Xbox, Go Home: il futuro dei videogiochi Microsoft – L'Opinione

È ormai praticamente certo che la prossima settimana Phil Spencer comunicherà al suo pubblico l’arrivo dei titoli Xbox anche su altre piattaforme. Gli scenari possibili però sono diversi, per cui ti va un po’ di ragionamento speculativo solo io e te?




SEGA abbandonava ufficialmente il mercato delle console nel marzo del 2001, data in cui Dreamcast veniva dismesso. Molto di quello che era stato Dreamcast poi sarebbe confluito nella prima Xbox, che avrebbe debuttato sugli scaffali nel novembre dello stesso anno. Ci siamo già convinti che la prossima settimana la storia si ripeterà, chiudendo un cerchio dal diametro lungo 23 anni. Ma in realtà lo scenario della SEGA dell’epoca e quello della Microsoft di oggi sono molto diversi: SEGA si occupava soprattutto di videogiochi e a Redmond i soldi li fanno con Office e con Azure, Xbox è solo una delle divisioni dell’azienda e ha superato per revenue quella legata a Windows solo con l’acquisizione di Activision-Blizzard-King. E appunto SEGA era SEGA, e i suoi titoli first party non erano certo paragonabili ai Minecraft e ai The Elder Scrolls. Parlare di “morte di Xbox” è una semplificazione enorme. Detto questo, è ovvio che qualcosa cambierà. Altrimenti non ci sarebbe stato bisogno di annunciare un evento di “aggiornamento sul business di Xbox”, no?

UNDER THE SURFACE: XBOX

Perché tendenzialmente si compra una console? Escludendo Nintendo che è un caso a parte, la classifica dei titoli più venduti year-over-year sulle varie macchine pullula di terze parti. Chiaro, lo Spider-Man ha portato a casa 20 milioni di copie con la sua prima iterazione, ma il solo Call of Duty genera ogni anno un introito di 15.9 miliardi di dollari nelle casse di Sony considerando le royalties sulle copie vendute, sulle microtransazioni e l’indotto in accessori e abbonamenti. Per mettere questo dato in proporzione: Microsoft per acquisire Zenimax ha speso 7 miliardi e mezzo, quasi la metà della cifra.

Xbox Game Pass

Le console vengono comprate molto banalmente per giocare da tutto quel pubblico che per diversi motivi è restio a farlo su PC. Da questo punto di vista è perfettamente sensato che Microsoft decida di mantenere comunque a catalogo Xbox, pur decidendo di portare i suoi first party anche su altre piattaforme (succede già con Steam, nei fatti). Xbox sarebbe a quel punto una delle tante porte d’accesso verso i giochi e i servizi di Microsoft, e la convenienza per Redmond sarebbe che sulle transazioni eseguite direttamente su Xbox non va pagato il 30% di royalties a Sony o a Valve. Di più: nel caso specifico di PlayStation non basta eventualmente la volontà di rendere disponibile Game Pass sull’ecosistema, ma bisogna appunto fare i conti con i padroni di casa. Tornando su Call of Duty, non è così automatico pensare che Sony sia propensa ad accettare sulla sua piattaforma un abbonamento che poi andrà ad intaccare gli introiti generati dalle vendite dirette della serie – solo nel 2021 e solo per il mercato nordamericano le vendite di CoD hanno portato nelle casse di Sony 800 milioni di dollari.

Xbox

Un hardware proprio, a maggior ragione se gli altri due platform holder rifiutassero l’arrivo di Game Pass (premesso che Nintendo a differenza di Sony avrebbe da guadagnarne, ma è Nintendo) avrebbe una sua ragion d’essere. È un po’ l’equivalente di quello che è la linea Surface guardando a Windows: il sistema operativo è disponibile per tutti i produttori, ma la cosa non impedisce a Microsoft di tenere a catalogo un prodotto tutto suo senza l’ossessione di farlo diventare un top seller. Addirittura si potrebbe ipotizzare una linea di future Xbox che – come succede su PC e probabilmente succederà con Steam Deck – metta da parte il concetto di generazione uscendo con dei modelli compatibili che refreshano l’hardware a intervalli regolari. In un certo senso sarebbe il punto d’arrivo ideale per il percorso iniziato anni da da Phil Spencer, con un focus sul software e la gimmick della preservazione/retrocompatibilità da sfruttare per dare appeal ad un prodotto destinato a diventare di nicchia, ma bisogna essere abbastanza onesti da ammettere che ha smesso di essere un competitor di PlayStation già da tempo. E che in realtà lo è stato davvero solo quando è stata PlayStation a sbagliare tutto.

