Premessa necessaria: quelle che seguono non sono opinioni, ma dati oggettivi su alcuni punti emersi in queste ore.
Altri Paesi e poteri condizionano chi diventa ministro in Italia – Sì, è giusto così, perché, a sua volta, ciò che accade in Italia condiziona ciò che succede in altri Paesi, particolarmente in economia. «Globalizzazione» significa che l’economia di ogni Paese del mondo dipende da quella di tutti gli altri, vicini e lontani. Non si può non tenere conto di cosa pensano gli altri. Ciò vale a maggior ragione per un Paese fortemente indebitato verso l'estero, come l'Italia.
E’ colpa dell’Unione europea se è così – No, la globalizzazione dipende dal progresso tecnologico, dalla caduta dei regimi comunisti e da altri fatti accaduti particolarmente dalla fine degli anni Ottanta in poi. Se non ci fosse stata l’Unione europea, sarebbero accaduti lo stesso e saremmo comunque tutti interdipendenti. Non ci piace? Pazienza, questo è il mondo del 2018, impariamo a gestirlo.
Non siamo più liberi di decidere a casa nostra – Mettiamoci bene in testa che la piena sovranità esterna dei singoli Stati oggi non esiste più. Gli unici Stati che possono ancora esercitare una (quasi) piena sovranità, oggi, sono quattro: Stati uniti, Russia, Cina e India. Gli altri 196 o si mettono insieme in qualche forma o non contano più nulla. L’Unione europea è l’unico strumento con cui Paesi come Italia, Francia o Germania possono ancora contare qualcosa. Per lo stesso motivo, gli Stati africani si sono uniti nell’Unione africana, quelli del Sud America nel Mercosur e così via, formando associazioni sul modello dell’Unione europea che si stanno facendo sempre più strette, altrimenti quegli Stati spariscono. Questo comporta una cessione di sovranità alle istituzioni comuni: va bene così, a breve dovrà esserne ceduta ancora di più. In Europa c’è un Parlamento eletto dai cittadini (anche dagli italiani) che decide e vigila sulle questioni comuni, non è una dittatura. L'Ue ha tanti difetti, ma si possono correggere.
Se l’Italia esce dall’Ue può allearsi con gli avversari dell’Europa: Russia, Cina, Stati uniti… – No, l’Italia non sarebbe alleata di quelle potenze, ne sarebbe schiava, senza alcuna voce in capitolo nei loro governi. La Russia è sempre più prepotente, la Cina ha un’aggressività economica senza precedenti e non possiamo più fidarci nemmeno degli Stati uniti, né come partner commerciale né come alleato di difesa. Quanto all’India, gli italiani ripensino al «caso Marò.» In Italia si brancola nel buio e si spera di navigare a vista da soli. Solo una profonda ignoranza del mondo può far credere a politici ed elettori incauti che l’uscita dall’Ue e dall’euro garantirebbe più autonomia e prosperità.
Ma la Danimarca non ha l’euro e la Svizzera è fuori dall’Ue, e stanno bene – Formalmente la Danimarca non ha l’euro, ma la sua piccola valuta non può oscillare più del 2.5% rispetto all’euro, altrimenti esce dal sistema europeo, la sua autonomia valutaria, perciò, è una mera finzione politica. La Svizzera è fuori dall’Ue ma saldamente integrata nel mercato comune e nella zona Schengen. La Banca nazionale, da parte sua, opera ogni giorno per tenere il franco svizzero legato quanto più possibile all’euro, altrimenti diventa impossibile commerciare con i Paesi vicini. Rendiamoci conto che in un sistema globalizzato la totale indipendenza non esiste.
