Microsoft, dove sei?

microsoft gamescomAbbiamo guardato la conferenza di Microsoft in streaming, asserragliati in casa a Colonia ingurgitando improbabili hamburger tedeschi farciti di ogni sorta di schifezze, e i nostri volti si sono fatti via via più basiti man mano che passavano i minuti. A tutti quanti è apparso in maniera piuttosto evidente, nello sconforto di un evento assolutamente da dimenticare, che Microsoft al momento non sembra avere granché di interessante da comunicare al suo pubblico. In diversi momenti, durante la conferenza, ci siamo chiesti se non fosse stato meglio non trasmettere niente e limitarsi allo showcase previsto per martedì mattina, all’apertura della fiera, dove almeno i giochi possono essere provati, lasciando che fossero solo quelli a parlare.

Ci sono stati almeno due problemi di fondo, in questo evento. Il primo riguarda la comunicazione in senso stretto, ossia il format scelto e come è stato impostato. Il divanetto con gli ospiti fa molto talk show del mattino, quando non televendita di materassi, e per quanto in diretta, molti degli scambi e delle battute apparivano scritti e pensati a tavolino, rendendo l’intero impianto ben poco spontaneo e convincente. Appeal prossimo allo zero. Più che chiedersi però se si potesse far qualcosa di meglio sul fronte del ritmo, sconvolge la scelta dei presentatori: a condurre il “talk show” c’erano due dipendenti di Microsoft, Graeme Boyd (Social Marketing Manager di Xbox) e Maxi Gräff (Communications Manager Xbox per la Germania); accanto a loro Julia Hardy, che di mestiere fa la giornalista per la BBC. Dei tre si è visto solo il nome e l’account Twitter, e non la professione. Difficile pensare che si tratti di una svista. Nel momento in cui si decide un approccio “giornalistico” per un evento di questo genere, che a condurlo siano portavoce della stessa azienda invitata a parlare è abbastanza inquietante. Avrebbe dovuto compensare – almeno in parte – la presenza di una giornalista come la Hardy, che però ha passato tre quarti del tempo ad ammiccare alla telecamera, dicendo quanto è bella la console, e quanto non vede l’ora di averne una in casa, arrivando addirittura al ripetuto labiale “questa è mia, mia” indicando la Project Scorpio in bella mostra sul tavolino. Il risultato è una messa in scena che scimmiotta le trasmissioni giornalistiche, ma le distorce nel momento in cui tutti sono dalla stessa parte, anche chi – teoricamente – dovrebbe svolgere innanzitutto un servizio per lo spettatore. A questa stregua, una conferenza in stile E3 sarebbe stata intellettualmente più corretta e onesta nei confronti del pubblico.

Anche il riciclo di asset dello scorso E3 (come il filmato che ha aperto e chiuso – identico – lo streaming) non trasmette immediatamente l’idea di un’azienda impegnata a conquistare il suo pubblico. Vedere lì dentro spezzoni di Crackdown 3, rinviato al 2018, o ancora il caschetto di Master Chief, quando l’unica novità imminente per i fan di Halo è un DLC per Halo Wars 2, non è propriamente quella che definirei “strategia aggressiva”.

Microsoft al momento non sembra avere granché di interessante da comunicare al suo pubblico

E poi, ben più importante, c’è un problema di contenuti. Microsoft, al momento, non ha le idee chiare su quel che sta facendo, né perché. C’è una console che è la più potente al mondo, e questo ormai l’hanno capito anche i sassi, ma l’unico gioco realmente in grado di far vedere la potenza di Xbox One X è Forza Motorsport 7. Hai voglia a raccontare che ci sono più di cento titoli di terze parti che avranno patch gratuite (e meno male) per la nuova console; l’unica, vera esclusiva per Xbox One X al momento è il gioco di corse di Turn 10, che però la casa di Redmond non ha neppure avuto il coraggio di rendere un titolo di lancio, dato che arriverà più di un mese prima sulle “vecchie” Xbox One e One S, ma soprattutto su PC, dove i 4K non sono più un miraggio da un pezzo. Però oh, ci sono Cuphead e la remastered di Recore (sigh). E poi? E poi tocca aspettare almeno sei mesi per Crackdown 3 e Sea of Thieves. E poi, certo, Minecraft in 4K. Non proprio cose per cui strapparsi le mutande, diciamo. Di un Halo qualsiasi o di un Gears of War a caso neanche l’ombra, neppure un annuncio o un banalissimo teaser con un logo sbattuto su uno sfondo nero.

