Il giorno della marmotta

strafe roguelite

In questi giorni, invece di fare la brava persona e dedicarmi a Prey di Arkane Studios come tutto il resto della galassia videoludica, ho deciso di cimentarmi con un genere a me quasi del tutto sconosciuto, quello dei roguelike (o roguelite, perché non è proprio rogue fino in fondo, e insomma vabbè, ne parleremo sicuramente più a lungo nella recensione… E ho usato il plurale per un motivo che non intendo spoilerarvi ancora…), declinato però in una cornice un po’ diversa dal solito, che è quella degli sparatutto in soggettiva. Il che, come potete immaginare, ha catturato subito la mia attenzione. Se poi la cornice è invecchiata a dovere, ancorché fittiziamente, rendendola fin troppo simile a uno shooter in prima persona sviluppato nel 1996, capite bene che non c’è motivo al mondo per cui non debba dedicarmici anima e corpo.

Sto parlando di STRAFE, il nuovo FPS roguelite di Pixel Titans e Devolver Digital, che uscirà su Steam il prossimo 10 maggio, ma sul quale ho già accumulato più di sette ore grazie a un pratico codice review.

strafe roguelite

Con roba come Prey da giocare, io sono qui a macinare ore su uno shooter che sembra uscito dal 1996

Pazzesco, e me lo dico da solo, non foss’altro perché – come dicevo all’inizio – di questi tempi c’è roba come Prey nel mezzo (e un certo Horizon Zero Dawn, che però mi ha ciuffato Ivan da sotto il naso, e che è quindi rimandato)(gnegnegne, ndKikko), che avevo giurato e spergiurato su me stesso di sviscerare a dovere non appena fosse stato possibile. E invece.

Invece è successo che il fascino della grafica poligonale old school ha avuto il sopravvento. L’effetto nostalgia fatto di pixel cubettosi e un gameplay decisamente old-school hanno potuto più del fascino di Talos I e della software house di Dishonored. Ho passato praticamente il fine settimana, tra un impegno di famiglia e l’altro, a “rubare” una partita laddove possibile, lasciando bruciare le zucchine perché la run stava andando meglio del solito, o dimenticandomi della festa a cui era andata una delle figlie, che ho però recuperato in zona Cesarini (per sua grande gioia, ovviamente, visto che ha potuto stare più tempo del previsto).

strafe roguelite

Come dicevo, il genere dei rogue non è mai stato uno dei miei preferiti: ne ho provati un po’, in tutti questi anni, compreso 10Rogue (per cui mia moglie ha una bizzarra, viscerale adorazione) e il più recente 868-HACK, ma ho sempre mollato il colpo dopo qualche ora, esattamente come stavo per fare con STRAFE.

Ogni volta ricominci da capo, fai le stesse cose, ma alla fine muori sempre come un cane e ti ritrovi all’inizio

E il perché è presto detto: mi sembra di essere il protagonista de Il giorno della marmotta. Ogni volta ricominci da capo, fai più o meno le stesse cose, cerchi di farle meglio, ma alla fine muori sempre come un cane, e ti ritrovi catapultato di nuovo all’inizio. Con le stesse cose da fare. In mappe leggermente diverse, ma con le stesse cose da fare, sempre da capo, sempre le stesse. La differenza tra me e Bill Murray è che lui era intrappolato in un circolo infinito contro la sua volontà. Perché mai dovrei continuare a fare le stesse cose, sperando che vadano diversamente? Non è forse la definizione di pazzia coniata da Einstein, abilmente ripresa dal buon Vaas in Far Cry 3? Dov’è il senso di progresso? Dov’è la percezione di star andando avanti nel gioco?

E quindi, niente. Non ho una risposta, non ancora. Sto scrivendo queste righe alle due e mezza di notte, sul secondo monitor c’è STRAFE in pausa, pronto per una nuova run.
Devo essere diventato pazzo.

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