mai capita 'sta cosa![]()
Io nella mia vita a Lettere ho assistito solo a un paio 21. Per il resto solo un sacco di: "Ci vediamo alla prossima sessione".![]()
Io ho visto l'esimio prof Mengaldo incazzarsi a morte con una che rifiutò un 28
Comunque, i voti delle facoltà umanistiche sono più alti, anche perché generalmente si tratta di esami orali. I pochi che si fanno scritti sono di solito hanno voti bassissimi per chi non sa un cazzo della lingua italiana (e ce ne sono parecchie, alcune insegnano ai vostri figli)
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"Con una laurea in lettere non ci fai niente."
Con una laurea in lettere (cinema, poi!) non ci fai niente. Ehw, io lo so che non ci faccio niente, e ho pure tutte le pareti delle camera occupate e non ho dove appenderla, puta caso che la prendo veramente, quella laurea. È, però, essenzialmente, l'unica cosa che sento di essere in grado di fare. Perché non ci son cavoli, io quello so fare: guardare film e commentarli, leggere libri e parlarne, conoscere persone e ascoltare le loro storie, inventare persone e scrivere le loro storie. Queste sono le cose in cui mi "distinguo".
Un cliché ci narra che non importa essere i migliori in qualcosa, ma dare il meglio di noi in quel qualcosa che facciamo. Idiozie, penso io. Non puoi fare lo scrittore, qui, ora, se non sei il migliore. O insomma, molto, ma molto, ma molto e schifosamente bravo. O molto fortunato.
Quindi no, dico a mia madre, tranquilla mamma, non voglio PIU' fare la scrittrice, tranquilla mamma, te lo giuro.
E quindi cos'è che vuoi fare?
Oh, io voglio fare la giornalista. critica cinematografica (altro mestiere pieno di posti lavoro, ohohoh!)
Ogni volta che qualcuno mi chiede cosa voglio fare, ripeto questa frasetta. E quelli tutti "owh, ti ci vedo così tanto, dai, dai, che figo!"
Perché "Giornalista" suona molto più serio di "Scrittrice". E Scrittrice poi, di cosa. Le mie scritture non si propongono più alla pubblicazione ma al puro sfogo intellettuale da molto tempo. Non che non abbia idee, non che alcune idee in alcuni momenti di particolare e infondata fiducia in me stessa non mi sembrino addirittura buone, ma non credo di essere all'altezza, non credo di esserlo mai stata, nonostante quello che pensavo.
Abito in un paesino piiiiiccolo, abbastanza lontano dalla capitale per poterla spesso solo immaginare, ma non abbastanza lontano dalla capitale per potermici trasferire e non fare la pendolare esaurita.
Fatto sta che sono sempre stata la bambina prodigio, negli anni delle elementari e medie. L'unica che leggeva, l'unica che scriveva, l'unica che conosceva il significato di certe parole auliche tipo la parola aulico. L'unica che apprezzava la cultura in un contesto in cui ti ridevano in faccia se dicevi di aver letto un libro o di essere stata a teatro. Ma proprio grasse risate.
E io, di conseguenza, mi sono auto convinta che altro non potevo essere se non quella con il quid pluris. Ovviamente la realtà mi ha preso a mazzate in testa, quindi mi sono trovata all'ultimo anno di liceo come non-migliore, discretamente pigra nello studio, non-così-talentuosa ragazza qualunque. Con come unica sicurezza quella di non voler mai più vedere la matematica.
Il dramma di fondo, comunque, sarebbe più o meno: Se è veramente così inutile la laurea in lettere+aggiungere sottotitolo a caso, è obiettivamente lecito e non troppo traumatico scegliere qualcosa che non ci piace veramente pur di combinare qualcosa nella vita? Ho paura di rimanere bloccata. Bloccata da qualche parte in un limbo di laurea-non laurea, di lavoro-non lavoro.
Ho paura di essere decisamente pretenziosa nel voler veramente fare qualcosa di letteral-cinematografico in assenza di capacità vere e degne di nota. Ho paura della mediocrità e di pentirmi come un assassino tra 5, 6 anni, quando il mio vero lavoro sarà quello del cassiere di Mc Donald (niente contro i cassieri di mc donald, ma quando uno sogna di scrivere "cassiere di mc donald" suona malissimo), e la mia massima aspirazione quella di avere una promozione e diventare capo cassiere.