Non esistono esclusive in senso stretto, non ancora, e questo l’abbiamo già detto diverse volte: al netto dei miglioramenti grafici, Xbox One X non sposta di una virgola il gameplay di nessun titolo, non può farlo, dal momento che questo deve girare su tutta la famiglia di console. È mancato il coraggio di una vera “esclusiva”, qualcosa che non possa essere trovato altrove, ma Microsoft ha sempre detto, fin dall’annuncio della nuova console all’E3 dello scorso anno, che un gioco comprato su Xbox One “liscia” sarebbe andato anche su One X, e viceversa. E del resto, una simile scelta sarebbe stata troppo impopolare, soprattutto a metà generazione. Però, gira che ti rigira, la domanda che frulla nella testa di tutti, già a Los Angeles ma ancor di più oggi, è una sola: a novembre, cosa se ne fa uno di Xbox One X? Per quale motivo, esattamente, dovrebbe investire cinquecento euro per portarsene una a casa?

microsoft gamescom xbox design lab

La domanda che frulla nella testa di tutti è una sola: a novembre, cosa se ne fa uno di Xbox One X?

Paradossalmente, almeno per quanto mi riguarda, due sono gli annunci andati a segno nell’evento di ieri sera: i pad personalizzati (quelli di Xbox Design Lab) che arrivano finalmente anche in Italia, e l’edizione Minecraft di Xbox One S. Decisamente bruttina a vedersi, perché nessuno con un minimo di gusto estetico si sognerebbe mai di mettere un mattone verde e marrone in salotto, è però perfetta per un ragazzino e la sua cameretta colorata, con ogni probabilità parecchio in disordine. In questo caso, Microsoft ha almeno dimostrato di pensare al giocatore di Minecraft, e di aver costruito qualcosa che possa rispondere alle sue esigenze (o a quelle di un genitore stufo di vedersi scippare il televisore in salotto, e che decide di regalare una console al figlio, e a quel punto tanto vale comprargli quella con la skin del gioco che gli piace tanto). Però ecco, se sono queste le due cose positive che mi rimangono di un’ora e mezza di conferenza, come dire…

Mi hanno colpito molto, degli interventi dei vari developer ed executive di Microsoft, i continui riferimenti all’E3, e quanto si sia parlato di PC, dai requisiti di Forza Motorsport 7 ai titoli cross-play, come Sea of Thieves. Considerato che siamo a gamescom e non a Los Angeles, e che c’è una console nuova in arrivo tra tre mesi, forse non li avrei messi come argomenti di rilievo su cui puntare. Oppure, e anche questo è un tarlo che alla fine della conferenza ha cominciato a girarci per la testa, forse gamescom sta diventando un evento sempre meno importante, almeno in ottica di strategie aziendali.

La chicca finale è stata la presentazione di Project Scorpio Edition, edizione a tiratura limitata di Xbox One X, disponibile da oggi in prenotazione. Esteticamente può piacere o meno, e su quello c’è davvero poco da dire. Ciò che ci ha colpiti, però, è stata la bizzarra scelta del nome (che, per chi se lo fosse perso in passato, era quello in codice della console prima dell’annuncio di Los Angeles di quest’anno). Che a noi è sembrato voler dire: “Project Scorpio era un nome proprio fico, Xbox One X ce l’hanno imposto dall’alto, e noi ve lo diamo lo stesso”. Anche qui, però, che confusione.

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