
Originariamente Scritto da
Cesarino
Negli Stati Uniti non sono stati organizzati cortei come quelli del 21 gennaio, ma si terranno comizi e una serie di attività tra cui laboratori culturali e seminari su questioni come la protezione personale.
In Italia ci saranno cortei, assemblee in piazza e in vari edifici pubblici: scuole, ospedali e università. I sindacati Usi, Slai Cobas, Cobas, Confederazione dei Comitati di Base, Usb, Sial Cobas, Usi-Ait, Usb, Sgb, Flc e Cgil hanno aderito allo sciopero, per cui la maggior parte dei servizi di trasporto saranno sospesi e anche molti insegnanti sciopereranno. Il tema principale su cui si manifesterà in Italia è quello della violenza sulle donne, ma non è l’unico.
Si parla per esempio della «trasformazione dei Centri Antiviolenza in servizi assistenziali» stabilita con un emendamento della Legge di Stabilità del 2015, che di fatto obbliga le donne che dopo aver subìto violenza decidono di rivolgersi al pronto soccorso ad avviare un percorso giudiziario: questa misura è stata molto criticata al momento della sua introduzione dai Centri Antiviolenza e dalle associazioni che si occupano di aiutare le donne che hanno subito violenze, poiché queste donne spesso sono riluttanti a denunciare chi abusa di loro e quindi c’è il rischio che non si facciano curare e non si rivolgano ai Centri Antiviolenza. Sempre sul tema della violenza sulle donne, le scioperanti chiederanno la piena applicazione della Convenzione di Istanbul, che è stata ratificata dall’Italia ma senza un vero recepimento.
Tra le altre richieste c’è il pieno accesso alla pillola abortiva RU486, la fine dello «stigma» sulle donne che abortiscono, la fine del linguaggio sessista nell’informazione, nella comunicazione e nello spettacolo, ma anche una legge che garantisca una forma di ius soli (il diritto a essere cittadini italiani per tutti i bambini che nascono in Italia). In generale si tratta di richieste in linea con il cosiddetto “femminismo intersezionale”, che non si limita a chiedere l’uguaglianza tra uomini e donne, ma anche quella tra le varie minoranze, etniche e di orientamento sessuale.
Su Facebook sono state aperte delle pagine relative allo sciopero dell’8 marzo – battezzato “Lotto Marzo” – per molte città italiane: qui c’è quella di Roma, qui quella di Milano; per trovare le altre basta cercare “Lotto Marzo” e il nome della propria città nella barra di ricerca di Facebook. La lista delle città in cui ci saranno delle iniziative è stata raccolta da Non una di meno in una mappa.