Ho, da qualche parte, grandi progetti per me. Ma è come se ogni volta che provassi a metterli in atto, o comunque, a costituire le strutture per far partire quei progetti, mi vedessi da grande con quei progetti oramai distrutti e già non-vissuti. E il problema è che non sono eclettica come te. È che se io non riesco a fare QUESTA COSA, non avrò mai la capacità di fare qualcos'altro, di fare economia, di fare ingegneria, di fare una di quelle cose che la gente ultimamente dice portino un po' più di lavoro.
Perché insomma, la vita non è il mio libro. Quando scrivo qualcosa di brutto non posso cancellarlo. Posso solo, appunto, scrivere al meglio quello che c'è ancora da scrivere. E io mi vedo tra qualche anno con questa immensa parentesi di pseudo scrittrice giornalista regista quel che ti pare andata in fumo e senza alcuna minima aspirazione migliore, aspirazione ALL'ALTEZZA.
Come funzionano queste cose? Come si fa a capire?
Sì. Forse sono stata leggermente logorroica. E retorica. Chiedo venia per questo, con la scusante che non dormo da veramente molte ore e domani, come molti, devo studiare per la sessione di gennaio/febbraio, e sono leggermente agitata (insomma, i primi esami universitari e tutto).
Arrivederci (:
(Almeno ho scritto qualcosa stasera, alla faccia del blocco dello scrittore.)
Martina
Ah, ok![]()
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Ecco, devo ricordarmi agli amici di studenti.it di aggiornare il sito. E non solo a loro. Ho provato a cercare su google “Sbocchi laureati in lettere” e credo di essermi perso qualcosa. Ora, non chiedetemi per carità cosa mi spinge in un periodo di crisi occupazionale come questo a lanciare un messaggio di speranza. Per di più fuori piove e io sono metereopatico, quindi niente ironie per cortesia. Vado al punto, come mi sono auto-insegnato. E sì, perchè puoi prenderti tutte le lauree che vuoi ma poi “il mestiere” qualunque esso sia, lo impari sul campo. Sbagliando. E anche questa è una notizia. Per una volta vi invito a credere in un luogo comune.
Sbagliando (e pagando) si impara. Quando mi sono laureato in lettere un tipo, dopo avermi stretto la mano per gli auguri di rito, si è girato verso la moglie per dire “un disoccupato in più“. Non la scorderò mai quella scena. Forse se mi avesse detto “Complimenti dottore” a quest’ora starei a casa a grattarmi la pancia e a guardarmi l’ombelico. Invece no. Dovevo vendicare quell’affronto. Ma non avevo molte scelte, la metà delle possibilità che ci sono adesso non esistevano. Ho brancolato nel buio, ho studiato il marketing, ho fatto uno stage in azienda, ho fallito. Diciamolo chiaro e tondo, perchè poi sono tutti bravi a dire: “non c’era budget, non sono stato capito” e stronzate simili. Io ho fallito, e me ne vanto. A 26 anni può succedere. Forse mi succederà anche a 40. Perchè per indole non mi accontento mai. Ed è molto facile che chi non si accontenta fallisca, prendete nota. Però credo che un ragazzo oggi debba rischiare per farsi notare. E rischiare significa anche scegliere una facoltà controtendenza. Scegliere una propria passione e portarla avanti.
Parlo a te che hai scelto lettere e ti stanno facendo il lavaggio del cervello: non c’è lavoro, c’è la crisi, non ci serve chi sa scrivere. Non sai quante volte ho sentito questi discorsi, persino quando la crisi non c’era. E insieme alla crisi non c’era Facebook, i siti internet erano agli albori, i blog venivano chiamati “blob” senza che nessuno storcesse il naso. Le aziende adesso hanno bisogno di te ma non vogliono dirtelo. Di te che sai scrivere, di te che studi, che conosci l’arte della diplomazia, che sai destreggiarti tra la storia, la geografia, il cinema, il mito, lo sport e l’arte. Che sei curioso, che ami le lingue e le sai parlare. Che sai essere formale e informale, che sai usare toni e registri diversi (prima lezione di italiano, quarto ginnasio, alla faccia di chi diceva che ero distratto).
