Sociable gamescom

Sociable gamescom

E dunque ci siamo, come di consueto, all’ultimo editoriale prima di una fiera. Da domani inizia ufficialmente la marcia di avvicinamento alla gamescom 2017, che vedrà prima lo spostamento di massa a Milano, la gloriosa cena di preparazione spirituale al viaggio, che tipo funge da allenamento per lo stomaco a quella che sarà una settimana impegnativa in quel di Colonia, dove al posto dell’acqua ti offrono la birra e i bratwurst escono dalle fottute pareti. Dopo il coma da cibo ci aspetteranno, sabato, le 10 ore di macchinata ignorante, in una vettura che sarà più o meno l’equivalente del furgoncino dell’A-Team in versione #TeamCrimine e dalle cui casse suoneranno le più invereconde note della musica mondiale. Se la casa si rivelerà davvero una casa e non la trappola di qualche serial killer saremo operativi da domenica, pronti a raccontarvi tutto quello che accade in terra teutonica con il solito mix di video, articoli e direttine. Soprattutto, la gamescom segnerà il ritorno in fiera del nostro amato Mario Baccigalupi al posto che gli compete, ovvero mostrare la panza di diretta, il tutto mentre faremo tutti la conoscenza di due new entry (di cui avete già letto qualcosa in passato fra sito e rivista, ovviamente) che verranno ovviamente brutalizzate come le peggio burbe per tutta la settimana.

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Alla gamescom le sorprese spesso arrivano dagli sviluppatori più piccoli

Detto ciò, cosa mi aspetto dalla gamescom? In realtà la fiera tedesca negli ultimi anni sta pericolosamente prendendo la piega di parziale replay dell’E3, che, vista la vicinanza delle due fiere e la presenza di altri appuntamenti da qui a Natale, è anche comprensibile: difficile e inutilmente costoso per le software house produrre due demo diverse, e dunque il rischio di non poter mostrare qualcosa di nuovo alla seconda fiera estiva è qualcosa da mettere in conto. Per questo motivo le sorprese difficilmente arrivano dalla gamescom in ottica grandi produzioni, ma in un anno in cui l’E3 non ha riservato grandissimi annunci a sorpresa, hai visto mai che qualcuno si sia riservato qualcosa per agosto? Tra l’altro, quest’anno l’evento si svolge mediamente più tardi del solito, e l’idea dell’organizzazione mi pare chiara, ovvero prendere la maggior distanza possibile dalla fiera losangelina e sperare che siano sufficientemente lontane.

In ogni caso, la possibilità di farsi un secondo giro su titoli come Assassin’s Creed Origins, Destiny 2, Star Wars Battlefront II o Call of Duty WWII non è cosa da poco, anche e soprattutto perché è indubbio che alla gamescom i tempi degli slot si dilatano un po’, più che altro perché la stampa europea riceve più attenzioni. Gamescom, però, è soprattutto mercato europeo, e le maggior sorprese, spesso e volentieri, arrivano dagli incontri con gli sviluppatori più piccoli, che arrivano pieni di speranza sul palcoscenico della fiera e regalano i momenti più entusiasmanti, oppure le conversazioni più divertenti. In alcuni cubicoli dell’area business c’è un clima quasi da GDC, con gli sviluppatori, magari stremati dalle otto ore di presentazioni sempre uguali, inclini a parlarti in maniera più diretta. Negli ultimi due anni, per esempio, è sempre stato parecchio piacevole parlare con Romain de Waubert de Genlis, creative director di Amplitude Studios, e oramai “amico” di fiera. Allo stesso modo, è sempre bello passare due ore di svacco totale insieme a quelli che oramai sono i nostri compagni di avventura preferiti, ovvero l’enorme truppa di Devolver Digital e Good Shepherd, con cui, notoriamente chiudiamo le fiere nel pieno delirio e, soprattutto, sempre rinfrancati da una proposta ludica di spessore. Eppure quest’anno il mio hype preventivo riguarda un appuntamento del mercoledì mattina, secondo giorno.

Ho paura che Sociable Soccer, semplicemente, non funzioni

Sono giorni che vivo una moderata ansia per quello che sarà fondamentalmente uno dei momenti più sentiti per me, cresciuto di fatto con Amiga e Sensible World of Soccer in loop per giorni, anzi, mesi. L’idea di poter mettere le mani sul nuovo gioco di Jon Hare, Sociable Soccer, è contemporaneamente qualcosa che mi emoziona molto e che mi intimorisce. Sì, perché per quanto i trailer mi riportino lì, indietro, in un mix di nostalgia e voglia di riprendere il joystick in mano e metterla nel sette con un tiro a banana di quelli potenti, è indubbio che Sociable Soccer mi faccia un po’ paura perché tutto è cambiato, e magari semplicemente quella roba lì, oggi, non funziona. Il ritorno al passato è sempre un’arma a doppio taglio, e all’ultimo Kick Off, purtroppo, ancora mi fa male solo a pensarci. L’idea di affrontare quel sistema di gioco tutta velocità e after touch con il joypad, a dire la verità, un po’ mi fa strano, però poi riguardo il video, sento Goal Superscorer is a Hero e vado in fibrillazione, mi ripeto che posso crederci, che non mi deluderà, che Jon Hare mica mi può fare questo. E dunque, la gamescom, per me, sarà semplicemente la fiera in cui ho visto Sociable Soccer perché, con buona pace anche del mio amato FIFA 18, con la storia non si scherza. Insomma, la riuscita della trasferta tedesca dipende tutta da Jon Hare, dunque, caro amico britannico, assumiti la responsabilità di avermi cresciuto, e non deludermi.

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