Final Fantasy XII: The Zodiac Age - Recensione

PS4

C’è una prepotente sensazione che tutto sia andato come avrebbe dovuto fin dall’inizio, giocando a Final Fantasy XII: The Zodiac Age. Quella dell’ultimo titolo davvero ben riuscito della serie di Square Enix (se escludiamo A Realm Reborn, che però è un MMORPG), è quasi una storia di redenzione, che esplode nell’epifania di questa remastered confezionata ad arte dal publisher giapponese, e che noi occidentali dobbiamo abbracciare con gioia per tanti motivi. Final Fantasy XII era un signor J-RPG già nel 2007, ma ha vissuto per anni all’ombra di altri episodi più celebri perché probabilmente “troppo avanti” rispetto al momento storico in cui è comparso a scaffale. Final Fantasy XII, nonostante le buone vendite, è stato un gioco poco capito all’epoca: fortunatamente, il tempo ci offre una medicina severa ma pregna di giustizia, tanto che The Zodiac Age sembra un titolo per certi versi moderno e che ospita nel DNA alcune intuizioni che oggi diamo quasi per scontate, ma che una decina di anni fa non lo erano per niente.

SENSUALITÀ A CORTE

Il percorso narrativo di The Zodiac Age è inevitabilmente lo stesso, immutato, di Final Fantasy XII. Nonostante qualche ingenuità sparsa, siamo di fronte al racconto più maturo dell’intera serie, un potpourri che miscela sapientemente alcuni temi onnipresenti, come l’amicizia e l’amore, ad altri che coinvolgono – in modo nuovo per la saga – l’etica e la morale, la politica e la diversità sociale. Ivalice stessa, ovvero il mondo immaginario dove si svolgono le vicende del gioco, è quasi da considerare un personaggio vivo e mutevole, partecipe delle gioie e delle sofferenze dei tanti protagonisti buoni e cattivi che ne calcano il suolo e ne popolano i cieli.

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Final Fantasy XII, nonostante le buone vendite, è stato un gioco poco capito all’epoca

A proposito di personaggi, fa quasi strano che quelli più deboli siano proprio Vaan e Penelo, sulla carta quelli additati dal gioco stesso come capofila dell’intera epopea. In realtà, già dopo una ventina d’ore è evidente come non esista nel plot un elemento di spicco, ma che anzi il party e il resto del cast funzionino nel loro insieme, un po’ come accadeva nel mai troppo lodato Final Fantasy VI. Certo, ognuno è libero di affezionarsi all’uno o all’altro a piacimento, senza che alcuno si trovi dalla parte del torto: io, ad esempio, non riesco a nascondere un debole per la sensuale flemma di Fran e per l’elegante strafottenza di Balthier, una coppia fantasticamente dipinta nella loro neutralità nei confronti della guerra che fa da teatro alle vicende di Final Fantasy XII.

NATO SOTTO IL SEGNO DEI PESCI

Che ci fosse in origine Yasumi Matsuno a dirigere le operazioni è l’enorme fortuna che ha permesso a Final Fantasy XII di compiere con facilità la metamorfosi in The Zodiac Age, passando nel mezzo da quel Final Fantasy XII International Zodiac Job System uscito nel solo Giappone per festeggiare i primi 20 anni della serie. D’altronde, la testa pensante di Final Fantasy Tactics e Vagrant Story (a proposito… a quando una remastered di quest’ultimo, di grazia?) non poteva che lasciarci in eredità un sistema di crescita duttile, che già agli esordi poggiava le fondamenta su un complesso ma equilibrato meccanismo fatto di abilità, armi, magie, licenze da acquisire, evocazioni e pezzi di equipaggiamento.

