La fantascienza di Los Angeles

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Questa settimana avrei voluto parlare di fantascienza, ma l’imminente arrivo dell’E3 mi ha convinto a trattare più circostanziatamente… di fantascienza. La mia è una passione che sconfina agevolmente nella mania, ed è normale che si ripresenti anche oggi: per quanto non ami particolarmente alcune politiche del publisher, la conferenza di Bethesda dello scorso anno è stata capace di accendere vere emozioni, trasformandosi da disastro organizzativo a serata da ricordare per l’annuncio di Prey e altre belle cose, tra cui il concerto dei Blink 182 dove Claudio è tornato a prendere me e Davide Mancini come lo “zio” della situazione (gli annunci erano finiti, ed era andato a ingozzarsi alla cena Microsoft), in mezzo al peggior quartiere che un publisher potesse mai scegliere per un evento. Fuga da Los Angeles di Carpenter, ma molto più divertente.

In effetti, il 2017 si è poi dimostrato un anno di grande potenza per la fantascienza nei videogiochi, per l’inaspettata e splendida follia di Nier Automata, il profondo (anche tecnicamente) background di Horizon: Zero Dawn e, naturalmente, anche per ciò che è apparso su megaschermo quel 12 giugno, con Morgan Yu e Talos I presentati al mondo insieme alla nuova identità di Prey. Il gioco era stato affidato al talento di Arkane, in grado di toccare dettagli sci-fi anche parlando di fantasy, e forte appariva la variazione di stile sci-fi della serie, da ammazzasette dello spazio ad alfiere della fantascienza d’autore nei videogiochi. Ancora oggi dispiace per Human Head (e per i loro ottimi progetti su Prey 2), ma della sostanza dell’annuncio ricordo solo cose belle.

IN FONDO È L’ANNO DI BLADE RUNNER, NO?

Per quel che riguarda le aspettative del nuovo E3, i dati reali si mescolano alle proiezioni malate del mio cervello: immagino che i fanta-dipendenti di paragonabile livello abbiamo letto la notizia riportata qui con la stessa ansia, temendo che CD Projekt non ritenga l’E3 un palcoscenico abbastanza “a sorpresa” per far detonare Cyberpunk 2077, o che magari se ne esca con piccole invenzioni solo per farci soffrire ancora.

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Non è detto che CD Projekt ritenga l’E3 un palcoscenico abbastanza a sorpresa per far detonare Cyberpunk 2077

Il talento degli autori di The Witcher 3 continua a brillare nello stesso modo, accanto al marchio RPG della serie cartacea cui hanno deciso di ispirarsi, e i rumor trapelati sul possibile multiplayer (originale e integrato alla storia, su questo scommetto fin d’ora) e sulla presenza di veicoli potrebbero finalmente valere una generosa descrizione, a meno di non volerci davvero fare esplodere di ansia da qui al 2018.

Appena a fianco, sempre nell’olimpo delle personali attese, è comparsa la misteriosa IP di From Software, stavolta in un groviglio al limite dell’irragionevole. Quasi a suggellare l’addio a Dark Souls, qualche mese fa Miyazaki ha affermato di essere già al lavoro su nuovi progetti, e a quel punto mi sono venute in mente le sue esperienze sulla serie Armored Core, insieme alla possibilità che il successo personale lo porti a considerare un libero ritorno alla fantascienza, slegato da marchi del passato e con mano straordinariamente libera per crearne di nuovi. Metteteci anche il fatto che Bloodborne 2 potrebbe non essere il solo titolo di From Software presentato in fiera, o lasciare addirittura il palcoscenico ad altri, a avrete il quadro di una speranza che non è nemmeno una previsione, ma agita forte i miei pensieri, sempre più pressante ogni giorno che passa. In fin dei conti, ai due estremi del piacere, le controversie di Ghost in The Shell e la prestazione di Nier Automata mi hanno messo voglia di fantascienza giapponese ad alti livelli, così simbolica ed espressiva da non potere essere inquadrata nemmeno dal cyberpunk.

Ben più reali, invece, le tracce di saliva che il buon Mancini lascerà per LA sulla strada di Detroit: Become Human, al punto che sarà possibile rintracciarlo seguendone la scia (che schifo, eh?). Entrambi abbiamo ottime ragioni per essere in fibrillazione: lui per la venerazione che prova per David Cage, io per la linea fantascientifica “dickiana” che non ho mai smesso d’inseguire e, manco a dirlo, scorre potente nella nuova avventura di Quantic Dream.

La fantascienza è anche quella che si concretizza nelle pratiche tecnologiche più estreme, videogiochi compresi

D’altra parte, la fantascienza è anche quella che si concretizza nelle pratiche tecnologiche più estreme, e oggigiorno non c’è nemmeno bisogno di guardare troppo avanti: accanto a Prey, la conferenza dello scorso anno di Bethesda aveva anche consegnato la prospettiva di Fallout 4 in realtà virtuale, oggi così vicina da poterla quasi toccare. Conosco le acerbità della prima generazione VR, e così l’importanza molto relativa di questo annuncio; tuttavia, so anche che per la prima volta sarà possibile “teletrasportarsi” in un open world grande, variegato e pieno di dettagli narrativi, magari imperfetto e fin troppo accessibile ma potenzialmente abbacinante in VR. Bethesda ha già avuto modo di dire che la demo E3 di Fallout 4 VR ci farà “scoppiare il cervello, e sono davvero curioso di vederla in azione. In fin dei conti, il cervello potrebbe essere già esploso per uno dei titoli sopramenzionati, e non so se avrò voglia di raccoglierlo.

Ah, quasi dimenticavo: le leggende infangate gridano sempre vendetta, quindi dateci un nuovo Alien Isolation per dimenticare Covenant. Grazie.

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