siamo su j4s quindi non mi meraviglio, ma anche nel sesso, quando lo dai sei la parte attiva, quando lo ricevi sei la parte passiva. indi per cui elettorato attivo è votare, elettorato passivo è essere votati.
ma è indifferente come lo si chiami, il fatto grave è che per lei l'età per entrambe le situazioni è 18. la dice lunga sul valore del giudizio e in parte mi ha convinto ancora di più che i 110 e lode che conosco sono davvero ignoranti e non è solo una mia impressione
suca
ingegneria non fa testo
Mbof, ho trascorso un quadrimestre intero a Paris VII (seguito da un semestre di laboratorio), con undici esami sostenuti, ma la loro tipologia era enormemente diversa da quella a cui ero stato abiutato in Italia. In sostanza si trattava di analisi critica di articoli, analisi di dati, scrittura di manoscritti scientifici, presentazione orale di lavori altrui e ben poche domande mirate esplicitamente a sondare la preparazione del candidato, quanto a determinare come lo studente applicasse il suo imponente (dopo 4 anni di uni) bagaglio di conoscenze a un problema biologico reale. Ne conseguiva che lo studio richiesto non fosse cosi' opprimente (infatti ho sostenuto un esame ogni sabato mattina per 11 settimane) , mentre le capacità dello studente fossero più valorizzate.
è stravero, l'università in italia è sensibilmente più difficile, il che non si traduce però necessariamente in una formazione più proficua
- - - Aggiornato - - -
ah, e gli erasmus in italia tendono ad impiccarsi perché gli esami orali li facciamo solo noi e vanno nel panico![]()
Rimanendo nel mio ambito, all'estero evitano di far studiare tanto vecchiume che invece diventa materia d'esame precipua nella uni italiana, col risultato che una studente trascorre ore nell'apprendimento di sapere obsoleto
EDIT: all'estero le prove orali sono solitamente presentazioni, anziché fucilate di domande sul programma
no dai, l'obsolescenza è relativa alla facoltà.
almeno da me i docenti son tutti ricercatori aggiornati, e non mi è mai capitato di studiare roba fuori dal tempo.
alcune volte ho dovuto saccheggiare sci-hub per gli ultimi consensus materia d'esame (grazie, esperti di sepsi)![]()
Mi aspetta proprio questo giovedì un esame a fucilate di domande sul programma da imparare praticamente a memoria, bella merdaè da un mese che studio la stessa roba e non ne posso più
11 esami in un semestre
Immagino la vera cultura che serpeggia tra i 66.![]()
C'è gente che arriva con la media del 30 :dehor: e poi non mi sa fare gli angoli di Eulero![]()
non c'entra. per come è strutturata l'università italiana chiunque abbia dato analisi 1 indipendentemente dal voto ha più buon senso di chi impara a memoria e poi non sa applicare.
puoi avere tutta la cultura di questo mondo e la media del 30, ma se le tue competenze si limitano a richiamare quello che c'è scritto sul testo allora un bambino che gioca con i lego è più utile di te
ieri una studentessa è stata in grado di dirmi la differenza tra locazione ed affitto
ero commosso![]()
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Mister Zushi: «Offro stipendi veri
e 3 su 10 neanche si presentano»
Verona, l’imprenditore racconta i colloqui di lavoro: «I giovani? Sembra non sentano il problema della disoccupazione»
VERONA «Buonasera, chiamo per dire che non posso più venire a lavorare da voi. Avrei dovuto iniziare domani, ma mio padre mi ha regalato un appartamento e sarò impegnata ad arredarlo». Oppure: «Dov’è che dovrei lavorare? A un chilometro da casa? No, scusi, troppo lontano». Succede davvero, in Veneto, nel 2017. A raccontarlo è l’imprenditore Cristiano Gaifa. Veronese, proprietario e fondatore della catena di ristoranti giapponese fusion Zushi, ventuno locali sparsi per tutto il Nord Italia, di cui sei in Veneto, oltre alle prossime aperture a Villafranca di Verona, Roma e Miami Beach. Nella ristorazione il turnover è particolarmente veloce, i colloqui di lavoro sono frequenti. Ma gli aspiranti mancano all’appello. Si è sfogato su Facebook: «Se sento ancora parlare di disoccupazione giovanile racconto gli ultimi colloqui che abbiamo fatto».
