
Originariamente Scritto da
Cesarino
Cara Dayuccia,
ho 28 anni e da pochi mesi mi è stato tolto il sorriso e la voglia di vivere. Una domenica di novembre, senza preavviso e spiegazioni, sono stata lasciata dall’uomo che credevo avrebbe fatto parte della mia vita. Sono stati 5 anni e mezzo bellissimi con alti e bassi come in tutte le storie, ma intensi, vissuti giorno per giorno da fidanzati, amici, confidenti e amanti. Lui era il mio punto di riferimento, io la sua principessa da coccolare e amare; così fino al sabato, poi una domenica come tante tutto è andato in frantumi. Prima solo un po’ di freddezza a preannunciare che qualcosa non andava, ma nulla di più: io a Milano, lui a Torino da qualche mese, spaventata da questa distanza io, più rassicurante e paziente lui. Ora il vuoto. Ho cercato a lungo una spiegazione, ho sperato in un ritorno e ci spero ancora, purtroppo. Lui è il mio pensiero fisso, cerco un perché al suo negare un incontro per chiarire definitivamente e chiudere questa situazione. Aggrappandomi a ogni speranza, illudendomi e facendomi ancora del male. Si può chiudere una storia così importante, senza mai voltarsi indietro? Senza rispettare l’altra persona? Negandole l’ultimo gesto di amore, negandole il confronto finale e lasciandola eternamente in sospeso, tra la fine di una storia e il non chiarimento? Lui si è rifatto una vita probabilmente con un’altra donna, ma io non riesco a provar rabbia nei suoi confronti, perché? Sono arrabbiata con me stessa, tanto.
Vera