vabè ok, mi riferivo a situazioni più "tranquille"![]()
vabè ok, mi riferivo a situazioni più "tranquille"![]()
No, proprio in questi giorni, con un nuovo lavoro che già comincia ad ammorbarmi dopo neanche 48 ore, ho avuto la conferma definitiva che io e il lavoro, l'idea di lavoro dico, siamo rette parallele (chissà se esiste un infinito in cui ci incontreremo!)
Poi pure vero che un po' per insipienza mia un po' per sfiga congenita non sono mai riuscito a trarre il massimo dai lavori passati (nonostante i tanti sforzi) e ora sono in caduta libera, quindi si capisce che ho un po' il dente avvelenato.
In questo mondo / contempliamo i fiori; / sotto, l’inferno (Kobayashi Issa)
beh due rette parallele si incontrano infinite voltecosì parlò il mio insegnante di meccanica
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Il lavoro è per chi non ha niente di meglio da fare
Te la farà annusare, ma neanche in maniera diretta. Tipo solo l'odore delle dita dopo che se l'è grattata. Ovviamente si intende tutto in chiave metaforica, non arriverete a condividere una simile intimità.
Il lavoro per come è concepito ai giorni nostri e soprattutto in Italia, è l'annichilimento della felicità e della vita di una persona.
Dev'essere figo fare l'astronauta
Secondo me, un lavoro troppo ripetitivo e di routine con il tempo diventa alienante.
Secondo me ci sono tante variabili che entrano in gioco:
1. Colleghi... bisogna trovare un lavoro che abbia colleghi normali e non invidiosi. Per fortuna dove sto adesso questo non succede, ma in azienda c'erano certe persone che ero arrivato al punto di grattarmi le palle prima di entrare in ufficio.
2. Tipo di lavoro. Ci sono alcuni lavori non di routine che sono stimolanti e fanno volare il tempo.
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In un ufficio pubblico dove lavoravo c'era un tizio che aveva il battesimo come titolo di studio più alto, e di mestiere lui spillava i fogli.
Quando variava, usava la spillatrice grossa.
Una volta lo vidi usare un taglia-carte.
Durante il lavoro ascoltava musica e chiacchierava con tutti. Penso fosse la persona più felice, e tutto sommato lì lo eravamo già un po' tutti di base.
Secondo me nei centri di accoglienza si lavora da dio. Risorse sempre nuove, colleghe giovani mediatrici culturali sempre spaventate per essere state molestate da risorse ingrifate, ogni tanto le risorse mettono sotto assedio l'ufficio e ti sembra di essere in uno di quei videogiochi con gli zombie neri e veloci.
Ma sempre meglio alienarsi che avere responsabilità.
Durante un lavoro del genere si può fare altro e pensare ad altro, puoi lasciare una frazione del cervello a lavorare e il resto è libero.
Insomma resto sempre della banale opinione che l'ideale sia fare il meno possibile guadagnando il più possibile.
Quel tizio prendeva almeno mille euro per mettere le spillette, di meglio ci sono solo quelli pagati per scaldare la sedia.
Ultima modifica di Nightgaunt; 05-04-17 alle 12:40
a lavoro bisogna impegnare il cervello, senza fare otto ore di straordinari ogni giornp e senza finire in galera se metti la firma sbagliata, ma ci vuole una dose d'impegno altrimenti se per voi lavorare è spillare i fogli vi do l'indirizzo della fabbrica in cui facevo assemblaggi meccanici un anno e mezzo fa e poi vediamo quanto reggete con le manine da giocatori di console e la voglia di sacrificarsi pari a zero
Ma lo "spillatore" aveva tutte le pause e i sarcazzi sindacali del mondo e poi non è che c'era sempre roba da spillare!
ma se si ha un cervello, spillare tutto il giorno dopo un po' stanca.
A me piacerebbe avere un lavoro con piccole responsabilità basta che quest'ultime restino confinate alle ore lavorative.
Ad ogni modo per ora non posso lamentarmi... alla fine lavoro mediamente 5 ore al giorno e a giugno stacco!
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il lavoro.
il lavoro è una tale capolavoro che quasi quasi mi fa credere all'esistenza di Dio.
Si tratta di un cagamento di cazzo per chiunque, eppure si fa a cazzotti per averlo.
E quando non lo trovi, ti disperi.
Solo un'entità superiore può averlo partorito.
Ed infatti, guarda caso, è la punizione che Dio infligge ad Adamo ed alla sua progenie per aver colto la mela.
In certi casi il mio ateismo vacilla, facendomi tendere verso l'agnosticismo.
Bof, lavorare è bello solo se fai il lavoro che ti piace, cioè quasi mai