
Originariamente Scritto da
Pavone Allibratore
Episodio alla koba in consolato: intervista per il visto. Per chi non sapesse, una volta superati la guardia privata che piantona l'ingresso e il controllo di sicurezza nell'atrio, l'ufficio deputato al rilascio dei visti è del tutto simile alle poste, costituto cioè da una fila di sportelli. Tutti i candidati in coda in uno spazio angusto, la privacy non esiste. Mentre attendo il mio turno per l'intervista con un agente murikan, un abbronzato svolge le pratiche iniziali assistito da un'impiegata Toscana.
"Dobbiamo acquisire le sue impronte digitali. Poggi la mano destra sul lettore di impronte"
Sguardo smarrito, cerca di far scivolare il permesso di soggiorno sotto il vetro pregando il suo dio di aver indovinato.
"No signore, la mano destra sull'apparecchio, quella là" indica la signora.
Lui tentenna, poi poggia la mano sinistra.
"No no, la destra" mima. Abbronzato presenta nuovamente la sinistra all'aggeggio. La signora rotea gli occhi, ma educatamente. Seguono altri minuti di confusione, l'italiano si sgretola e viene sostituito da gesti, bofonchiamenti, segni, coronati infine da un fortuito successo. Il medesimo iter accompagna la consegna dei documenti richiesti.
"Bene, ci siamo. Lei non parla italiano. Mi dica, da quanto tempo vive qua?"
"Io vado, sì, cinque sei giorni in America" annuisce convinto.
"No, quando arrivato in Italia?"
"Ah, sì. Io qua da... 7 anni"
50 sfumature di koba attraversano gli occhi sbarrati dell'impiegata.
"Prego, si accomodi vicino al signore" indicandomi.
Il poverello si avvicina e posso gettare un'occhiata al passaporto che stringe in mano. India.
