Non conosco la parte religiosa, ma sul piano economico nel medioevo tutte le professioni erano riunite per categoria in una corporazione (le gilde, o le arti in Italia). Oltre ad esercitare una pesante influenza sulla città, che a quei tempi era slegata dal potere centrale e in un certo senso dipendeva da chi ci faceva girare l'economia, queste avevano una rigida disciplina da seguire e per entrare a farne parte il procedimento era lungo e specificato nello Statuto. Alla base del mancato inserimento degli ebrei nelle attività produttive c'è da considerare che le Arti per salvaguardare la propria posizione avevano un atteggiamento fortemente conservatorio, diffidente dalle innovazioni e implicitamente dai soggetti estranei alla comunità cittadina già radicata.
La questione del credito è più complessa e ci sono diverse interpretazioni. La prima riguarda la visione del credito e dell'interesse come pratica peccaminosa, in un contesto dove la chiesa distribuiva a titolo gratuito alcuni beni di sussistenza e il baratto era la norma; in questo senso, almeno fino al 1500, il credito non era visto come una necessità e a posteriori può essere stato attribuito agli ebrei, di altra religione, in conseguenza del divieto ecclesiastico di praticarlo.
I problemi finanziari dei governanti si sono accentuati a seguito dell'espansione europea in America, Asia e Africa alla fine del medioevo, per il mantenimento delle flotte e degli eserciti, e sono stati tamponati da dinastie di banchieri italiani e tedeschi, come i Bardi o i Fugger. Se c'è stato intervento degli ebrei nel basso medioevo, è stato marginale, considerando anche l'entità dei prestiti.
Ci sono numerose testimonianze invece di come gli ebrei si fossero dedicati al commercio, diventando grandi capitalisti e potendo avere un ruolo attivo nell'economia quando le corporazioni persero progressivamente il loro potere per l'allargamento del mercato da locale a internazionale.






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