Pirati ingrati

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Tornando rapidamente al discorso di un paio di giorni fa, legato al rapporto commissionato dall’Unione Europea, secondo cui la “pirateria fa bene” all’industria dei videogiochi, e in generale fa molto meno male a quella dell’intrattenimento rispetto a quanto si pensasse, un paio di pensieri si affastellano nella mente.

QUESTIONE DI GRATITUDINE

Il primo è che, anche leggendo i commenti all’editoriale di lunedì, continuo a pensare che la pirateria – ludica, ma non solo – sia una scorciatoia troppo comoda.

Scoprire se un gioco fa per noi, nel 2017, non è poi così complicato

A chi chiede quali altri strumenti ci sono per capire se un gioco può piacere o meno, una delle risposte più scontate è ovviamente quella di leggersi le recensioni, e non solo della stampa specializzata (che non può e non riesce a coprire ogni titolo pubblicato, evidentemente): tra forum, review su Steam, YouTube, newsgroup e quant’altro, capire se un prodotto può soddisfare le nostre esigenze non è affare granché complicato. Certo, scaricarselo pirata e giocarselo a casina nostra è più comodo (fino a un certo punto, comunque), per carità. E poi, se piace, uno lo compra e si sente pure a posto con la coscienza perché insomma, è un importante segno di “gratitudine” nei confronti degli sviluppatori. La gratitudine. E gli sviluppatori dei giochi che hai scaricato, giocato e poi non ti sono piaciuti? Loro chi sono, i figli della serva? Non sono meritevoli della nostra “gratitudine”? E perché mai non dovrebbero esserlo? Facciamo così: tutti al ristorante, a mangiare come dei bufali, e se alla fine siamo sazi e contenti, per gratitudine lasciamo giù un deca. Se invece il secondo era pesante, le patate un po’ troppo salate, o il vino non era fruttato al punto giusto, tutti a casa e a posto così.

pirati ingrati

PIRATARE È PIÙ COMPLICATO

In ambito videoludico, poi, come diceva qualcuno, ma come diciamo spesso anche noi, a patto di saper aspettare, senza farsi prendere dalla fregola del “day one”, spendere in maniera oculata il proprio denaro non è neanche così impossibile: tra Humble Bundle, Indiegala, saldi di Steam e GOG, i vari giochi regalati da Xbox LIVE e PSN, con un po’ di attenzione si può davvero giocare tanto, e bene, spendendo due lire. L’accesso “legale” ai videogiochi non è mai stato così abbordabile e comodo, e sicuramente lo diventerà ancor di più in futuro. Nel mondo della televisione e della musica, poi, ancor di più, e non sto neanche a inoltrarmi nei vari Netflix, Deezer e compagnia bella. Di nuovo, però, quella del “prima provo e capisco se mi piace, poi eventualmente compro“, continua a sembrarmi una pessima scusa.

IL VERO PROBLEMA

C’è però un altro pensiero, che mi frulla nella testa, ed è forse ancor più pressante: adesso che questo rapporto è uscito, cosa bisognerebbe fare, secondo voi? Ammesso e non concesso che sia vero quanto asserito, ossia che la pirateria ha portato risultati positivi all’industria del videogioco, i prossimi passi quali dovrebbero essere? Depenalizzare la pirateria? Legalizzarla? Rendere disponibili i giochi a tutti, in forma completa, lasciando poi solo alla bontà dei singoli di pagarli se e quando lo vorranno? Siamo sicuri che, eliminando il “divieto” (e tutto quel che ne consegue, a livello legale ma anche etico), non cambierebbe nulla? Lo chiedo onestamente, eh, perché non trovo una risposta che non preveda il Far West che, di base, non mi sembra un’idea di quelle fortissime.

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