Tecniche di voyeurismo videoludico

Tecniche di voyeurismo videoludico

Da quando ho memoria ho sempre provato gran piacere nel vedere gli altri emozionarsi davanti a un videogioco: sentire l’emozione positiva di chi asseconda le tue passioni penso sia uno dei meccanismi base degli esseri umani. Chi non ha mai percepito gioia nel mostrare all’amichetto di scuola il nuovo videogioco arrivato a Natale? È la felicità di condividere qualcosa di bello per entrambi che, nell’unione dell’entusiasmo, si sublima in un’emozione più alta.

Beh, io ho un feticismo di questo tipo allo stato avanzato. È facile pizzicare chi ha la passione per i videogiochi, e tuttavia è tutt’altra questione andare a toccare chi questa passione non ce l’ha: è un fatto ancora più divertente e ancora più soddisfacente, specialmente se proponete l’esperienza a qualcuno che ha perso di vista il pad da un po’ di tempo. Anche perché quella dei videogiochi è una tecnologia che avanza spedita verso il futuro a velocità supersonica: i budget aumentano e così la risoluzione, la resa grafica e gli standard. Nel giro di 3-4 anni i videogiochi cambiano completamente faccia, e se uno sta lontano dal questo mondo per un lustro, si perde un vero e proprio mondo di avvenimenti.

Il discorso ha raggiunto l’apice nel momento in cui ho deciso di portarmi a casa un PlayStation VR. Un gesto insano per via dell’investimento iniziale, ma questo è proprio uno degli elementi base da cui traggo forza per il mio voyeurismo videoludico. La tecnica è questa: si dice all’amico/collega/parente (queste sono le categorie migliori, ma ci arriviamo) che si è in possesso di una nuova strabiliante tecnologia: la realtà virtuale. Gli si spiega a grandi linee come funziona, poi si cala la carta prezzo. Costa più della console stessa, ben 400 euro. A quel punto il pesce è in trappola, perché chiunque si abbia davanti strabuzzerà gli occhi e guardandoti preoccupato penserà che forse sei impazzito per aver speso una tal cifra? In quel momento nel cervello del bersaglio scatta una molla: la volontà di dimostrare la sua impressione, e cioè che la tua spesa è stata del tutto ingiustificata.

Nessuna scusa, quindi. Si porta il prescelto a cospetto della nuova tecnologia e gli si fa indossare il caschetto. Non importa quanto si parta prevenuti o scettici, credetemi: il primo impatto con la VR è talmente scardinante che può far saltare ogni reticenza. Qualsiasi. Non c’è una singola persona che, col caschetto in testa e immersa nel ruolo di Batman, non mi abbia detto: “non credevo fosse così immersivo, hai fatto bene a spendere quei soldi”. Nemmeno una, e ne ho sedotte a decine.

PlayStation VR – I titoli di lancio immagine PS4 Driveclub

il primo impatto con la VR è talmente scardinante che può far saltare ogni reticenza

Da quando ho comprato la periferica Sony ho passato più tempo a vestire i panni dello “standista” che del giocatore. Ho reclutato praticamente tutti i parenti che avessero un briciolo di interesse nella tecnologia (sogno di coinvolgere la mia nonnina, ma chissà che con quel coso in testa non le prenda un coccolone!) e li ho messi davanti al fatto compiuto. Persone di 50-60 anni che, col visore sugli occhi, entravano dentro a quei film che nella loro adolescenza gli presentavano un futuro irraggiungibile. È stata un’esperienza meravigliosa vederli animarsi, col sorriso incredulo sulle labbra e la testa che girava da una parte all’altra, senza parole. Gli appassionati di auto hanno passato decine di minuti a studiare gli interni della Ferrari in DriveClub VR, gli amanti dell’horror si sono persi nei corridoi di Resident Evil VII con un misto di eccitazione e terrore, le mani nervose e la testa pronta a spostarsi per guardare al di là degli angoli nella casa degli orrori. Io ero lì, fuori dal loro mondo, che mi godevo la scena.

Se anche non avessi indossato una sola volta il caschetto (cosa che ovviamente ho fatto ripetutamente, godendomi tutte le esperienze proposte) la gioia che ho visto riflettersi in questi volti mi ha completamente ripagato la spesa. Con i colleghi e con i coetanei amanti della tecnologia è stato altrettanto bello ma meno emozionante: la loro adattabilità al nuovo ambiente è istantanea e quella luce sul viso dura appena qualche decina di minuti. Con le persone più grandi, o con chi è lontano dei videogiochi, l’emozione è stata comunque grandissima. La loro, come la mia.

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