no, non tu, dicevo a talismano
è una misura intelligente per recuperare un divario che ci allontana da obiettivi che abbiamo scelto di voler raggiungere (ad es. il 70% di occupazione: già raggiunto tra gli uomini, ma di media è il 57% e quindi lontanissimo tra le donne). serve a rimediare a una serie di svantaggi obiettivi che le donne hanno sul mercato del lavoro (in termini di pregiudizio verso la maternità, ad es., di mancato welfare e servizi per i bambini, di squilibrato rapporto nel tempo dedicato alla casa rispetto al partner maschile, e via statisticheggiando). per tutti questi motivi, poichè le risorse pubbliche sono limitate, è legittimo che una quota (che ti faccio notare è relativamente piccola rispetto al totale dei trasferimenti alle imprese) sia riservata alle categorie svantaggiate.
è il criterio del "sono gli ammalati che hanno bisogno del medico", puro buon senso da 2000 anni a questa parte, che viene per esempio applicato quando si riservano determinati crediti o incentivi alle PMI (che hanno le grandi imprese che non va? il criterio è lo stesso, si aiuta chi è più indietro, perchè le ricadute sociali sono più significative e quindi alla fine anche i fondi ottengono effetti complessivamente migliori).
naturalmente non sarebbe giusto se TUTTI i fondi fossero riservati all'imprenditoria femminile, così sarebbe razzismo alla rovescia; ma si tratta di quote limitate, che vanno inquadrate in un contesto più ampio.
trovo questa cosa un esempio di grande civiltà, utile a scardinare rituali fuori dal tempo di un luogo che più maschilista ce ne è davvero pochi. nessuno dice che non generi dei problemi pratici. sono problemi pratici che dobbiamo affrontare se vogliamo vincere le sfide etiche della modernità. sennò in un attimo si ritorna alla meritocrazia versione rupe tarpea. io personalmente quando vedo che c'è un problema a livello così alto di solito ne sono felice, perchè vuol dire che c'è del lavoro da fare per degli esperti che devono affrontarlo e risolverlo.
quello che smentisco con forza (sia filosoficamente, che nei fatti, anche nel mio lavoro e nella mia esperienza di vita) è l'assunto che le quote riservate mortifichino la meritocrazia: non è affatto vero, e anzi si può tranquillamente prevedere delle quote di accesso (mirate a dare opportunità anche a chi parte svantaggiato per demerito non proprio), consentendo comunque all'eccellenza di emergere (a posteriori, in base ai risultati effettivi). ciò per quanto mi riguarda è il massimo della meritocrazia realmente ottenibile nella pratica.







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