Ti faccio il boss?

ti faccio il boss

Con questa frase, ormai, in redazione ci divertiamo a sfottere chi non riesce a superare un pezzo di un gioco, a vincere una gara o a superare un enigma (perlopiù sono io, l’oggetto degli sfottò, ma non è questo il punto). Se anche voi avete frequentato le sale giochi da ragazzini, vi sarà sicuramente capitato di imbattervi nell’adolescente iper-tricotico alto una pertica e mezza, con i primi cenni di barba e il chiodo, che vi guardava giocare dall’alto in basso, e che di fronte all’ennesima vita persa si offriva volontario per scroccarvi qualche minuto delle vostre 200 lire e sconfiggere il mostro che a voi non riusciva proprio di mandare al tappeto. In questa manfrina l’unico vincitore (morale, ma non solo) era lui, chiaramente, che si faceva una partita aggratis; poi, tanto, i livelli successivi erano comunque troppo difficili e il Game Over si abbatteva implacabile sulla vostra scarsezza nel giro di un amen. Almeno, così capitava a me.

ti faccio il boss

Chi non ha mai incontrato, in sala giochi, l’adolescente col chiodo che si offriva di superare un pezzo per noi?

Come avrete senz’altro capito, ultimamente da queste parti siamo un po’ in scimmia con Destiny (tutta colpa del Tasso, comunque), e più o meno involontariamente mi sono trovato infilato in diversi gruppi su Facebook dedicati al gioco di Bungie. Dove, sempre più spesso, leggo di gente che si “offre” di accompagnare (orrendamente, la gente scrive “carryare”) altri giocatori nelle missioni più difficili, tipicamente le Prove di Osiride. Fin qui, in teoria, tutto bene. Se qualcuno di più esperto ha voglia o piacere di fare da tutor/mentor per uno dei passaggi più ostici del gioco, non si può che esserne contenti.

La cosa che mi lascia più perplesso è invece leggere di gente che fa lo stesso previo accredito di denaro, se non addirittura passando il proprio account al cosiddetto “esperto”, con tutto quel che ne consegue in termini di privacy, sicurezza, ecc. A scanso di equivoci, seguo – pochino – la scena di Destiny e mi sono imbattuto in questo genere di cose, ma non fatico a credere che lo stesso avvenga anche da altre parti, con altri giochi. Che poi, non è neanche una cosa così nuova, eh: è dai tempi del primo World of Warcraft che si parla delle gold farm, di gente di qualche paese più o meno sperduto che racimola oro per conto terzi.

ti faccio il boss

Che senso ha pagare qualcuno perché si diverta al posto nostro?

Immagino che, almeno per i giocatori italiani, si tratti di un modo come un altro per arrotondare, una versione moderna (e più costosa) del “dammi 200 lire che ti faccio io il boss“. Insomma, non è difficile capire il perché lo facciano. Quello che più fatico a comprendere sono coloro che pagano per far giocare altri, o per farsi aiutare da altri – a pagamento – a superare un punto difficile. Non mi riesce proprio di comprendere il mercato, insomma. Il bello di questo genere di sfide, se piacciono, sta tutto nel riuscire a migliorarsi poco alla volta, nel potersi complimentare con se stessi per essere stati capaci di portare a termine un’impresa che pareva inizialmente impossibile. Non siamo neanche nell’ambito del farsi fare i temi/disegni a scuola, perché lì un risultato concreto lo si ottiene, ossia un voto sopra la sufficienza, e almeno un senso – anche se sbagliato – lo si può trovare. Stiamo parlando di un videogioco. Di un hobby. Di un momento di divertimento, di svago.

Se è qualcun altro a farlo per noi, che senso ha? Potersi bullare con gli amici di avere Trofei che in realtà non sono stati guadagnati per davvero? Far credere ad altri di essere bravi, quando la verità è che non lo si è abbastanza? È davvero così vergognoso ammettere di non essere sufficientemente bravi da non riuscire a raggiungere il Faro di Osiride da mettere dei soldi sul piatto per farlo fare a qualcun altro? Il prossimo passo qual è? Non mi piace andare a correre, però fa un sacco figo, quindi pago qualche runner che indossi il mio braccialetto da fitness, così poi posso postare la corsa sul mio profilo social? Non è che succede già, vero? Dai, ditemi che non succede 🙂

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