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Grazie al nuovo Zodiac System, ogni membro del party può trasformarsi col tempo in un vero multiclasse

Se, in origine, tutti i personaggi giocabili condividevano nella crescita un’enorme scacchiera alla stessa stregua della Sferografia di Final Fantasy X, già nella versione International Zodiac Job System veniva proposto un sistema legato ai segni dell’Oroscopo, grazie a dodici tabelle separate, corrispondenti ad altrettanti job. The Zodiac Age compie un ulteriore passo avanti, permettendo a ciascun personaggio di far proprie ben due scacchiere. L’implicazione, a livello tattico, è evidente: ogni membro del party può trasformarsi col tempo in un vero multiclasse, concedendo al giocatore possibilità di sperimentazione mai viste prima in Final Fantasy XII, e perfino nell’intera saga di Square Enix. Ad aumentare gli incastri ci pensa il sistema Gambit, che concede al giocatore la chance di impostare delle regole comportamentali ai personaggi del party non sotto il nostro diretto controllo, seguendo lo schema “if… then…”. Il Gambit è estremamente utile in molte situazioni, visto che i combattimenti si svolgono in tempo reale, ferma restando la possibilità di mettere in pausa l’azione in qualsiasi momento e impartire ordini a chiunque faccia parte del trittico di eroi sul campo in quel preciso instante.

INVECCHIARE BENE

Dal punto di vista tecnico, Final Fantasy XII: The Zodiac Age fa il suo, nella stessa misura con cui il precedente Final Fantasy X/X-2 HD Remaster era un prodotto godibile. Certo, il volto è segnato da qualche ruga, per lo più scavata da animazioni che, nel 2017, non possono non apparire eccessivamente rigide. Non è chiaro il motivo per cui, a differenza del predecessore, The Zodiac Age non sia stato portato anche su PS Vita: personalmente, ho usato molto la funzione di cross-save della scorsa remastered, fruendo del gioco in portabilità tutte le volte che mi sono trovato a passare qualche giorno lontano da casa. Square Enix si è trincerata dietro un laconico “impossibile da fare”, ma ho il sospetto che dietro la decisione ci siano le vendite risicate della versione PS Vita di Final Fantasy X/X-2 HD Remaster. Un peccato davvero.

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Non è chiaro il motivo per cui The Zodiac Age non sia stato portato anche su PS Vita

Chiudo segnalandovi come siano presenti sia i sottotitoli in lingua italiana, sia il doppiaggio in quella giapponese, che affianca il pur decoroso inglese che aveva già fatto capolino una decina di anni or sono. Volendo, si può perfino scegliere di farsi accompagnare per Ivalice da una OST completamente rimasterizzata, anche se quella originale (comunque selezionabile nel menu delle opzioni) mantiene ancora oggi un inalterato fascino rétro.

Final Fantasy XII era evidentemente un titolo uscito “troppo presto” per le ambizioni e la voglia di ragionare su certi temi, il che lo trasforma, nel 2017, in un videogioco sorprendentemente moderno. Le modifiche apportate dal Zodiac System alla progressione del party e all’approccio da tenere in combattimento sono tutt’altro che secondarie, e anzi invogliano alla sperimentazione anche chi (come il sottoscritto) si era percorso a perdifiato tutta l’epopea di Vaan e compagni nella sua prima uscita su PS2. Peccato solo per l’assenza di una versione PS Vita: il cross-save avrebbe permesso di palleggiarsi l’esperienza tra il salotto e la spiaggia, com’è accaduto con Final Fantasy X/X-2 HD Remaster. Ce ne faremo una ragione.

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Pro

  • Moderno ancora oggi.
  • Il nuovo Zodiac System modifica sostanzialmente l'approccio alla crescita e alle battaglie, rispetto al titolo originale.
  • Storia lontana dai cliché banali e arruffati di Final Fantasy XIII e Final Fantasy XV.

Contro

  • Qualche personaggio non proprio riuscitissimo.
  • Dov'è la versione PS Vita?
9

Ottimo

Detto, fatto, un po’ matto. Il Kikko redazionale passa per vecchio e stanco, ma è quello che porterà un fiore, un mouse e una tastiera sulle tombe di tutti gli altri loschi figuri che gravitano per le nebbiose vie di TGM.

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