nel senso che per quanto ci possiate provare, non c'è modo di definire esistenza in modo non tautologico: esiste quello di cui si riesce a rilevare un effetto nel mondo reale, e cioè esiste quel che fa parte del mondo reale, ovvero (gira gira) esiste quello che esiste. allora se definiamo dio come il creatore del mondo reale e postuliamo che sia eterno (non sono necessarie ulteriori specifiche), per definizione NON ne fa parte, e quindi non esiste.
d'altro canto se esistesse, e cioè fosse rilevabile in qualche modo, verrebbe meno la possibilità di essere credente, cioè noi sapremmo che esiste come "sappiamo" che esiste la gravità, facendone una "misura", e pertanto nessuno sarebbe chiamato a "credere" in dio. perciò se uno crede a una religione teistica, DEVE pensare che dio non esista, letteralmente; per l'esattezza: se si è credenti in una religione "moderna" e non in un animismo che deifica i fenomeni naturali (tipo i fulmini o il grande fiume), dio esiste su un "piano" di esistenza dove la parola esistere è priva di significato. viceversa tutto l'"esperimento" del mondo reale perderebbe di senso, perchè alterato dalla possibilità di rilevare dio, cosa che invece non è possibile per definizione.
ciò in certo qual modo spiega perchè la fede si deve "sentire": perchè si sta parlando di concetti che in realtà non hanno significato e quindi non possono essere davvero spiegati (altrimenti si finisce per sostenere che dio "esiste" come esistono le voci nella testa dei pazzi).
nella discussione ho letto si è fatto l'esempio dell'amore, ma tale esempio non c'entra nulla, giacchè l'amore è un sentimento concreto, rilevabile in termini di misure elettrochimiche e soprattutto che riguarda una persona realmente esistente: e non sto parlando della persona amata, ma dell'amante: l'amore che provo per mia moglie muore con me (o senza di me) nel momento in cui il mio corpo fisico non lo prova più, mentre a dio si richiede ben altro livello di persistenza; l'amore per il prossimo che fa parte come concetto di alcune religioni è altrettanto concreto e reale, ma NON è il nucleo della fede (a meno di non voler ridurre una religione a semplice ONG umanitaria: peraltro la gran parte dei credenti spesso non fa proprio nulla di particolare in tal senso, i missionari sono una percentuale relativamente piccola dei credenti).
tra parentesi, ne discende direttamente che i miracoli sono incompatibili con la religione tanto quanto con l'ateismo (se accadesse un vero miracolo, e cioè un fatto che non può essere spiegato in alcun modo se non con l'esistenza di un dio che lo ha fatto accadere, avremmo una prova dell'esistenza di dio: perciò tale fatto non può accadere: esso ci priverebbe della fede): quest'ultimo secondo me è un ottimo criterio con cui discernere i credenti che hanno "pari cittadinanza" con gli atei e gli agnostici, da quelli che possono essere derubricati come "superstiziosi".
un ottimo criterio per distinguere i fanatici trovo che sia differenziare coloro che vogliono imporre agli altri comportamenti conformi al loro credo. non mi danno fastidio i credenti che non vogliono abortire, ad es. (io stesso sono contrario all'aborto, anzi; o meglio, lo sarei se avessi un utero che può ospitare un feto), mi danno fastidio quelli che vogliono imporre alle donne i loro vincoli ideologici; idem per fecondazione assistita, selezione confessionale degli insegnanti di religione con stipendi pagati dallo stato e tutte le altre forme di ingerenza del pensiero religioso (tipicamente cattolico perchè questa è la religione maggioritaria dalle nostre parti, inutile negare l'evidenza). quando verranno gli imam, sarò altrettanto contrario ai loro tentativi di limitare la libertà altrui. voglio uno stato in cui le scelte etiche palesemente non limitanti la libertà altrui (es. uccidere o rubare) sono tutte lecite per chiunque comunque la pensi, non mi sembra così difficile da capire.
di mio infatti sarei agnostico, ma con tendenza all'ateismo nel senso che ritengo che le religioni teistiche (tra cui tutte quelle con un seguito di credenti significativo) siano tutte insostenibilmente errate, il che non esclude che una divinità in qualche modo abbia creato il mondo e le regole che lo governano (per quanto fondamentalmente mi appaia una soluzione semplicistica, ammetto che non ci sono argomenti dirimenti con cui poterlo escludere). se è così, comunque stiano le cose, lo ha creato in modo tale che essa stessa ed i suoi interventi (ammesso che intervenga: in realtà viene da pensare che non intervenga affatto, viceversa non avrebbe senso la creazione; ma chi può comprendere il "senso" che può avere una cosa per la divinità?) non sono percepibili da chi questo mondo lo abita, e quindi i rituali di preghiera et simili in cui si prega perchè avvenga questa o quell'altra cosa sono inutili, semmai può essere utile comportarsi conformemente al credo per ottenere vantaggi nella futura "vita eterna".
in linea di massima ateismo e fede sono entrambi scelte personali legittime, visto che appunto stiamo ragionando di un "luogo" indefinito nello spazio e nel tempo, dove il termine esistenza è privo di qualsiasi significato reale (letteralmente), almeno finchè non si infastidisce gli altri pretendendo che vengano applicate anche a loro. ma poi nella pratica non è così semplice trovare un credente il cui credo "regga" in termini di coerenza con se stesso (cioè non comporti affermazioni che il credente stesso ritiene sbagliate); paradossalmente sono più coerenti i culti meno evoluti, dove il dio è la foresta o il fiume o i fulmini che piovono dal cielo: in quel caso effettivamente non c'è nulla che si possa ribattere razionalmente per falsificarli.