
Originariamente Scritto da
Skywolf
Anche la "didattica per competenze", non dimentichiamolo.
Si è partiti dall'assunto, falso, detestabile ed erroneo, che la scuola del passato fosse incentrata sul veicolare conoscenze, solo sterili conoscenze mnemoniche.
Ignorando che invece molto si faceva in termini di esecuzione di compiti complessi e risoluzione di problemi (anche il mero "scrivere un tema" è un compito complesso, per lo svolgimento del quale sono necessarie molte conoscenze ed abilità linguistiche), si è deciso che questa scuola era brutta e cattiva e non insegnava nulla di utile.
Quindi ora bisogna fare la didattica per competenze.
"Le competenze rappresentano la capacità di unire conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e metodologiche e utilizzarle nello studio e nello sviluppo personale. In questa ottica l’alunno viene considerato nella sua totalità di persona e si chiede alla scuola di formarlo in modo che non possieda solo conoscenze e abilità, ma anche competenze che lo seguiranno nella sua vita personale e professionale."
La supercazzola.
Meanwhile, si insiste sempre meno sulle conoscenze. I ragazzi devono saper fare, saper essere, saper questo e saper quello, ma sapere e basta non è più à la page, non più di quanto lo sia l'espressione à la page, e quindi, amen.
A me starebbe anche bene, se non fosse che non ho ancora capito come si faccia a saper applicare ad ambiti complessi qualcosa se non si sa nulla.
In matematica (la mia materia) per es. ci sarebbero grosso modo 3 livelli di "capacità di fare qualcosa" (bypasso completamente dunque la parte nozionistica che viene prima):
1- saper "fare i conti", tipo risolvere un'equazione
2- saper applicare questa capacità ad un problema di matematica, tipo io non ti do un'equazione ma un semplice problema sempre di matematica, tu lo traduci in equazione e poi la risolvi
3- saper applicare lo stesso a problemi della vita reale, o almeno di altre materie (di Fisica, di Economia per es.) (dunque non hai più un testo che, per quanto "in italiano", è pur sempre "un problema", e per di più di matematica o geometria; hai un ambito complesso, devi dunque intanto formulare il problema, che è spesso la parte più difficile, e poi procedere come al punto 2)
Al livello 3 non ci si arriva più.
Ai Miei Vecchi Tempi™, quando ancora vigeva l'orrida Vecchia Didattica per Conoscenze™, queste cose stranamente le si sapeva fare, più o meno (c'erano ovviamente sempre gli asini, i secchioni, e tutta la via di mezzo).
Oggi i ragazzi bene o male se la cavano col livello 1; inorridiscono al livello 2; impossibile anche solo accennare al livello 3.
Peraltro, se insisti per fare quello, loro sono i primi a protestare.
Perché ormai non sono più abituati a ragionare, e non in matematica ma su nulla, quindi un compito "integrato" che richieda di unire abilità linguistiche, logiche e matematiche (leggo il testo di un problema, ne capisco il senso e colgo i tratti essenziali, formulo un modello matematico adeguato e infine lo risolvo) per loro è troppo difficile.
Meglio imparare meccanicamente a risolvere un'equazione, e risolvere poi le equazioni insensate che da il prof.