Pure a pd
Pero se avevi il prof con il suo libro dovevi avere un minimo di qi di non metterti in primo banco con il suo libro fotocopiato
A SONG OF SKYPE AND FAIL
A GRADUATE'S CHRONICLES
GRADUATE & DRAGONS
ALMALAUREA BOOK OF THE FOLLEN
THE SORCERER'S INTERN
THE INTERNSHIP OF THE RING
ALTRO (in b4 ALTRO è il nome perfetto!!!1)
Pure a pd
Pero se avevi il prof con il suo libro dovevi avere un minimo di qi di non metterti in primo banco con il suo libro fotocopiato
Dalle mie parti, tanti anni fa, ormai si era arrivati al punto che il tizio veniva a spacciare le fotocopie dei libri davanti all'università.
Il poveretto probabilmente attirò l'attenzione degli skywolf (che immagino cercassero ben altro nello zaino del tizio) e dal quel giorno dovetti farmi 1.5 km a piedi per prendere i libri.
Io sono al terzo anno all'uni e avrò comprato 1/5 dei libri, il resto fatto tutto con gli appunti.
Io avevo una scrittura troppo di merda per studiare dagli appunti
Li prendevo per mantenere la concentrazione a lezione
MA GIURISPRUDENZA , SERVE ANDARE ALLE LEZIONI? basta avere la memoria di rainman, no?
Eh ni
Anche perche c'è l'obbligo di presenza
ah simpaticoquante auto ha cambiato durante l'università?
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se tiger fosse una brava persona girerebbe la pic
SE
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giro solo su autorizzazione di cesarino![]()
denied![]()
Atlantide sarebbe deloitte?
ATLANTIDE è un posto, non un'azienda![]()
un dubbio più che lecito![]()
se lasciati a se stessi i problemi tendono a risolversi da soli, se così non accade, allora è meglio lasciar perdere il tutto e passare ad altro.
- gli ignoranti ignorano -
crossposto
Giovani, non cascateci: vi vogliono fuori dall'Italia perché hanno paura di voi
Anche Ilvo Diamanti, sul Corriere, scrive che per i giovani è meglio andarsene dall’Italia. Un tema che torna periodicamente e che fa venire un sospetto: che i vecchi non vedano l’ora di levarsi i giovani dalle scatole
Ci deve essere un complesso profondo, qualcosa di segreto e di innominabile nella psicologia delle élites italiane che periodicamente, con varietà di toni e argomentazioni, sentono l’esigenza di rivolgersi ai giovani per dire: andatevene, non c’è più speranza.
L’ultimo è stato Ilvo Diamanti, che è professore universitario oltreché apprezzatissimo politologo da prima pagina. “Ragazzi, non tornate” dice al termine di una lunga analisi sulla nuova emigrazione. “Restate altrove. Fuori dal nostro, vostro Paese”. Almeno “fino a quando il nostro, vostro Paese si accorgerà di voi”.
Ma come? Sei uno dei primi influencer della carta stampata. Presidente dell’Isia di Urbino. Membro di Commissione Parlamentare. Ricercatore e saggista. Tutto qui quel che sai dire ai ragazzi? Niente da aggiungere riguardo agli altri, agli adulti, a quelli che hanno determinato questa situazione, all’impresa che paga poco, alla politica sempre in ritardo, e anche al mondo accademico dove il rinnovamento dei quadri ormai richiede ere geologiche?
Questa idea che i giovani, alla fin fine, “stiano meglio fuori” è radicata da un decennio nell’intellighenzia italiana. La squadernò forse per primo Pier Luigi Celli, in una lettera aperta a suo figlio, sempre su Repubblica, nel 2009: “Prendi la strada dell’estero”, diceva al primogenito appena laureato, l’Italia “è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse e un centesimo di una velina o di un tronista”. Pure Celli non era uno qualsiasi: dirigeva la Luiss, aveva diretto la Rai, era stato presidente dell’Enit. “Se deve andarsene suo figlio, figuriamoci il mio” si disse l’italiano medio con smarrito scoramento, cominciando a informarsi sui costi delle case a Londra (poi il figlio di Celli, bravo ingegnere, finì in Ferrari: ma questa è un’altra storia).
Qualche tempo dopo arrivò lo “Iatevenne” di Roberto Saviano, altrettanto sconsolato: “Pensando al Paese reale credo che l’unica strada possibile per i giovani sia emigrare”.
Diventò un tormentone, ripetuto dalle più diverse fonti. Il Nobel per l’Economia Dale Mortensen: “Fate le valige, spostatevi verso le regioni europee che offrono maggiori opportunità”. Il guru della comicità cinica Paolo Villaggio: “Cari giovani, emigrate come avrebbe fatto Fantozzi”. Il mago del Billionaire Fulvio Briatore: “Restano solo quelli che non vogliono farsi il mazzo”. Chiuse il cerchio il ministro del Lavoro Giuliano Poletti: “Certi è meglio non averli tra i piedi”. Non solo “Andatevene”, insomma, ma anche “restatevene lì che è meglio per tutti”.
Così, tra una dichiarazione e l’altra, in un decennio abbiamo incardinato l’ideologia della fuga, convincendo larga parte del Paese che non ci sia modo di costruirsi una vita decente qui, quasi che fossimo l’Italia morta di fame degli anni ’20 o la Siria demolita dai bombardamenti dell’Isis. Ha funzionato. Carpentieri e laureati in neuroscienze, lavapiatti e bioingegneri, si levano dai piedi appena possono con la stessa, collettiva determinazione. Ma la coralità delle esortazioni con cui le classi dirigenti, da destra e da sinistra, hanno costruito il racconto del “meglio scappare”, del "chi vale se ne va", è tale da suscitare qualche sospetto. Questi vecchi, questi arrivati, questi titolari di posizioni immobili nel feudo di chi ce l’ha fatta, parlano per saggezza o anche, magari inconsapevolmente, per interesse?
Dicono “andatevene” per il bene dei ragazzi o perché non vogliono andarsene loro? E le loro descrizioni di un Paese finito, immobile, senza speranza, sono autentiche oppure sono solo un esorcismo collettivo contro i fantasmi di epoche antiche, quando i giovani restavano, e pretendevano, e rompevano le scatole, e invece di fare le valige magari facevano le molotov?
Mr Pink, Guerriero da tastiera !!! Profilo su steam.
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allabtaz ma quando ti laurei?