E' il classico "l'europa perchè si" "perchè è bella" "perchè siamo europei". Questioni culturali, macroeconomiche e politiche passano in secondo piano, soppiantate dall'idealismo. Ergo nella sua testa l'Europa somiglia ad un eden futuro dove domani si va a cenare a Berlino, per poi fare vacanze in Irlanda, mentre si lavora in Portogallo, cullati da un mondo progressista illuminato e civile. Se gli chiedi di ragionare su confini, politiche, diversità, ecc, il discorso si fa sfumato fino ad arrivare al classico "indietro non si torna".
Spesso è globetrotter o crede di essere globetrotter. Qualcuno ha fatto l'Erasmus e tende a confondere i festini universitari in Spagna con la bella futura Europa.
Altri sono espatriati e quindi presentano la seguente situazione psicologica: odio o rancore feroce nei confronti della madrepatria, rea di non avere esaudito i loro desideri professionali/esistenziali, e quindi riversamento delle loro speranze verso la UE. Sempre alcuni di questi lavorano in ambienti "international" e quindi tendono a confondere il loro mondo, minoritario, con l'universo.
Con questi dopo un pò diventa dura discutere in quanto l'aspetto razionale viene spesso schiacciato da quello idealistico/emozionale.