Gaifa, la disoccupazione in Italia esiste davvero.
«Sì, ma i ventenni il problema sembra non lo sentano. Non so come fanno. Anzi, forse un’idea ce l’ho. Temo che abbiano ancora molte sicurezze economiche alle spalle. Ovvero, i genitori».
Che tipo di lavori offrite?
«Ce n’è per tutti i gusti. Prevalentemente camerieri e servizio in sala. Ma anche direttori e vicedirettori di ristorante. Specie per quelli di nuova apertura. Ne ho uno qui sotto mano: cerchiamo un vicedirettore, dunque con uno stipendio ben superiore alla media. I colloqui li ho fatti io stesso».
E come sono andati?
«Un disastro. Gli ultimi questa settimana. Tre interpellati su tre, tutti disoccupati, mi hanno detto: “Ci penso e vi faccio sapere”. Non hanno telefonato nei giorni successivi come d’accordo. Allora li abbiamo richiamati noi. “No, grazie”».
Spesso le aziende impongono lunghi periodi di stage semi-pagato e magari alla fine non assumono neanche. Non è che fate anche voi così?
«Proprio per niente. Il nostro è un contratto di lavoro a stipendio pieno fin dal primo giorno. Quattordici mensilità e contributi pagati. Tre mesi a tempo determinato, poi nella grandissima parte dei casi assunzione a tempo indeterminato. Eppure tre su dieci neanche si presentano».
In che senso?
«La statistica che abbiamo fatto in anni di colloqui è che su dieci che ci contattano almeno tre candidati non vengono neanche al colloquio iniziale. E non avvertono. L’altro giorno il nostro direttore di un ristorante veneto ha aspettato per un pomeriggio intero: su tre prenotati non è venuto neanche uno. Ma fosse quello. Il problema è che proprio gli italiani non si fanno avanti».
Gli italiani? Cioè gli stranieri sono diversi?
«Certo. E qui è il punto dolente. Sa qual è la proporzione tra italiani e non italiani? Due a uno. Per ogni curriculum che ricevo di connazionali, ne ho almeno due di altri».
Potete assumere gli stranieri, che problema c’è?
«Certo. Già lo facciamo. Lavapiatti, pulizie, gestione dei locali: abbiamo solo non italiani. Ma ci sono delle mansioni per le quali è richiesta una competenza linguistica molto buona. Tutti i lavori a contatto con il pubblico, insomma. E’ lì che abbiamo richiesta. Ma manca la domanda. O per lo meno quella dei ventenni. Per i più anziani è diverso, lì c’è richiesta. Magari perché hanno una famiglia da mantenere, o sono divorziati e hanno il mutuo».
Qual è il tipo di rifiuto più frequente che riceve?
«Non ce n’è uno in particolare. In questi anni ne abbiamo sentite di tutti i tipi. L’ultimo che ho incontrato, anche lui disoccupato, quando gli ho detto che avrebbe cominciato la settimana successiva mi ha risposto: “eh, ma avevo prenotato una vacanza”. Con un altro, un veronese, è andata anche peggio. Ci ha chiesto dov’è il ristorante: a Borgo Trento. “Troppo lontano, abito a Borgo Milano”, ci ha detto. Neanche un chilometro di distanza, capisce? Alcuni vengono a colloquio con la fidanzata, o il fidanzato, e dobbiamo spiegare che è un colloquio individuale. E poi, c’è la ragazza della casa».
Ovvero?
«Il caso più emblematico. Sui trent’anni, alla prima esperienza lavorativa. La sera prima di cominciare ha chiamato in ristorante. “Mi spiace, non vengo più, papà mi ha regalato una casa e per i prossimi mesi dovrò arredarla”. Sa cosa mi preoccupa di più? Che se danno queste risposte vuol dire che c’è ancora una ricchezza alle spalle, quella della famiglia. Ma cosa diranno questi ragazzi ai loro figli, tra quindici anni, quando i soldi saranno finiti?».