Le aziende non lo ammetteranno mai, ma ti stanno cercando per evitare di fallire. Ovvio, se ti dicessero che ti cercano poi dovrebbero pagarti, e bene, ma questo è un altro discorso e io non starò qui a farti discorsi su come venderti meglio. Dovrei imparare io, prima. La piccola rivincita dei laureati in lettere passa attravero lo studio e la specializzazione. Attraverso i fallimenti, come vi dicevo. Attraverso i tentativi. Attenzione non vi sto dicendo che una laurea umanistica vi trasforma in scrittori, anzi. Ho visto molti laureati scrivere peggio di chiunque altro, con l’aggravante della presunzione. Gli scrittori sono merce rara e chi mi conosce sa che mi guardo bene da reputarmi tale. Al massimo mi ritengo uno scrivente, non saranno due libri a cambiarmi la vita.
E non vi sto neanche dicendo che i social network sono la svolta dell’umanità. Probabilmente tra qualche anno tutto questo sarà già finito, i social che puntano su immagini e foto (vedi Instagram e Pinterest) prenderanno il sopravvento su quelli testuali come Twitter e Facebook che già con la Timeline assume tutt’altro significato. Ma il fermento di questi tempi deve insegnarci una cosa precisa: bisogna saper cogliere il cambiamento. Cinque anni fa il lavoro che faccio adesso non esisteva. Tra cinque anni verranno fuori altri mestieri che nemmeno immaginiamo, ora. Eppure siamo lì a difendere con i denti il nostro “formaggio“, a chiedere tutele per lavori che non hanno più senso di esistere (è dura di dirsi, ma è così) e non investiamo tempo per crearci nuove strade.
Nell’immaginario collettivo la laurea umanistica viene ancora vista come un qualcosa di arcaico, più sentimentale che spendibile. Io credo che non sia così, e stasera vorrei parlare, ad uno ad uno, con tutti quelli che in preda alla follia, al sogno, e all’incoscienza, hanno deciso di iscriversi a questa stupenda facoltà. Una facolta che, una volta nella vita, incomincia persino a darmi anche qualche soddisfazione. Eppure un giorno mollerò tutto e farò l’insegnante. Ve lo prometto.
Cesarino, in realtà il problema di lettere non credo che sia trovare lavoro (a patto di completare tutti e 5 gli anni). Alla fine quasi tutti i miei ex colleghi hanno trovato qualcosa.
Il problema é che non si diventerà mai ricchi.![]()
Ultima modifica di hoffmann; 13-01-17 alle 21:17
Ti devo molto per questo post.
Stasera sono stata assalita dal panico pre-esame. E’ il terzultimo che manca alla mia laurea in Lettere, Triennale, con una tesi in Editoria Multimediale (la tesi dovrebbe essere una raccolta di alcuni racconti e articoli scritti da me. L’idea non è stata mia, ma del mio relatore. I racconti stento a metterli, perché ho una fifa nera.)
Ho lasciato gli studi a tratti per lavorare (giornali, teatro, ufficio stampa, ho pure vinto un concorso letterario) accumulando anni in fuoricorso. Adesso ho 29 anni e sono agli sgoccioli, in tutti i sensi.
Magari domani finisce il mondo, ma mi hai ridato la voglia di fare, di appoggiarmi su quello che so e in quello che credo di poter fare.
scusa se ho scritto con i piedi, ma sono le quattro.
Grazie
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Comunque sia, non rimpiango l'aver fatto Lettere (classiche, per giunta). Fra l'altro ho praticamente sempre lavorato (e no, spiace deludere, non al MacDonald) e ho vinto / vinco concorsi anche in settori non correlati.
Certo, non farò mai il mega-multi consultant con quadruplo mba alla LSE, ma francamente stigrancazzi (anche perché se me ne fosse fregato qualcosa, avrei fatto altro)
Ma tanto è inutile fare questi discorsi, Cesarino ormai si venderebbe pure l'anima per un contratto da managgger e per ambizione (che, chi ha fatto Lettere, sa che in latino significa letteralmente andare in giro a raccattare favori... Non proprio una gran cosa, se ci pensate).
In questo mondo / contempliamo i fiori; / sotto, l’inferno (Kobayashi Issa)
In realtà, dal punto di vista del training per passare concorsi e colloqui, é quasi l'ideale:
1) si viene abituati a leggere e studiare tantissimo;
2) si impara a gestire lo stress negli innumerevoli colloqui orali;
3) si impara a fare bella figura e a far fesso l'interlocutore in forma sia orale che scritta
In pratica, Lettere, fatta bene, aiuta a diventare delle autentiche macchine da concorso![]()
ral, palle & onore. iniettatemeli in endovenaCesarino ormai si venderebbe pure l'anima per un contratto da managgger e per ambizione
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