Ma Paolo Savona era tanto male? – Un curriculum irreprensibile, ma se si ascoltano le sue innumerevoli interviste, facilmente reperibili in Rete, si ringrazia Iddio che gli sia stata negata la possibilità di sperimentare i suoi piani A e piani B sulla pelle degli italiani e degli europei. Ha commesso, inoltre, tre errori gravi, in questi giorni. 1) Si è dimesso da una carica europea motivando le dimissioni con «l’assunzione di un importante incarico istituzionale in Italia,» ossia dando per certo a priori che il Presidente della Repubblica lo avrebbe nominato ministro; 2) Visti i dubbi intorno al suo nome, aveva in mano la chiave per impedire l’impasse: ritirare la sua disponibilità a diventare ministro, aprendo così il confronto su un altro nome e mostrando attenzione per le sorti del suo Paese, ma non lo ha fatto; 3) Ieri ha diffuso un comunicato conciliante, pensando ingenuamente che ciò bastasse a smentire un atteggiamento che lo ha reso noto a livello internazionale, da anni, come fautore dell’uscita dell’Italia dall’euro e credendo che il Capo dello Stato si sarebbe fatto convincere da questa mossa. E’ bene che Savona rimanga a casa.
E’ un complotto, il Presidente aveva già in tasca il nome di Cottarelli – Certamente Mattarella aveva già in tasca il nome alternativo, perché doveva pur considerare l’eventualità che le trattative fallissero e avere un nuovo nome da indicare immediatamente, per rassicurare la comunità internazionale, particolarmente quella economica, senza far passare altri giorni di incertezza.
Ma allora votare a cosa serve, se il Presidente decide tutto? – Il Presidente non decide tutto, ma nemmeno il popolo. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione (Costituzione, art. 1). Fra le attribuzioni del Presidente della Repubblica vi è la nomina dei ministri su proposta del Presidente del consiglio incaricato. Se il Capo dello Stato non ritiene di accettare la proposta di un certo ministro, di cui si assumerebbe la responsabilità di fronte alla Nazione, la rifiuta, ponendo così un limite legittimo alla sovranità popolare, perché intravede dei pericoli. E’ già successo più volte, in passato, che il Presidente ritenesse inadeguato un candidato ministro. In questi casi, semplicemente, chi forma il Governo propone un altro nome: ciò che non è mai successo è che i partiti della maggioranza abbiano rinunciato a proporre un’alternativa, causando lo stallo istituzionale. La colpa, perciò, non è certamente del Presidente della Repubblica. Nel 1922, il Re aveva i poteri per impedire la marcia su Roma e la nomina di Mussolini a capo del Governo. Cedette alla situazione e non li usò. Mussolini formò il Governo, sostenuto da ampio favore popolare, tanto che il suo treno arrivò a Roma in forte ritardo, trattenuto alle stazioni da schiere di cittadini che inneggiavano al futuro Duce. Come finì lo sappiamo. La situazione di oggi è diversa, ma i tratti personali, politici e comportamentali di alcuni leader protagonisti di questa fase, oltre all’atteggiamento di parti non trascurabili della popolazione, sono molto simili a quelli del 1922.
In questi giorni e soprattutto in queste ore si è vista funzionare a meraviglia come mai prima d’ora, in Italia, una cosa, una volta tanto: il ruolo di garanzia affidato dai Costituenti al Presidente della Repubblica. È una fortuna che la carica sia ricoperta da un costituzionalista di prim’ordine, che, a differenza di altri, sta facendo esattamente ciò che la Costituzione gli dice di fare, lasciato solo da forze politiche (tutte) prive di idee e di uomini all’altezza dei tempi, nonché da una parte di cittadinanza largamente ignara delle regole e dei ruoli che garantiscono la sua stessa libertà.
L'aspetto più impressionante di questa situazione è l’impreparazione di coloro che parlano e scrivono attaccando le più alte istituzioni dello Stato. Si può accettare, obtorto collo, che le persone senza grande istruzione non conoscano i dettagli delle procedure costituzionali, ma è inammissibile che persone istruite, giornalisti e capi di partito parlino di colpo di Stato e di messa in stato d’accusa del Presidente.
Sovranità popolare non significa dittatura popolare. La storia del Novecento dovrebbe avercelo insegnato, se solo la si studiasse.