser sopravvissuto al Gran Mascalzon., Lup. Man., Pezz. di Merd., Dottor Barambani non hai certamente paura di una tavolata di parent-… il cameriere sta portando via il vino sotto richiesta del capobranco, che gli sta spiegando che bere fa male e che è meglio evitare. È finita.

Aaaah, ho capito chi sei! Sei un dottore, vero? No perché è da qualche mese che mi fa male qui!”, attacca una vecchietta. L’unica via di salvezza è negare l’evidenza, sempre e comunque. “Sì, ma sapete… i concorsi… le graduatorie… le specializzazioni… e poi le AUSL e la sanità… insomma signora cosa vuole che le dica…”, affermi evocando il Conte Mascetti nascosto dentro di te. Funziona. Però un giovanissimo cugino, di quelli che non sai nemmeno da che zio spuntano, contrattacca con un colpo basso: “Ma tu lavori per YouTube?!. Sorridendo sornione scuoti il capo, spiegando l’equivoco, e spieghi che scrivi per The Games Machine. “Ah io pensavo che tu eri e che conoscevi Favij”, conclude deluso il piccolo ragnetto, riattaccando il naso su un cellulare su cui scorrono in loop video a caso con gente che urla. Il discorso poteva concludersi in quel modo, ma ormai il vaso di Pandora è stato scoperchiato.

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Certe idee son dure da distruggere, e per quanto ci possa far soffrire, scegliere il male minore talvolta diviene necessario

Tu ti intendi di giochini?”, chiede curioso un uomo di mezza età. Tu lo sai che dovresti rispondere in maniera negativa. Tu lo sai che dovresti chiudere la faccenda con un “La rivista parla di tecnologia”. Eppure oltre a essere scemo sei pure orgoglioso, e quindi invece di tagliare corto ti prepari a ribattere: “Sì, ma non sono giochini, sono oper-…”. Il tizio sobbalza sorpreso e, senza aspettare la fine della tua risposta, insiste: “Ottimo! No perché mio figlio di sette anni gioca tutto il giorno a GTACinqueOnline e volevo chiederti come potevo fare a sbloccare dei soldi senza pagare! E poi magari se mi dici come scaricare gratis giochi nuovi per la Play…”. Mentre cerchi di reprimere un attacco isterico cominci a raccogliere le idee, pescando nella mente la frase migliore con cui cominciare la spiegazione sul PEGI, sulla pirateria e sull’importanza di una buona educazione videoludica, una signora quasi sconvolta si intromette: “Ma quindi ti pagano per giocare?”.

No, non vengo pagato per giocare. Vengo pagato per scrivere!”, rispondi sfoggiando un sorrisetto omicida. Ormai però sei diventato oggetto di discussione anche dei tavoli accanto, e spuntano altri individui a buttare benzina sul fuoco: “Senti ma quindi se quando ti danno COD, tu lo dai a me, io ci gioco e poi ti dico com’è e tu lo scrivi ti faccio un piacere, no?”. Controlli le posate sul tavolo, e noti con dispiacere che il coltello è senza punta, adatto giusto per spalmare della maionese su del pane. Prendendo un grosso respiro cominci a spiegare che la situazione è leggermente più complicata di così, quando spunta un ragazzo sulla ventina che – giustamente – ti fa notare che quindi tu hai tanti “giochini” e che potresti regalarglieli quando finisci di fare una recensione. “Mi dispiace, ma vengono attivati direttamente sul mio account, è strettamente personale, non c’è modo di condividerlo… Internet ha pregi e difetti”. Rispunta l’aspirante pirata che, entusiasta, esclama “Ah ma quindi anche tu li scarichi gratis! Dai spiegami come si fa!”. La tavola è ancora vuota, e degli antipasti non c’è l’ombra. È lì che capisci che sarà una lunga giornata.

Come spiegai in passato, a volte parlare di videogiochi può realmente sorprendere. In altre, però, conviene semplicemente far finta di nulla: certe idee son dure da distruggere, e per quanto ci possa far soffrire, scegliere il male minore talvolta diviene necessario. In quella festa però non ero solo: nei tavoli limitrofi c’era una ragazza amante dei manga che è stata accusata di leggere “fumetti per bambini”; un musicista che è stato invitato a trovarsi un vero lavoro; uno scrittore di romanzi che doveva pensare a cose più “concrete”, come imparare a usare il tornio; e financo un aspirante regista che “non capiva nulla” perché non rideva alle battute dell’ultimo cinepanettone. Le passioni, quelle vere, sopravvivono a tutto questo, e per quanto il mondo voglia metterci i bastoni tra le ruote, nulla potrà farci cambiare idea. I brutti momenti arrivano e, nonostante l’acqua alla gola, a volte sembra che nessuno sia pronto a lanciarci un salvagente; ma basta tenere duro e aspettare, perché saremo felicemente ricompensati. Il mio salvagente? Il cameriere, poco dopo, ha riportato il vino in tavola.

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