Perché adoro i remake e mal sopporto le remaster

Yakuza Kiwami recensione ps4

Mentre vi scrivo questo editoriale sono seduto davanti alla porta di casa, come un cucciolo che aspetta il rientro del padrone. Non sto aspettando nessuno stupido umano, o meglio, in un certo senso sì: aspetto il postino che porta la mia copia di Yakuza Kiwami, ordinato ormai mesi e mesi fa, forse il gioco che ho prenotato con maggiore anticipo sui tempi. Più o meno quando ho finito Yakuza 0, prima esperienza personale nel mondo di Kazuma Kiryu. Per questo, Kiwami è per me una vera e propria manna dal cielo.

Non sono un fruitore nostalgico e non mi capita spesso (per la verità quasi mai) di giocare a titoli con qualche anno sulle spalle, anche perché non è proprio semplice riuscirci, specialmente per quelli esclusivi delle vecchie console. A meno che non si voglia tentare soluzioni molto complesse, smanettone e al limite della legalità come gli emulatori su PC, oggi esistono solo quattro modi per giocare a un vecchio titolo. Il primo, l’ideale ma il più utopico, è possedere la vecchia console e, possibilmente, una fonte a cui collegarla, di base un bel vecchio tubo catodico. Quantomeno difficile, quasi irrealizzabile; fa venire il nervoso pensare, invece, che con Netflix puoi vedere un film di trent’anni fa più o meno ovunque.

Un altro metodo è affidarsi ai digital download, ovvero quei titoli presenti sugli store online che permettono di giocare vecchie glorie su console nuove. Lo store di PS4 pullula di titoli PS2, e questi sono presentati nella stessa identica forma nella quale sono stati concepiti. Il gradino successivo sono le remaster, ovvero le riedizioni ritoccate nell’aspetto tecnico. Nel migliore dei casi, quando la voglia di fare (e le possibilità di investimento sono concrete) si pensa a un remake, in barba alla storica equazione del minor sforzo e massimo guadagno.

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oggi esistono solo quattro modi per giocare a un vecchio titolo

Non ho mai considerato i digital download. Ve l’ho detto, non sono un grande retrogamer. Mal tollero le remaster, ma è più una questione di percezione portata allo sfinimento da un periodo – i primi mesi della corrente generazione – in cui sul mercato arrivavano solo riedizioni grafiche. Vero però che spesso queste operazioni sono il modo più semplice, veloce e redditizio di far conoscere il brand alle nuove generazioni, così da potergli poi vendere i sequel. Titoli come Kingdom Hearts 3 soffrirebbero immensamente senza la spinta data dalle remaster, dal buzz delle uscite dilazionate (personalmente ho perso il conto su quante remaster e collection siano uscite) e dei continui pitch da parte degli sviluppatori. Il secondo capitolo è datato 2005 e io andavo alle superiori.

Sono caduto pochissime volte nella trappola delle remaster, e solo in presenza di pacchetti particolarmente sostanziosi come la BioShock Collection. Anche in quel caso ci ho gironzolato dentro ma poi, davanti a un’esperienza già vissuta, ho mollato il colpo. Troppa roba nuova da giocare per potersi permettere di guardare indietro.

Il discorso cambia totalmente con i remake. Posto che sono nato e cresciuto in un periodo storico in cui il riciclo di vecchie idee è un topic costante. Negli ultimi anni ho visto tornare alla ribalta brand come Ghostbuster, Jurassic Park, Blade Runner, Star Wars… perfino Power Ranger e Baywatch! Vero, c’è un coefficiente di difficoltà ripidissimo quando cerchi di replicare un colpaccio già riuscito. Devi fare di meglio o metterti l’anima in pace e subire confronti improbabili. Spesso, però, il remake in ambito videoludico è sintomatico di una volontà di cambiamento: prendo l’opera originale ma non mi limito ad aggiornarla tecnicamente, ci aggiungo qualcosa, la stravolgo, la snellisco. Per questo il remake di Final Fantasy VII non mi genera ansia, ma anzi, aspettative. Quando sento la notizia di un remake sono sempre doppiamente contento: da una parte ho la sicurezza che il brand mi piace, dall’altra sono curioso di vedere come verrà rielaborato.

Proprio per questo sto aspettando come un cagnolino Yakuza Kiwami e, quando durante l’ultimo E3, è stato annunciato il remake di Shadow of the Colossus ho drizzato subito le antenne. Perché, secondo me, niente è intoccabile, niente è sacro.

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