
Originariamente Scritto da
hoffmann
Credo che la scelta sia il punto centrale.
Ammetto che in questi mesi ci ho pensato su parecchio: è giusto scegliere sulla vita di un altro? E quando inizia la vita? Non ne sono ancora venuto a capo e quindi invidio chi ha certezze.
In ogni caso, non importa. Indipendentemente dalla questione etica, ritengo che la possibilità di scelta debba esserci; in caso contrario non si eliminerebbe l'aborto, lo si renderebbe solo clandestino.
Però rimane il problema della scelta. Una scelta, per essere tale, deve essere fatta consapevolmente, sapendo esattamente cosa si sta facendo.
Sarebbe così terribile rendere obbligatoria una ecografia prima di ogni aborto, per guardare con i propri occhi cosa si sta eliminando?
È una forzatura e una violenza alla madre/padre? Beh, sì.
Ma perché una cosa del genere dovrebbe essere semplice e indolore visto che si tratta, letteralmente, di una questione di vita o di morte?
Io detesto la visione secondo la quale siamo tutti bambocci smidollati e fragili da salvaguardare. Siamo uomini e donne che sono ogni giorno chiamati a fare delle scelte, a volte anche terribili. Allora che la scelta la si faccia nel modo più esplicito possibile, sia che si decida di mutare la propria vita decidendo di non abortire, sia che si decida di eliminare il feto per non farlo.
Solo sapendo esattamente cosa si fa si può parlare di "scelta", altrimenti è solo un modo vile per non usare il più appropriato termine di "fuga".
Ci tengo a sottolineare che chi scrive è un ateo.