LIKE SEGA WITH GUNS

 Lo scenario “alla SEGA” è comunque sul tavolo delle possibilità, ovviamente. Series S e Series X potrebbero effettivamente essere le ultime Xbox fisiche, soprattutto considerato l’effort che a Redmond stanno mettendo sul Cloud Gaming. E l’effort che in realtà un po’ tutti i principali attori del mercato (chi più e chi meno) stanno mettendo sulla tecnologia. Difficile immaginare un futuro, quantomeno un futuro prossimo, dove l’hardware è completamente dematerializzato, ma una possibile exit strategy potrebbe essere quella di rinunciare ai prossimi hardware, pubblicare sugli store di terze parti tutto il pubblicabile e raggiungere chi non viene eventualmente raggiunto sulla sua console da Game Pass sfruttando il cloud. Complicato su PS5, visto che non è presente un browser da poter sfruttare per aggirare la limitazione (come si fa invece su iOS e iPadOS), ma possibile praticamente su qualunque altra piattaforma. Già oggi un app Xbox è presente su alcune Smart TV Samsung, e a mali estremi Redmond potrebbe pensare di mettere in commercio qualcosa di simile ai Chromecast di Google per rendere compatibile potenzialmente qualunque display dotato di porta HDMI. Non sarebbe una vera e propria console, quanto più un device che fa da ponte verso l’ecosistema  per tutti quegli schermi non abbastanza “smart” da bypassare la necessità.

La perplessità, da questo punto di vista, è quanto sia effettivamente “convertibile” a Game Pass e ad un gaming più tradizionale il pubblico mobile. Da questo punto di vista però una possibile soluzione potrebbe essere tentare la strada che Netflix ha già intrapreso, ovvero quella di aggiungere all’abbonamento delle esperienze pensate proprio per il mobile. C’è il precedente incoraggiante dei numeri di download raggiunti dalla GTA The Trilogy che (dato di qualche settimana fa) hanno sfiorato i 30 milioni. Con le acquisizioni degli ultimi anni Redmond conta cavalli di Troia in abbondanza, da questo punto di vista: Minecraft non vale meno di Gran Theft Auto e c’è sempre e comunque la possibilità di cercare deal con altri sviluppatori e publisher.

Xbox

Un altro tema è quanti degli attuali utenti PlayStation sarebbero disposti a sottoscrivere un abbonamento non utilizzabile sulla loro macchina da gioco principale. È quello alla fine il pubblico che Microsoft vuole e su cui è più facile intervenire, perché non deve modificarne radicalmente l’approccio al videogioco come invece serve quando si parla all’utenza di iOS e Android. È quello il pubblico degli Starfield e dei The Elder Scrolls, e che magari non disdegnerebbe nemmeno poter finalmente giocare ad Halo invece di accontentarsi dei suoi troppi “Halo killer” che hanno sempre fallito. Il problema è come raggiungerlo. Se può aver senso proporre il sequel di Skyrim a 79.99€ su PS5 e contemporaneamente “gratis” su Game Pass, qualora Sony non volesse proprio sentir parlare dell’abbonamento.

Sono queste le risposte che mi aspetto tra una settimana da Phil Spencer. È da qui che passa il futuro di Xbox: a casa come Don Mattrick o nelle case di tutti come Netflix?

Articolo precedente
Steam Next Fest 2024 Tales of Kenzera ZAU

Steam Next Fest 2024: alcune demo da provare

Articolo successivo

Nightingale – Anteprima Hands On

Condividi con gli amici










Inviare

Password dimenticata